Tracce d'Arte

Antonello da Messina

La biblioteca invisibile: i libri che Antonello potrebbe aver letto e quelli che ha dipinto

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La rivoluzione silenziosa

Attorno al 1455, Gutenberg stampa la Bibbia a 42 linee. Nel giro di appena vent’anni, il libro cambia forma, peso, prezzo e pubblico. La rivoluzione non è soltanto tecnologica, ma investe ogni sfera del vivere civile:

  • è estetica: i caratteri mobili portano con sé una nuova percezione della pagina, del testo e dell’atto stesso della lettura;

  • è fisica: il libro assume formati diversi, più maneggevoli, leggeri e trasportabili;

  • è economica: il passaggio dal manoscritto alla produzione meccanica in serie abbatte drasticamente i costi di fabbricazione;

  • è sociale: la pagina scritta conquista nuove fasce di pubblico, rendendo l’acquisto accessibile a una platea un tempo esclusa;

  • è culturale e istituzionale: la circolazione dei testi trasforma la formazione. Basta pensare all’esperienza dell’Università di Bologna: nata nel 1088 come Universitas scholarium, vedeva gli studenti organizzarsi in corporazioni per condividere i vertiginosi costi dell’istruzione, raccogliendo fondi per pagare i docenti e accedere ai loro preziosissimi e rari codici. Con l’avvento del libro a stampa economicamente accessibile, quel modello autogestito dagli studenti (che eleggevano persino il proprio rettore tra i compagni) perde la sua primaria necessità economica, lasciando spazio a un sistema universitario più moderno, diffuso e finanziariamente sostenibile.

Antonello da Messina nasce, si forma e opera esattamente al centro di questo straordinario momento di transizione.

Cosa circolava a Messina nel Quattrocento

Messina nel Quattrocento non era una periferia dell’Umanesimo, ma un crocevia nevralgico dell’Europa mediterranea. Il suo porto rappresentava uno snodo strategico in cui le rotte commerciali coincidevano con le rotte del sapere: attraverso lo Stretto transitavano spezie, sete e maestranze insieme a codici manoscritti, i primi incunaboli, libretti di devozione e testi classici scoperti e ristampati.

La presenza stanziale di operose comunità di mercanti e intellettuali (ebraiche, catalane, genovesi, fiorentine e venete) garantiva una circolazione libraria e un fermento culturale che non avevano nulla da invidiare ai circuiti considerati tradizionalmente maggiori. Ciò che approdava sui moli di Messina proveniva direttamente dai grandi centri d’irradiazione editoriale e artistica del tempo: Venezia, Napoli, le Fiandre, la Spagna aragonese. In questo ambiente cosmopolita, aperto ai traffici d’oltremare e ricettivo verso le novità dell’Umanesimo, il libro era già strumento di prestigio sociale, veicolo di fede e nuova versione tecnologica utile alla conservazione della memoria.

I libri dentro i quadri: la lente di Antonello

È esattamente in questa trama di relazioni e scambi che si colloca l’ingegno di Antonello da Messina. Per l’artista, il libro dipinto passa dall’essere una semplice suppellettile d’ambiente o un mero elemento decorativo per trasformarsi in una precisa dichiarazione d’intenti, un dispositivo semantico denso di significati.

  • Nel San Girolamo nello studio della National Gallery di Londra, i volumi riposti sugli scaffali in legno costituiscono un vero e proprio catalogo visivo della biblioteca ideale dell’umanista quattrocentesco. Antonello ne descrive la struttura fisica con minuzia fiamminga: dai maneggevoli testi in-ottavo destinati alla meditazione privata, fino ai codici in grafia gotica che richiamano la grande tradizione scolastica e patristica.

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, particolare, 1474 ca., National Gallery, Londra.

  • Nel Ritratto Trivulzio di Torino, la firma in latino (Antonellus Messaneus) apposta sul cartiglio va ben oltre la semplice sigla d’autore: diventa un manifesto d’indipendenza culturale. Rivendicare l’orgoglio della propria origine messinese significa collocarsi fuori dai condizionamenti di corte, dialogando da pari a pari con i maestri delle Fiandre e del Rinascimento italiano.

Antonello da Messina, Ritratto Trivulzio, particolare del cartiglio, 1476., Palazzo Madama, Torino.

In cinquantadue opere del suo corpus, Antonello ha dipinto libri, codici, cartigli e frammenti di testo con una precisione ottica quasi fiamminga. Eppure, per secoli, questi preziosi dettagli scritti sono stati considerati semplici virtuosismi grafici. Nessuno li aveva mai decodificati e riletti tutti in modo sistematico.

Le parole dipinte nasce da anni di rigorosa indagine paleografica, archivistia e iconografica condotta direttamente su queste carte dipinte. Un lavoro di pazienza e analisi che restituisce finalmente voce, datazioni e identità a quei brevi messaggi affidati dal Maestro alla materia pittorica.

Il libro è disponibile su abc.sikelia.com: LE PAROLE DIPINTE.

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