Nel vivace panorama dei pittori fiamminghi e delle loro propaggini europee, accanto alle presenze francesi e tedesche, emergono due grandi maestri capaci di esportare i codici dell’arte fiamminga direttamente in Italia: Barthélemy d’Eyck e Jean Fouquet.
Barthélemy, attivo tra il 1444 e il 1469, si trova al servizio di uno dei più grandi mecenati del secolo: Renato d’Angiò, conte di Provenza dal 1434 e re di Napoli fino al 1442, anno in cui la corona fu conquistata dagli Aragonesi di Alfonso il Magnanimo. In questo raffinato sodalizio tra il sovrano umanista e il suo pittore di corte si forge un linguaggio visivo unico, in cui la luce e il realismo analitico dei primitivi fiamminghi si fondono con la monumentalità e la spazialità italiana.

Barthélemy d’Eyck, Trittico dell’Annunciazione, 1443-1445, Tecnica mista su tavola, destinato alla Cattedrale di San Salvatore, Aix-en-Provence, oggi smembrato.
Il culmine di questa sintesi si ammira nel celebre Trittico dell’Annunciazione per la Cattedrale di Aix-en-Provence (1443-1445). Qui, all’interno di un impianto architettonico di ampio respiro e geometricamente limpido, l’artista si abbandona a un virtuosismo tipicamente fiammingo nella resa della natura morta: mensole trabordanti di libri rilegati con cura, candelabri, oggetti d’uso quotidiano e suppellettili disposti con una vivace, studiata casualità che sembra anticipare l’intimità degli studioli rinascimentali.

Barthélemy d’Eyck, Trittico dell’Annunciazione, particolare, 1443-1445, Tecnica mista su tavola, destinato alla Cattedrale di San Salvatore, Aix-en-Provence.
- Barthélemy d’Eyck, Trittico Annunciazione, 1443-1445, particolare.
- Barthélemy d’Eyck, Trittico Annunciazione, 1443-1445, particolare.
- Barthélemy d’Eyck, Trittico Annunciazione, 1443-1445, particolare.
Sono esattamente gli stessi oggetti, la stessa attenzione spasmodica per i riflessi della luce sulle superfici e la stessa organizzazione dello spazio domestico che ritroviamo, pochi anni dopo, nel San Girolamo nello studio (1445-1450) del napoletano Colantonio. È la prova tangibile di quanto la bottega napoletana di Colantonio — probabile allusione a un contatto diretto o a un alunnato proprio con Barthélemy d’Eyck — rappresentasse il crocevia fondamentale da cui prenderà le mosse la rivoluzione pittorica di Antonello da Messina, unendo per sempre Napoli, la Provenza e le Fiandre.
- Colantonio del fiore (attr.), San Girolamo nello studio, 1450, Museo di Capodimonte, Napoli.
- Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, 1474, National Gallery, Londra.




