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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

Jakob Philipp Hackert (Prenzlau, 15 settembre 1737 – San Pietro di Careggi, 28 aprile 1807), pittore tedesco. All’età di 31 anni si trasferì stabilmente in Italia quale pittore ufficiale della famiglia Borghese e dei papi della seconda metà del XVIII secolo.

A Roma, l’archeologo Johann Friedrich Reiffenstein lo avvicinò a Caterina II di Russia. Infine, il conte Cirillo Grigorievič Rasumovskij, ambasciatore di Caterina II, e l’amicizia con l’ambasciatore inglese sir William Hamilton, lo portarono a Napoli nel 1770, davanti alla corte del re Ferdinando IV di Borbone.

Visse a stretto contatto con la corte del re, divenendo uno dei maggiori vedutisti della Reggia di Caserta.

Quasi certamente arrivato in Sicilia sulle rotte commerciali Napoli-Messina, in mano alla famiglia Loffredo per la parte relativa ai tessuti (come testimonia il quadro qui riportato raffigurante le Colline di rame di Vietri sul mare, paese produttore di panni per esportazione)

Compì un famoso viaggio in Sicilia, da cui trasse i disegni per la pubblicazione delle Memorie de’ pittori messinesi a cura del Monsignor Gaetano Grano.

I Grand Tour

Un viaggio nell’Europa continentale (soprattutto sconosciuta) era l’obiettivo di giovani aristocratici dei secoli XVII-XIX, allo scopo di migliorare e approfondire le proprie conoscenze su luoghi, tradizioni, civiltà.

La meta più ambita era, ovviamente, l’Italia, così ricca di tesori e di testimonianze del passato.
Non mancavano gli interessi naturalistici, l’osservazione dei fenomeni naturali, le eruzioni dei vulcani.

Fra tutte le tappe, la Sicilia era preferita per le antiche rovine greche, la cultura del barocco, le attività vulcaniche. Inoltre, dava la possibilità di studiare la civiltà greca attraverso le sue colonie, senza esporsi al pericolo di un viaggio in Grecia, all’epoca occupata dai Turchi.

Fra i grandi viaggiatori del passato possiamo ricordare:
Friedrich Maximilian Hessemer: «la Sicilia è il puntino sulla i dell’Italia, […] il resto d’Italia mi par soltanto un gambo posto a sorreggere un simil fiore», diceva attraverso le sue Lettere dalla Sicilia all’inizio dell’Ottocento.
Jonathan Richardson il Vecchio (1665-1745) e il figlio Jonathan Richardson il Giovane (1694-1771), pittori autori del libro An Account of Some of the Statues, Bas-Reliefs, Drawings, and Pictures in Italy (1722).
John Brudenell-Montagu (1735-1770, che si fece ritrarre a Roma da Pompeo Batoni);
Jean-Pierre Houël (1770 e 1776-1779), Vojage Pittoresque dans Le Isle de Sicile, de Lipari et de Malta;
Déodat de Dolomieu
(1781 – 1783 – 1788), Voyage aux iles de Lipari fait en 1781, ou Notices sur les iles Eoliennes, pour servir a l’Histoire des Volcans;
Lazzaro Spallanzani (1788), Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino;
Johann Wolfgang von Goethe (1786-1788), Italienische Reise.
Karl Friedrich Schinkel (1803 e 1840)

A Taormina esiste, dal 2015, un Museo dedicato al Grand Tour, che ospita le opere di vedutisti inglesi, di passaggio nella città siciliana come Sir Frank Brangwyn, Sir Alfred East, Sir George Clausen, cecil Arthur Huant e Robert Hawthorn Kitson.


(1) Tratto dai libri di Dario De Pasquale “Mille volti, un’anima. Percorso iconografico nel Gran Camposanto di Messina alla ricerca dell’identità perduta, [2010] (in offerta!) e I Marchesi di Cassibile [2018].


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