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Famiglie Nobili Messinesi / Storia delle Istituzioni Giuridiche e Politiche / Storia di Messina

Famiglie nobili a Messina

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Aggiornato il: 21 Dicembre 2025

Per una introduzione alla conoscenza della nobiltà messinese…


A B C D E F G J H I L M N O P Q R S T U V Z

 

Le Famiglie Nobiliari di Messina: Titoli, Feudi e breve Storia


ALCONTRES

Titoli Principali Principe di Alcontres, Marchese di Roccalumera, Duca di Saponara e di Furnari.
Storia e Privilegi L’elevazione della casata è legata a Pietro La Rocca e Lanza, già Marchese di Roccalumera. Fu onorato del titolo di Principe di Alcontres con privilegio di Filippo V concesso a Madrid il 20 marzo 1642.
Arma scudo d’oro con cinque fasce ondulate d’azzurro (il comparto centrale), sormontato da una corona da Principe chiusa (per Pari di Sicilia e Grandi di Spagna)

 

ALDISIO

Titoli Principali Marchese di Torreforte, Barone di Sabbuci.
Origine e Riconoscimenti Famiglia originaria di Terranova di Sicilia (Gela) sin dalla seconda metà del XVII secolo. Il titolo fu riconosciuto a Salvatore di Francesco con sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 7 settembre 1885, confermata in Cassazione nel 1888.
Arma Primo quarto (sinistro): Azzurro, con un pesce d’argento che nuota in un mare azzurro, con frutti neri (forse datteri) e tre stelle d’argento nel capo.

Secondo quarto (destro): Azzurro, con un leone d’oro coronato, affrontato a un albero, con un guerriero armato che colpisce il leone con una mazza, e una stella d’oro nel capo.

 

ALLIATA

Titoli Principali Principe di Valguarnera, Principe di Gravina, Principe di Villafranca, Principe di Ucria, Principe di Montereale, Principe di Buccheri, Principe di Castrorao, Principe di Teecastagne. Duca di Salaparuta, Duca di Saponara. Marchese di S. Lucia. Barone di Buzzetta, Barone di Marcato del Fegotto, Barone di Mastra, Barone di Pedara, Barone di Consorto, Barone di Santa Domenica, Barone di Morbano, Barone di Vicaretto, Barone delle Sollazzi di Salomone. Signore di Ganci, Signore di Rosetti ed Erbebianche, Signore di Vicaretto, Signore di Artesinella, Canali e Mandra del Piano, Signore di Albavuso, Signore di Fiume di Mendola o Collotorto, Signore di Mirii, Signore di Gurafi Occidentale, Signore di Mangiavacca, Signore di Viagrande, Signore di onde 40 sopra i porti e le marine, Signore di Castro Engii, Signore di Manchi, Signore di Caropipi (Valguarnera), Signore di Assoro.
Origine e Sviluppo Famiglia originaria di Pisa, si stabilì a Palermo nel XIV secolo, sviluppando rami influenti anche a Messina. Detenne un vastissimo patrimonio feudale (tra cui Ucria, Castrorao, Trecastagne).
Riconoscimenti (Regno d’Italia) I titoli furono più volte riconosciuti nel XX secolo, tra cui: Gabriele, di Giuseppe (1922); Domenico, di Pasquale (Marchese, 1903); Giovanni, di Giovanni (Nobile dei Principi di Villafranca, 1903); Fabrizio, di Pietro (Duca di Pietratagliata).
Arma (Blasonatura) D’oro, a tre pali di nero. Ornamenti: Scudo accollato all’aquila bicipite spiegata di nero, membrata, imbeccata e sormontata dalla corona imperiale d’oro.

 

AMATO

Titoli Principali Principe di Galati, Duca di Caccamo, Duca di S. Stefano di Briga.
Origine e Ruolo Casata di origine spagnola, si affermò come élite siciliana per l’esercizio di prerogative pubbliche, in particolare il misto e mero imperio (piena giurisdizione civile e criminale sui feudi).
Figure Chiave Filippo Amato ottenne il titolo di Principe di Galati (privilegio del 29 giugno 1644) e il Ducato di Caccamo(1647). La successione della linea principale confluì nel ramo De Spuches nel XIX secolo.

Gli Amato potevano dirsi una delle famiglie più potenti della Sicilia monarchica, rivestendo una posizione al Parlamento siciliano e gestendo uno dei poteri pubblici più rilevanti: l’esercizio della giurisdizione civile e criminale. Il misto imperio, infatti, consisteva nell’esercizio della “bassa giustizia” (accertamento di illeciti, applicazione di sanzioni, composizione di conflitti, con la possibilità di comminare lievi sanzioni corporali e pecuniarie); il mero imperio, invece, era il potere più ampio di condannare a morte, all’esilio o alla relegazione i delinquenti. Ciò si traduceva nel pieno controllo del territorio, dal momento in cui al principe facevano capo sia le attività produttive sia la gestione della giustizia.

Arrivata in Sicilia al seguito del re Giacomo, la famiglia Amato rivestì diversi incarichi in diverse sedi (Corleone, Naro, Polizzi, Licata, Mazara), ma è dal ramo messinese che discende il principe di Galati e duca di Caccamo. L’ultimo discendente della famiglia, Giuseppe Amato Corvino, morto nel 1813 senza figli, aprirà la strada della successione legittima alla famiglia De Spuches quali eredi di Agata Amato. A Messina esercitarono il ruolo di uomini di legge, trasferitisi poi a Sant’Angelo di Brolo, dove possedevano una magnificente abitazione sormontata da una stemma del tutto uguale a quello che notiamo oggi sul portale del palazzo De Spuches di Galati Mamertino.

Nell’aprile del 1621 Ferdinando Lanza, barone di Ficarra e Galati, insieme al figlio Francesco, vendette, facultate tamen reddimendi, la terra e la baronia di Galati, con il suo castello e il titolo di barone, a Giovanni Battista Filone per 8.800 onze. Tuttavia, prima che scadesse l’anno, riuscì a trovare un nuovo acquirente nel barone di Cifiliana, Pietro Lo Squiglio, disposto a versare 34.000 scudi (corrispondenti a13.600 onze). La bassa offerta del Filone era legata a un credito che lo stesso vantava verso la famiglia Lanza, per questioni dotali, e fu lo stesso Lo Squiglio a saldare il debito. Furono poi i figli del Lo Squiglio a subire la stessa sorte di Ferdinando Lanza, dacché la madre Antonia, rimasta vedova di Giacomo, volle convolare a nuove nozze: i Lo Squiglio dovettero mettere in vendita le loro terre per pagarle la dote e fu il loro stesso avvocato, don Enrico Tortoreti, dietro minacce e malversazioni a loro dirette, il destinatario della baronia. Alla morte del Tortoreti, gli eredi Lo Squiglio tentarono di recuperare il feudo perduto, mentre gli eredi Tortoreti, resistendo ad oltranza a questo tentativo, sottoscrissero la loro rovina, visto che la baronia era subissata di debiti tali da minacciare anche i loro stessi possedimenti (come il feudo di San Bartolomeo). Intanto, allorquando i creditori presentarono richiesta di esecuzione davanti al tribunale della regia Gran Corte, furono informati che la baronia era stata liberata dai debiti dalla signora Caterina l’Algozira, che agiva per interposta persona. La lite fra i Lo Squiglio e i Tortoreti venne portata davanti al Concistoro, che decise di mettere il bene in vendita per sciogliere il nodo. Il viceré stesso s’interessò della vicenda e nominò deputato alla vendita un integerrimo giudice di Catania, tale Pietro Amico, allo scopo di trovare l’acquirente più idoneo alla baronia nebroidea. Alla vendita per deputazione si presentò Filippo Amato, che offrì 20.000 onze, un’offerta bassa perché in realtà l’Amato era già proprietario di Galati: l’Algozira era infatti la sua prestanome. Non solo, l’anno precedente Filippo aveva persino ottenuto dal re il titolo di principe (privilegio del 29 giugno 1644, esecutoriato a Messina il 27 settembre di quello stesso anno).

Filippo Amato è il personaggio forse più importante e interessante della casata: nel 1627 sposò Agata Buglio Gravina dei principi di Palagonia, nobile famiglia siciliana antica e potente. Quest’accorta politica matrimoniale (Agata era già al suo terzo matrimonio), gli consentì di acquisire una notevole dote e, al contempo, gli aprì le porte di Palermo, col suo carico di influenza politica e i feudi della moglie compresi fra la capitale e Monreale. Durante la sua dimora a Palermo, preferì affittare una casa piuttosto che acquistarla. Così abitò a lungo nei quartieri della Kalsa in case di proprietà della famiglia Alliata. Fu poi il discendente Giuseppe Amato De Spuches ad acquistarne una nel 1819 dal principe di Villadorata: quell’edificio ancora oggi porta il nome di palazzo Galati, ultima residenza della famiglia.

Filippo acquistò sempre più fiducia nell’ambiente di corte e, grazie alla sua abilità diplomatica, riuscì a prendere il posto dell’amico viceré Giovanni Alfonso Henriquez de Cabrera, invitato dal re a ricoprire l’incarico di governo del viceregno napoletano. In qualità di finanziatore di alcune spese di corte, Filippo ricevette in cambio la baronia di Caccamo (17 gennaio 1647), del valore di 48.000 onze. Per aumentarne il valore, lo stesso Filippo fece elevare a ducato il feudo di Caccamo. Nonostante le sue ampie conoscenze giuridiche e l’introduzione di clausole contrattuali allo scopo di tutelare l’acquisto da tentativi di nullità del contratto, i discendenti del Cabrera cercarono ugualmente di rientrare nel possesso della baronia, intentando cause che restarono in piedi fino all’Ottocento, quando la famiglia Amato confluì nel ramo De Spuches, alla morte di Giuseppe (1757-1813).

Arma d’azzurro alla banda d’oro ed un leone d’oro passante accompagnata all’angolo destro da una cometa d’oro e nell’angolo destro della punta da una stella dello stesso.

 

ANSALDI

Titoli Principali Baroni di S. Antonino.
Origine e Storia Probabile diramazione della famiglia lombarda, presente a Messina a partire dal XIII secolo. Riconosciuto il titolo a Ferdinando di Giacinto nel 1902.
Arma (Blasonatura) D’azzurro, al destrocherio d’argento, impugnante un giglio d’oro e campagna d’argento con tre rose unite col fusto in atto.

 

ARENAPRIMO

Titoli Principali Barone di Montechiaro, Barone di Roccadoro, Barone del Grano.
Origine e Storia Vanta discendenze da Concubleth, guerriero di origine normanna. La famiglia è attestata a Messina sin dal XVI secolo. I titoli furono investiti da Francesco Arena Primo (1736-38). Riconosciuto a Francesco, di Giuseppe, di Francesco, coi fratelli Pasquale e Ugo.
Arma (Blasonatura) D’oro a quattro fasce più scure e banda d’azzurro traversale. Cimiero: tre pennacchi d’oro e d’azzurro.

 

ASMUNDO

Titoli Principali Principi di Gisira, Baroni di S. Dimitri.
Origine e Riconoscimenti Famiglia originaria di Pisa, arrivò in Sicilia nell’XI secolo. I titoli furono riconosciuti nel Regno d’Italia (Principe di Gisira a Michele di Adamo Benedetto, 1907). Michele, di Giambattista (Cavaliere, riconosciuto nel 1911). Giuseppe, di Adamo Benedetto (Barone di S. Dimitri, riconosciuto nel 1919).
Arma (Blasonatura) D’oro a tre fasce di rosso, sormontate nel capo dal leone leopardato.

 

ATANASIO (o ATTANASIO)

Titoli Principali Barone di Montededero.
Origine e Storia Famiglia originaria di Taranto, presente a Messina e Taormina, e poi a Palermo dal XVIII secolo.

Titolo riconosciuto nel 1904 a Francesco Paolo, di Giuseppe, di Francesco Paolo.

Arma (Blasonatura) D’azzurro, alla fenice di nero posta sopra la sua immortalità di rosso, guardante il sole di oro figurato di rosso, posto nel canton sinistro del capo.

 

AVARNA (o AVERNA)

Titoli Principali Duca di Gualtieri, Marchese di Castania, Barone di Sicaminò Grappida.
Origine Famiglia proveniente da Guarna o Varna di Salerno, passata a Messina sullo scorcio del secolo XV.
Riconoscimenti Niccolò, di Carlo (riconosciuto nel 1891). Al fratello Giuseppe fu concesso il titolo di Duca nel 1892. Successione a Carlo, di Giuseppe, nel 1925.
Arma (Blasonatura) D’oro, alla fascia d’azzurro. Sostegni: due leoni d’oro.

 

AVIGNONE

Titoli Principali Marchesi di S. Teodoro.
Origine e Storia Famiglia aggregata alla nobiltà messinese nel 1805. Riconoscimento a Bruno di Antonio nel 1910.
Arma (Blasonatura) Partita, nel 1° di azzurro, al pesce d’argento nuotante; nel 2° d’azzurro, al leone coronato d’oro, con guerriero armato affrontati all’albero. Divisa: HONOR VIRTUTIS, PREMIUM.

 

BAVASTRELLI

Titoli Principali Marchesi.
Origine e Storia Famiglia originaria di Genova, stabilita a Messina nel XVIII secolo, con Giovanni (1763).
Arma (Blasonatura) D’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata da tre stelle dello stesso, sormontate da un pino naturale, decorato sulla fascia.

 

BELLI

Titoli Principali Marchesi.
Origine e Storia Famiglia con nome originario Predovich, discendente dai sovrani di Bosnia. Giunse a Messina nel 1575 da Girgenti. Riconosciuto il titolo a Francesco nel 1909. Fratelli: Carlo, Emma, Edoardo.
Arma (Blasonatura) D’oro al destrocherio armato al naturale, impugnante una croce alta di nero.

 

BONACCORSI

Titoli Principali Marchesi di Casalotto.
Origine e Storia Famiglia originaria di Macerata, attestata anche a Milazzo e Catania a partire dal XVIII secolo. Dimora: Catania.
Arma (Blasonatura) D’azzurro al cane levriero d’argento, rampante e sostenuto da un monte a tre cime al naturale, movente dalla punta.

 

BONACCORSI-MERLE o MERLO

Titoli Principali Principe di Patti.
Storia e Privilegi Titolo riconosciuto a Elvira Merlo in Bonaccorsi nel 1921 e poi autorizzato in successione a Domenico di Gerolamo Raffaele.
Arma leopardo illeonito di argento su 3 monti ristretti di argento uscenti dalla punta su azzurro

 

BRUNACCINI

Titoli Principali Principi di S. Teodoro a Mili, Baroni di Mili Superiore.
Feudi e Casali Mili Superiore (casale di Messina).
Storia e Connessioni Giacomo Brunaccini acquistò la Baronia di Mili Superiore nel 1709. Il feudo passò a Letterio Brunaccini e De Spucches, e il ramo si legò alla famiglia Sturzo.

Diego figlio di Lorenzo primo barone di S. Teodoro per investitura del 1683. Dopo vari passaggi pervenne a Letterio Brunaccini e De Spucches (1801) che lasciò una sola figlia: Anna Maria Brunaccini Trigona che sposò lo zio Giacomo Brunaccini e De Spucches ed ebbe tre figlie di cui la primogenita Francesca Paola sposò Carlo Sturzo.

Arma D’azzurro al leone d’oro, sormontato nel capo da una corona d’oro.

 

BUSACCA

Titoli Principali Marchese di Gallidoro. Dim.: Palermo e Inghilterra.
Origine e Riconoscimenti Famiglia probabilmente originaria dalla Francia, arrivata a Messina nel XV secolo. Riconosciuto il titolo a Linda di Carlo nel 1910.
Arma (Blasonatura) Spaccato: nel 1° d’azzurro alla borsa d’oro; nel 2° d’azzurro a tre gigli d’oro, sormontati ciascuno da una corona all’antica, e la fascia di rosso passante sulla partizione.

 

CALEFATI (o CALAFATO)

Titoli Principali Baroni di Canalotti.
Origine e Riconoscimenti Famiglia messinese del XIV secolo. Riconosciuto nel 1880 a Pasquale di Vincenzo.
Arma (Blasonatura) D’azzurro, al grifone d’argento coronato d’oro, con la fascia d’oro attraversante. Motto:Ardeo Nam Credo.

 

CARROZZA

Titoli Principali Marchesi di San Leonardo.
Origine e Storia Famiglia di origine spagnola, presente a Messina sin dal XVII secolo. Riconosciuto a Giovanni di Giulio. Iscritte le sorelle Michela e Adelaide e le zie Concetta in Bonanno e Maria Ermellina in Chemis.
Arma (Blasonatura) D’azzurro alla carrozza a due cavalli, d’oro, passante sul terreno al naturale, con un sole raggiante, d’oro, al cantone sinistro dello scudo.

 

CASSIBILE

Titoli Principali Marchesi di Cassibile.
Feudi e Casali Gazzi.
Connessioni Storiche La storia del feudo si lega alla famiglia Loffredo (di origine normanna) e alla Baronia di Bovalino.

I Loffredo, antica famiglia arrivata in Italia al seguito dei Normanni, devono la loro origine a un Goffredo o Loffredo conte di Montescaglioso, testimone in un atto stipulato tra Ruggero II Re di Sicilia e il Papa Anacleto II. Goffredo avrà due figli: Loffredo, secondo conte di Montescaglioso, e Roberto.

Nel XIII secolo, i figli di Loffredo II, Roberto ed Enrico, si trasferiscono a Napoli, dove si aggregano al patriziato locale del Seggio di Capuana.

Sigismondo acquista il feudo appartenuto a Giovanni Marullo, quarto ed ultimo Conte di Condojanni, tramite il prestanome Mario Galeota. La Baronia di Bovalino era stata acquistata dai Marullo nel 1496. Il Conte Vincenzo Marullo nel 1571 aveva partecipato alla Battaglia di Lepanto con una nave da lui armata con gente di Bovalino. La contea fu acquistata nel 1617 dai genovesi Del Negro fino al 1716, quando divenne proprietà dei Duchi Pescara Diano.

Arma D’azzurro, troncato da un filetto d’oro; il primo al leone d’oro illeopardito, tenente un ramoscello di verde; il secondo a tre monti verdeggianti al naturale (probabilmente Gallina, Cucillato e Cugni di Cassero nel Cassibile SR), ciascuno sormontato da una stella di sei raggi d’argento

 

CASTELLI

Titoli Principali Principi di Torremuzza, Conti di Gagliano.
Origine e Storia Famiglia fiorente in Catania e Messina sin dal secolo XIV. Il ramo di Palermo fu portato da Genova nel XVI secolo da Vincenzo, di Gabriele Lancellotto, di Vincenzo.
Arma (Blasonatura) D’azzurro, al castello di tre torri merlate alla ghibellina d’argento, sormontato nel capo da un giglio d’oro.

 

COSTARELLI

Titoli Principali Baroni di Santa Lucia.
Origine e Riconoscimenti Famiglia di Acireale del secolo XIX. Il titolo proviene da casa Platania. Riconosciuto nel 1900 a Rosario di Giuseppe, di Rosario e di Platania Gaetana.
Arma (Blasonatura) D’azzurro, al ponte d’oro di tre archi con fiume d’argento, e tre platani al naturale nutriti sul ponte, quello di mezzo sostenuto da due leoncini coronati d’oro.

 

CURRÒ

Titoli Principali Baroni.
Origine e Riconoscimenti Famiglia originaria di Acireale del secolo XIX. Riconoscito il titolo di Barone a Rosario Sebastiano di Placido, nel 1883, poi anche il figlio Rosario Giuseppe. Dimora: Trieste.
Arma (Blasonatura) D’azzurro, interzato in calza con argento e rosso, il 1° all’ancora del 2°, il 2° al caduceo sormontato da un sole nascente del 3°, il 3° al covone d’oro, a quattro ruote di rosso. Motto:ABSQUE LABORE NIHIL.

 

CUTELLI

Titoli Principali Marchesi di Raiata, Cavalieri.
Origine e Riconoscimenti Famiglia proveniente dalla Normandia o dalla Germania, fiorente in Catania nel XIII secolo. Riconosciuto il titolo di Marchese di Raiata a Francesco di Alfonso nel 1888. Coi titoli di Cavaliere e di Nobile fu riconosciuto nel 1920 Stefano, di Francesco Paolo, i Francesco Paolo. Fratelli: Achille ed Elisabetta. Figli di Achille: Stefano e Ada. Dimora: Palermo, Milazzo, Roma.
Arma (Blasonatura) D’azzurro al palo d’oro.

 

CYBO (o CIBO)

Titoli Principali Consoli di Genova, Marchesi di Massa-Carrara, Conti di Naso (ME).
Origine e Connessioni Famiglia genovese legata a Papa Innocenzo VIII e ai Medici. Il Cardinale Innocenzo Cybo fu Arcivescovo di Messina. Il titolo di Contessa di Naso fu acquisito da Giovanna Cybo La Rocca nel 1612.

Famiglia originaria di Genova (Mango).

La famiglia genovese Cybo acquisì il cognome Tomacelli o Tomaselli a Napoli intorno all’anno 1000, da qui si spostarono in Sicilia poiché coinvolti in missioni militari navali (con Riccardo Tomacelli, 1185).

Prima di prendere i voti, Giovambattista Cybo ebbe dalla nobile napoletana Eleonora Capece-Galeota alcuni figli, fra i quali Franceschetto o Francesco V, conte di Anguillara e Ferentillo.
Giovambattista Cybo, nonno del cardinale Innocenzo, passa alla storia con il nome di papa Innocenzo VIII (1484-1492), già arcivescovo e confrate dell’Ospedale della città di Messina.

Franceschetto sposò a Roma Maddalena de Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico e sorella del pontefice Leone X, il 25 febbraio 1487. Fra i loro figli emerge il Cardinale Innocenzo Cybo, anch’egli, come il nonno, arcivescovo di Messina (1538-1547). Lo stesso Innocenzo appare nel famoso quadro di Raffaello Sanzio ritraente Papa Leone X e Giulio de’ Medici. Innocenzo riconobbe quattro figli naturali: Elena, Clemente, Ricciarda e Alessandro. Altri figli di Franceschetto: LorenzoGiambattista vescovo di Marsiglia e Caterina duchessa di Camerino.

Lorenzo Medici Cybo, sposa il 14 maggio 1520 Ricciarda Malaspina, marchesa di Massa-Carrara, dando inizio al ramo Cybo-Malaspina, tramandato attraverso il figlio Alberico Cybo Malaspina.

Giovanna Cybo La Rocca (pronipote del cardinale Innocenzo Cybo), acquisì il titolo di contessa di Naso il 2 marzo 1612, sposata con Pietro Maria Cybo (in Annali di Caio Domenico Gallo). Il titolo passò alla figlia Floria Cybo La Rocca il 6 giugno 1616. Floria sposò Girolamo Cottone, I° principe di Castelnuovo, e misero al mondo Emanuele Cybo Cottone (titolo del 24 settembre 1632) e Felicia Cybo Cottone (titolo 17 luglio 1646).

La sorella di Floria, Francesca Cybo La Rocca, nata nel 1603, andò giovanissima in sposa al messinese Giovanni Lanza, (primo Principe di Malvagna, con mero e misto impero, e Principe dei Cavalieri della Stella a Messina nel 1627), ma morì il giorno stesso delle nozze (19 giugno 1618).

Emanuele Cybo Cottone sposò in prime nozze Caterina Branciforte dei conti di Cammarata e in seconde Girolama Valguarnera dei principi di Valguarnera. Rimasto Emanuele senza figli, il titolo passò alla sorella Felicia Cottone e Cybo il 17 luglio 1646. Monaca presso S. Caterina del Cassaro di Palermo (27 gennaio 1650), con il nome di Suor Vittoria Felice, rinunziò al titolo, che passò al cugino Scipione Cottone Aragona, nipote del padre di lei Girolamo.
Scipione sposò Agata Amato Agliata, appartenente al ramo degli Amato principi di Galati.

Arma di rosso, alla banda staccata d’azzurro e d’argento di tre file, col capo d’argento caricato d’una croce di rosso

 

DE GREGORIO ALLIATA

Titoli Principali Marchesi di S. Stefano Medio, Marchesi di Parco Reale, Marchesi di Valle Santoro, Baroni di Castania, Baroni di Vigliatore.
Feudi e Casali S. Stefano Medio, Larderia, Zafferia.
Storia e Residenza Attestata a S. Stefano Medio e in vasti fondi agricoli a Larderia e Zafferia, nella contrada S. Nicolò, Crupi e Cardà, Acciaro, Pantano e altre dominazioni consistenti in oliveto, vigneto, gelsi, agrumi e altro, confinante con i fondi dei sigg. Francesco De Pasquale, Giuseppe Cianciafara, fratelli Zaccone ed altri; una casa con palmento sita nel villaggio Larderia confinante col sopradescritto fondo, col sig. Gaetano Tricomi Cianciolo, strada e altri confini; un giardino d’agrumi sito in detto villaggio Larderia contrada Chiusa Dietro il Palazzo.
Arma D’azzurro, al grifo rampante sormontato da due gigli di Francia, il tutto d’argento.

 

DE SPUCCHES

Campo Dettagli Completi
Titoli Principe di Galati, Duca di Caccamo (prima Duchi d’Asti), Duca di S. Stefano di Briga, Marchese di Schysò.
Feudi e Casali S. Stefano di Briga (poi diviso in 5 casali: Superiore, Medio, Santa Margherita, Pezzolo e Briga), Galati (ME), Caccamo (PA).
Storia e Dettagli Famiglia di origine spagnola, fiorente in Sicilia dalla fine del secolo XIII. La baronia di S. Stefano di Briga fu acquisita dai Cirino Marullo e, tramite il matrimonio di Maria Agata Amato Cirino (titolare del Ducato di Santo Stefano di Briga) con Biagio De Spucches Lanza, i titoli passarono alla casata. Il casale di Santo Stefano di Briga fu concesso nel 1365 a Giovanni Saccano, messinese e ai suoi eredi in perpetuo con obbligo di prestare il servizio militare di un cavallo armato per ogni 20 onze di reddito del Casale (255 lire). Per rivendicazione di Rainero Naso passò alla famiglia Naso nel 1359. 

Per matrimonio fra Tommasa Patti DeNaso e Giovanni Marullo La Rocca figlio di Giacomo e d’Isabella La Rocca il casale passò ai Marullo nel 1577. Dopo la rivoluzione del 1678, nonostante il barone Tommaso Cirino (sposo di Maria Marullo dal 1643) fosse dei Merli e appoggiasse il partito regio, il partito dei Malvezzi lo sconfessò e gli vennero confiscati i beni. 

Così fu che la baronia di S. Stefano di Briga fu divisa in 5 casali: Santo Stefano Superiore, Santo Stefano Medio, Santa Margherita, Pezzolo e Briga, ed aggregata alla città di Messina. 

Il figlio Giuseppe Cirino Marullo rivendicò i possessi della baronia, invocando la fedeltà dei suoi genitori al sovrano. Ottenne la vendita all’asta del casale e lo acquistò per 2804 onze, alle quali furono detratte le 1694 onze del valore della baronia sottrattagli indebitamente. 

La figlia Francesca Cirino Tranfo (1671-1701) successe al padre nel possesso della baronia e sposò Gaetano Amato Alliata, principe di Galati. Ebbe un’unica figlia: Maria Agata Amato Cirino (Messina 1698-?), non prese l’investitura ed ebbe il titolo di duca di Santo Stefano di Briga. Sposò Biagio De Spucches Lanza.

Da Giuseppe De Spuches, duca di Santo Stefano, nacque Antonino, principe di Galati e duca di Caccamo, Gentiluomo di Camera, Gran Croce dell’Ordine Costantiniano, cavaliere dell’Ordine di Malta, Presidente della Deputazione della Salute Pubblica e Governatore della Nobile Compagnia della Pace in Palermo nell’anno 1848.

Da questi nacque Giuseppe de Spuches e Ruffo principe di Galati e duca di Caccamo, Gentiluomo di Camera, Pretore di Palermo 1856-60; Cav. gerosolimitano, Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Governatore della Compagnia della Pace 1847-1869, distinto letterato, poeta e sommo grecista. Egli sposò in prime nozze, il 29 aprile 1847, a Palermo, la poetessa Giuseppina Turrisi Colonna, che morì undici mesi dopo le nozze. 

Nel 1855, sposò in seconde nozze, Ignazia Franco, baronessa di Oronte, da cui nacquero quattro figli, tra questi, Antonio, riconosciuto con decreto ministeriale dell’otto febbraio 1903, nei titoli di principe di Galati e duca di Caccamo, nominato Cavaliere Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e Gentiluomo di Corte di Sua Maestà la Regina Madre d’Italia.

Il ramo di questa famiglia è tuttora presente a Palermo.

Figure Chiave Giuseppe de Spuches e Ruffo (Principe di Galati, Duca di Caccamo, 1856-60 Pretore di Palermo), illustre letterato e grecista, sposò in prime nozze la poetessa Giuseppina Turrisi Colonna. Antonio fu riconosciuto nel 1903. Membri dell’Ordine Costantiniano, di Malta e Gentiluomini di Camera.
Arma (Blasonatura) D’azzurro al monte d’oro di tre colli, caricati di una stella d’argento sormontato da un giglio d’oro. Ornamenti: Cimiero: un vescovo vestito di bianco e mitrato. Tenenti: due guerrieri armati d’argento. Motto: ACUTUM SPLENDENTEMQUE PRO FIDE PRO REGE.

 

DENTI

Campo Dettagli Completi
Titoli Principe di Castellazzo, Duca di Piraino, Nobile dei Duchi di Piraino.
Origine e Dimore Famiglia originaria di Ravenna, venuta in Messina nel XIII secolo. Dimora: Messina, Palermo, Milano.
Storia e Riconoscimenti Vincenzo Denti fu Duca di Piraino (1798). Riconosciuto nel 1903 a Salvatore (poi Denti-Amari per decreto reale), di Giuseppe, di Giovanni. Fratelli: Giovanna, Maria Anna e Alberto.
Arma (Blasonatura) Di rosso a due fasce d’oro, la 1^ accompagnata da due denti dello stesso, 3 e 2.

 

DI FRANCIA

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Titoli Barone di S. Caterina, Barone di Badolato, Barone di S. Rosalia, Barone di Mandarino e Draga.
Feudi e Casali Avignone.
Storia e Connessioni Francesco Di Francia, nobile messinese, figlio del Barone Diego e della signora Taccone dei Marchesi di Stizzano. Marito di Emmanuela dei Baroni Scoppa. Figlio: Diego, fratello Nicolò; Zio e  zie: Mariano, Grazia e Orsola.

Un Francesco, nel XIX secolo stabilitosi a Messina, fu il padre di Sant’Annibale e di Maria Luisa, moglie dello statista Giuseppe La Farina.

Arma / Motto D’azzurro, a quattro bande d’oro, abbassate sotto la fascia in divisa sostenente un leone rivolto e coronato guardante una stella posta al secondo cantone, il tutto dello stesso

 

GALLUPPI

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Titoli Barone di Cirella e Joppolo, Barone di Pancaldo.
Origine e Dimore Nobile famiglia italiana originaria di Tropea, presente a Messina e Santa Lucia del Mela.
Storia e Dettagli Don Cesare Galluppi sposò a Messina Giovanna Porzio (fine Cinquecento). Francesco Galluppi (m. 1853, sepolto a Santa Lucia) ricoprì altissime cariche istituzionali: Senatore di Santa Lucia (1819-1825), Sindaco (1834), Consigliere del Distretto e della Provincia di Messina (1839-1847).

Riporta Erasmo Ricca in La nobiltà delle Due Sicilie (Napoli 1865): Don Cesare Galluppi, barone di Cirella e Joppolo, alla fine del Cinquecento, sposò a Messina Giovanna Porzio. Il figlio Francesco sposò nel 1611 Isabella Patti di Ansaldo, di Santa Lucia del Mela. 

Un altro Francesco Galluppi di Giuseppe acquisì il feudo di Pancaldo col titolo di Barone in virtù del matrimonio con Vincenza Raineri.
Francesco Galluppi ( – 10 giugno del 1853, le spoglie erano custodite presso la Chiesa del SS.Rosario di Santa Lucia), Senatore di Santa Lucia negli anni 1819, 1820 , 1821, 1822 , 1825 etc. , Sindaco della città medesima nel 1834, Consigliere del Distretto di Messina nel 1839 e 1845, e Consigliere della Provincia di Messina nell’anno 1847. Sposò Vincenza Raineri ed ebbero i seguenti figli: Rainero (nacque il 24 ottobre 1816, sposò il 29 luglio 1835 Litteria Cuzzaniti di Giuseppe), Concetta (sposò Cesare Pulejo e Arena) e Paola (sposò il cugino Giovanni Sisilli, figlio di Giuseppe e Rosaria Galluppi).

Da Rainero Galluppi e Litteria Cuzzaniti nacquero Giuseppe (18 febbraio 1836) sposò Maria Carrozza di Giovanni il 23 aprile 1857, Vincenza (20 maggio 1839) sposò Michele Laudamo), Caterina (29 marzo 1849).

Arma / Motto scudo azzurro con un capriolo (o scaglione) d’oro, accompagnato da tre stelle dello stesso, con cimiero di testa di cavallo e trofeo militare

 

GORDONE

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Titoli Barone di Camastrà, Patrizio messinese.
Feudi e Casali Camastrà, San Pier Niceto.
Storia e Connessioni Pietro Gordone, barone di Camastrà (investito nel 1802), fu Patrizio e Senatore di Messina. La famiglia è connessa ai Principi di Scaletta (Angela Marchese) e, per via matrimoniale, alla cultura italiana: Giuseppa Gordone fu moglie di Luigi Pirandello, “u zio riccu” (lo zio ricco) citato nelle sue epistole dal noto drammaturgo e poeta siciliano Luigi Pirandello.

Pietro Gordone, figlio del fu barone Giuseppe (del barone Pietro investito di Camastrà nel 1802, discendente a sua volta da Giovanni sec. XVII) e della prima moglie Emmanuela Spadaro; marito di Angela Marchese dei Baroni di Pietrogoliti, degli antichi baroni poi Principi di Scaletta. Zio: Andrea vedovo di Angela Romeo. Figli: Pietro marito di Vittoria Migliorino dei baroni di Scarpello (di Giuseppe, fu Scipione e Concetta Guardavaglia, e Concetta Rosso) (figlio: Andrea. Giuseppe marito di Concetta Spadaro. Giuseppa moglie di Luigi Pirandello. Lucrezia moglie di Francesco Manganaro. Anna moglie di Giacomo Galatti.

Arma / Motto d’oro, alla croce di Malta di rosso, ed il capo cucito d’argento, caricato dall’aquila spiegata di nero, membrata, rostrata e coronata d’oro.

 

JOPPOLO (o IOPPOLO o YOPPOLO)

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Titoli Principe di S. Antonino, S. Domenica, S. Elia. Duca di Sinagra, Duca di San Biagio, Duca di Cesarò. Conte di Naso. Barone di Capo d’Orlando, Solanto, Cianciana, e molte altre.
Origine e Dimore Di presunta origine greca, attestata in Sicilia sin dagli inizi del XV secolo. Godette di nobiltà a Palermoe Messina.
Storia e Ruoli Istituzionali L’ascesa è segnata dall’acquisizione di vasta quantità di feudi. Girolamo Ioppolo acquistò la Contea di Naso (1595) e fu tra i fondatori dell’Ordine militare della Stella. Molti membri ricoprirono ruoli chiave nei tribunali e nel governo regio: Tommaso (Maestro Segreto del Regno, 1628); Giovanni Antonio(Duca di Cesarò, 1693) e Diego (Duca di S. Antonino) furono entrambi Reggenti nel Supremo Consiglio d’Italia e Presidenti del Tribunale del Real Patrimonio. Ludovico Ioppolo e Spatafora (Duca di San Biagio) ottenne il prestigioso titolo di Grande di Spagna nel 1727.
Arma (Blasonatura) D’azzurro, a due bande d’oro, abbassate sotto la fascia in divisa, accompagnata da cinque stelle (1, 2 e 2); la divisa sostenente un drago passante sinistrato da un giglio, il tutto dello stesso.

 

LANZA

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Titoli Principe di Malvagna.
Feudi e Casali Malvagna e circondario di Castroreale.
Storia e Dettagli Giovanni Lanza Abate ottenne il titolo di Principe di Malvagna da Filippo IV con privilegio del 22 aprile 1627. Sposò Francesca Cibo, pronipote del Cardinale Cibo, alla quale eresse un magnifico sarcofago di bronzo dorato nella Chiesa di San Francesco di Messina.
Arma / Motto leone coronato di nero su sfondo d’oro, con una bordura composta d’argento e rosso

 

LUCCHESI (LUCCHESI PALLI)

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Titoli Duca di Adragna dei Principi di Campofranco, Conti.
Origine e Dimore Originaria di Lucca (Castello dei Tre Palli). Trasferitasi in Sicilia con i Normanni (Conte Ruggero), si trapiantò a Messina e Sciacca. Il cognome divenne Lucchesi Palli alla fine del ‘600.
Figure Chiave e Ruoli Si ricorda Andrea Lucchesi Palli, nato a Messina il 16 apr. 1692 da Fabrizio, duca di Adragna dei principi di Campofranco, e da Anna Avarna dei baroni di Manganisi.

All’età di 15 anni viene affidato alle cure dello zio sacerdote F. Avarna, in seguito alla morte del padre. Studiò presso i gesuiti di Messina e si laureò in teologia in filosofia. Divenne sacerdote nel 1716 e vescovo di Agrigento fra il 1755 e il 1768. Fu anche direttore dell’Accademia del Buon Gusto. Agrigento gli deve la realizzazione di una grande biblioteca che egli stesso dotò di raccolte librarie e numismatiche, all’interno dello stesso palazzo vescovile. Si trattava di una donazione alla cittadinanza, sancita attraverso due atti notarili, allo scopo di svincolarla da eventuali ingerenze di altre amministrazioni, sia civili che ecclesiastiche. La biblioteca lucchesiana, infatti, è rimasta a lungo un ente morale autonomo.

Agrigento gli deve la Biblioteca Lucchesiana (oltre 20.000 volumi), donata alla cittadinanza per atto notarile e contenente l’incunabolo La protesta dei Messinesi di Manfredi Zizo, Heinrich Alding (Messina, 1478), ritenuto il primo libro stampato in Sicilia.

Motto (Lapide) Incisa all’ingresso della biblioteca: “Il Conte Andrea Lucchesi Palli Vescovo di Agrigento rende di uso pubblico la propria biblioteca. In tutti i giorni feriali da due ore prima a due ore dopo mezzogiorno sarà consentito a chiunque di accedervi. Nessuno varchi la soglia furtivamente nè ponga mano agli scaffali. Il libro che desideri, richiedilo, usalo, mantienilo intatto, non ferirlo dunque di taglio o di punta, non segnarlo di postille. E’ consentito inserirvi un segnalibro e copiare quel che si vuole. Non appoggiarti sul volume, se devi scrivere non metterci sopra la carta, l’inchiostro e la sabbia per cancellare tienili un po’ distanti, sul lato destro. L’analfabeta, il servo, il chiacchierone, lo scansafatiche, il vagabondo si tengano alla larga. Osserva il silenzio, non disturbare gli altri leggendo a voce troppo alta, al momento di andare chiudi il libro, se è piccolo restituiscilo a mano, se è grande lascialo sul tavolo dopo aver avvertito l’inserviente. Non pagare nulla, ma vattene più ricco e ritorna più spesso.”
Arma (Blasonatura) Di rosso a tre palle d’oro. Lo scudo accollato all’aquila bicipite di nero, membrata e imbeccata d’oro, linguata di rosso.

 

MARCHESE

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Titoli Principe della Scaletta, Marchese di Raiata, Barone di Bambina, Bonalgergo, Casalotto, Castelluzzo, Foresta di Taormina, Graneri, Guidomandri, San Marco lo Celso, Nissoria, Rapisi, Gauteri.
Origine e Dimore Di origine lombarda, passò in Sicilia con i re Normanni in persona di RICCARDO Marchisio, castellano di Taormina. Un ramo si stabilì a Napoli. Godette nobiltà a Messina, Palermo e altre città siciliane.
Storia e Ruoli Istituzionali Vanta numerosi cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano. SALIMBENE fu Giudice della Gran Corte che condannò Andrea Chiaramonte, Stratigoto di Messina, Maestro Razionale e Protonotaro del Regno. Fu primo Barone di Castelluzzo (1397), Scaletta (1398) e Guidomandri (1404). FRANCESCO ottenne il titolo di “regio cavaliere” (1512). FRANCESCO ottenne il titolo di Principe di Scaletta (1614). Gaspare ottenne il titolo di Marchese di Raiata (1744). La famiglia è iscritta nell’Elenco Regionale delle Famiglie Nobili di Sicilia.

SALIMBENE fu uno dei giudici della Gran Corte che condannò Andrea Chiaramonte conte di Modica, suo benefattore, fu stratigoto (giudice criminale) di Messina, maestro razionale e Protonotaro del Regno e primo barone di Castelluzzo per privilegio del 13 febbraio 1397, primo barone di Scaletta nel suo casato, per conferma ottenutane il 15 febbraio 1398 come nipote di Niccolò Patti, e di barone di Guidomandri per permuta fatta col priore dell’ordine di Malta in Messina il 21 luglio 1404. GIOVANNI fu cavaliere dell’ordine di Malta nel 1439. Un GIOVANNI SALIMBENE, pronipote di Salimbene, nel 1453 otteneva conferma e nuova investitura di dette baronie di Scaletta e di Guidomandri. GIOVANNI vescovo di Patti nel 1494. FRANCESCO, con privilegio dato il 25 aprile esecutoriato in data 27 agosto 1512, ottenne il titolo di “regio cavaliere”; GIOVAN TOMMASO fu senatore di Palermo nel 1512/13; SALIMBENE, barone della Scaletta, fu strategoto di Messina nell’anno 1523/24; un SALVO tenne la stessa carica nel 1536/37; un BARTOLOMEO, dal 1561/63; ANDREA, GIOVANNI e FRANCESCO fu Giuseppe ed un GIUSEPPE fu Salimbene ascritti alla mastra nobile del Mollica; GIUSEPPE, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1602/3, e giudice delle Appellazioni (Corte d’appello) nell’anno 1611/12; FRANCESCO, con privilegio dato il 22 luglio 1614 esecutoriato il 4 febbraio 1615, ottenne il titolo di principe di Scaletta; un MARCANTONIO fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1627/29, 1631/32, giudice della Gran Corte Criminale del Regno nel 1636/37 e 1640/41; ANDREA, con privilegio del 9 febbraio esecutoriato il 6 luglio 1630, ottenne il titolo di “Don” e forse egli stesso fu quell’Andrea Marchisio che, con privilegio del 12 ottobre 1668, ottenne il titolo di barone di Oronte; un ANTONIO fu giudice della Corte Pretoriana di Palermo negli anni 1694/95, 1699/1700, della Gran Corte Criminale nel 1705, 1710/11, della civile nel 1717 e maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio nell’anno 1722; un PLACIDO Marchese e Strazzeri con privilegio del 7 giugno 1709 ottenne il titolo di barone di Criato o Ripadimare; un GASPARE regio secreto di Palermo, luogotenente di corriere maggiore del Regno, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio, con privilegio dato il 26 dicembre 1744 reso esecutivo il 20 aprile 1749, ottenne il titolo di marchese di Raiata; un FRANCESCO fu giurato di Messina nel 1745/46; un DIEGO (qualificato conte non si sa con qual diritto) fu governatore della Tavola Pecuniaria di Messina nel 1792/93 ed annotato nella mastra nobile di detta città del 1798/1807, nella quale mastra annotati un conte FRANCESCO Marchese del fu Francesco Marchese e Natoli, un FRANCESCO barone di Pietrogoliti ed un NICOLÒ del fu barone Gregorio, un sacerdote GIUSEPPE ed un GIOVANBATTISTA, figli di Francesco Marchese e Nescion.

Arma (Blasonatura) D’oro, alla fascia d’azzurro, caricata da una stella di otto raggi del campo.

 

MARCHETTI o MARQUETT o MARCHET

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Titoli Baroni di Ucria.
Feudi e Casali Ucria, Paradiso.
Storia e Ruoli Istituzionali Pietro Marquett o Marchetti, barone di Ucria, è presente a Messina sin dal XIII secolo. Svolsero importanti incarichi come Senatori e Tesorieri del Regno. Giuseppe fu Senatore e Governatore della Tavola pecuniaria ed è sepolto a Ucria.

Un altro ramo risiede contemporaneamente nel siracusano ma, nel periodo rinascimentale, in seguito all’espansione commerciale di Messina, si trasferisce anch’esso a Messina. Qui i Marchetti svolgono importanti incarichi nella veste di senatori e tesorieri del Regno: un Guiscardo Marchetti è registrato come castellano del Palazzo Reale.

Arma / Motto Partito; nel 1° d’oro, con quattro pali di rosso; nel 2° di rosso, con tré martelli d’oro, i due del capo affrrontati e posti in fascia

 

MARULLO DI CONDOJANNI

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Titoli Principi di Castellaci, Conti, Patrizi messinesi.
Feudi e Casali Montalto.
Storia e Dettagli Francesco Marullo, conte, fu Patrizio messinese, cavaliere di Malta di devozione, Governatore degli Azzurri e già Senatore di Messina. La linea Salvatore e Anna Balsamo Viperino acquisirono il titolo di Principessa di Castellaci.

Francesco Marullo figlio del fu conte Salvatore Marullo Ventimiglia governatore degli Azzurri e della fu contessa Lavinia Marchese Denti, marito di Concetta Cumbo. Figli: Salvatore, ass. municipale, marito di Anna Balsamo Viperino e Avarna principessa di Castellaci, dama di palazzo della Regina d’Italia (figli: Francesco. Concetta. Giovanna moglie di Antonino De Lisi e Lo Mundo). Antonino. Placido. Giuseppe marito di Elvira Manganaro-Cicala. Lavina moglie di Flaminio Proto Marchese di S. Dorotea. Sorelle: Concetta Monaca ed ex abbadessa in S. Gregorio. Giovanna moglie di Giovanni Bisignani dei conti di Vill’Amena.

Arma / Motto Diviso di rosso e d’oro, con una colomba d’argento nel primo posata sul diviso.

 

MOLETI

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Titoli Marchesi di Cassaro, Catalimita e S. Andrea, Piscopo.
Storia e Ruoli Istituzionali Inserita nella magistratura del Regno (Giudici della Gran Corte) sin dagli inizi del XV secolo (Nicola). Membri dell’Ordine dei Cavalieri di Malta (Giovanni partecipò all’assedio di Rodi).

Da Matteo in poi ebbero cariche di senatori di Messina e, in particolare, Giacomo fu castellano del castello del Sacro Real Palazzo di Messina nel 1448. 

Ottennero il titolo di Marchese con privilegio del 5 novembre 1756.

Arma (Blasonatura) D’azzurro, alla banda d’oro, caricata di tre rose del campo, accompagnante nel capo dalla croce di Malta d’argento, e nella punta da un giglio d’oro.

 

MONCADA

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Titoli Duchi di Tortorici e Saponara, Principi di Calvaruso.
Feudi e Casali Larderia, Calvaruso.
Storia e Dettagli Il Principato di Calvaruso fu portato da Agnese Pollicino e Castagna a Federico Moncada. Fu poi ceduto ma mantenuto il titolo onorifico (Vincenzo Moncada e Di Giovanni nel 1767; Pietro Moncada e La Rocca nel 1744). Il villaggio di Larderia fu distaccato da Messina e venduto a Luigi Moncada (ultrogenito di Francesco Moncada Saccano) dopo la rivolta del 1674, ma fu restituito alla città nel 1702.
Arma / Motto Nel 1° e 4°, di nero, con un leone coronato d’oro; nel 2° e 3°, fusaio in banda d’argento e d’azzuro (Baviera); sopra il tutto: partito nel 1° di rosso con otto bisanti d’oro, due su due (Moncada); nel 2° di rosso con quattro pali d’oro (Aragona). Motto: Et Simili Semper.

 

MONDÌO

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Titoli Patrizi messinesi, Cavalieri di Malta, Consoli del Mare, Magistrati.
Feudi e Casali Contesse (Palazzo Mondìo).
Origine e Dimore Originaria di Savoca, vantava posizioni ragguardevoli nel patriziato messinese sin dal XVI secolo. Il Palazzo Mondìo a Contesse ospitò Carlo III di Borbone (1735) e Nino Bixio (1860).
Figure Chiave Prof. Guglielmo Mondìo Tricomi (1862-1960), docente universitario. Dott. Umberto Mondìo Landi(1902-1981), Cavaliere di Gran Croce e Prefetto. Prof. Vincenzo Michele Trimarchi (1915-2007), docente, deputato ARS, senatore e Giudice della Corte Costituzionale (1967-1977), nato a Santa Teresa di Riva, sesto figlio dell’avvocato Francesco Trimarchi (1872-1939) e di Giovanna Crisafulli Mondìo (1882-1966). Si laureò in giurisprudenza a Messina, relatore il prof. Salvatore Pugliatti. Divenne docente di Istituzioni di Diritto privato, Diritto Pubblico e Dottrina dello Stato presso le facoltà di Giurisprudenza ed Economia e Commercio a Messina (1938-55), poi preside di Economia e Commercio, sempre a Messina (1955-67). Tra le file del PLI divenne deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana nel 1959 e senatore della Repubblica nel 1963. Infine, fu Giudice della Corte Costituzionale (1967-1977).

Un Michele Crisafulli Mondìo fu sindaco di Santa Teresa di Riva e podestà di Messina sotto il fascismo.

I Mondìo si legarono ad altre famigli nobili messinesi quali i La Corte, i Laudamo, i Gordone, i Loffredo, i Crisafi.

Arma (Blasonatura) D’azzurro, mondo d’oro al centro, sormontato da una corona alata e sorretto da due leoni; fondo azzurro con onde marine.

 

NATOLI

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Titoli Principi di Sperlinga.
Feudi e Casali Sperlinga (EN), Pace-Ganzirri.
Storia e Dettagli Il feudo di Sperlinga fu acquistato nel 1597 da Giovanni Forti Natoli. Nel 1658 Francesco Forti Natoli lo vendette a Giovanni Stefano Oneto, ad esclusione del titolo, che fu poi venduto nel 1788 ad Alvaro Paternò.
Arma / Motto fusato d’azzurro, alla torre d’argento merlata alla ghibellina, fondata verso il fianco destro dello scudo sopra uno scoglio uscente da un mare in tempesta nella punta il tutto al naturale; al leone d’argento coronato dello stesso fermo sullo scoglio e rampante a sinistra della torre affrontata, battuto dal mare agitato d’argento, fluttuoso di nero uscente dalla punta. Motto: Tutum signat iter.

 

PAPARDO

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Titoli Principi del Parco, Patrizi messinesi.
Feudi e Casali Papardo.
Storia e Dettagli Raimondo Papardo Del Pozzo Avarna (investito del titolo il 6 aprile 1737 nel nome maritale di Violante Del Pozzo) fu l’ultimo Principe del Parco della casata. Suo fratello, Ferdinando Papardo Teatino, fu patrizio messinese e il fratello Giuseppe Arcivescovo di Monreale. Il titolo fu infine acquisito dai Sollima-Novi.

Ferdinando Papardo Teatino, del principi del Parco, patrizio messinese, figlio del fu principe Giovanni. Fratello: Giuseppe Arcivescovo di Morreale. Titolo infine acquisito dai Sollima-Novi, per matrimonio di Carlo Sollima-Novi con Angela Papardo, sorella dell’ultimo principe del Parco, Raimondo Papardo Del Pozzo Avarna di Francesco di Bernardo (investito del titolo il 6 aprile 1737 nel nome maritale di Violante Del Pozzo). Il figlio Francesco, vedovo di Leopolda Curcuruto, mantenne il titolo.

Ferdinando Papardo Teatino, del principi del parco, patrizio messinese, figlio del fu principe Giovanni. Fratello: Giuseppe Arcivescovo di Morreale.

Arma / Motto Di rosso alla torre di due palchi d’argento merlata alla guelfa, gugliata, murata di nero, aperta e finestrata del campo accompagnata da tre bisanti d’argento, due in capo ed uno in punta.

 

PULEIO (o PULEJO)

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Titoli Nobili, Marchesi di Cassibile (quali eredi dei Loffredo).
Feudi e Casali Cairoli, Santa Lucia del Mela.
Origine e Ruoli Istituzionali Nobili di origine castigliana (Spagna), un Artale Pulejo arrivò a Messina nel XVI secolo (forse al seguito di Juan de la Cerda). Ricoprirono cariche pubbliche ed ecclesiastiche, e ruoli di Capitano nobile delle Furie di Messina. Antonio ottenne il privilegio di “Nobile Messinese” dal Senato (1623). Cesare Pulejo sposò Concetta Galluppi.

Nello stemma di famiglia appare una pianta di menta, chiamata “Mentha Pulegium“, da cui è probabile provenga il cognome Pulejo.
L’origine della famiglia è la Castilla y Leon di Spagna: nel XVI secolo un Artale Pulejo arrivò a Messina, probabilmente sulla scia di Juan de la Cerda duca di Medinaceli (1514-1575), ammiraglio spagnolo, viceré e capitano generale di Sicilia (fra il 1557 e il 1564).
Figlio di Artale fu Pietro Pulejo, che sposò a Santa Lucia nel 1576 Angela Carrozza e Ventimiglia, figlia di Giovanni Domenico Carrozza e Diana Ventimiglia. Tuttavia,  il Galluppi scrive che le prime notizie certe del casato residente a Messina risalgono al XVI secolo e riguardano “il magnifico” CESARE Pulejo. 

A Messina, i Pulejo rivestirono cariche pubbliche ed ecclesiastiche riservate alla classe nobiliare e anche ruoli di capitano nobile delle Furie di Messina. Infaticabili lavoratori e portati per le pubbliche relazioni, strinsero rapporti con altre famiglie nobili messinesi, quali i D’Amico, i Carrozza, i Cassibile, i Galluppi, i Colonna, i Mollica. Il giurista Giuseppe è sepolto a Santa Lucia presso la chiesa dei Padri Cappuccini in Santa Lucia. 

Alla Mastra Nobile del Mollica appartenevano Giovanni e Giuseppe, per gli anni 1587, 1596 e 1604.
Nel 1623 anche Antonio, già cittadino di Santa Lucia di Mela, otteneva il privilegio di “Nobile Messinese” dal Senato della città.
Nel 1644 era la volta di Sebastiano, figlio di Antonio e discendente del “magnifico” CESARE.

Concetta Galluppi (Santa Lucia del Mela, 1807- ), sposò a Santa Lucia del Mela il 17 febbraio 1828 Paolo Celi (1805-) e Cesare Pulejo nel 1835.

Cesare Pulejo (1810 – ) sposò Concetta Galluppi.
Figli: Concetta Pulejo (1835-) sposò Antonio Silipigni.

Già un cugino del nonno di Concetta (Giuseppe), aveva sposato una Pulejo: Francesco Paolo Galluppi (1777-1828) sposò il 9 settembre del 1800 Angela Pulejo (1774-).

Arma (Blasonatura) D’azzurro al leone d’oro impugnante con le branche anteriori un ramo di puleggio di verde fiorito di rosso.

 

RUFFO

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Titoli Principe della Scaletta, Duca di Aralia, Marchese di Guidomandri, Conte del Molino, Barone d’Altolia, Principe della Floresta.
Feudi e Casali Giampilieri, Altolia.
Storia e Dettagli Vincenzo Ruffo, principe della Scaletta, fu patrizio messinese e Cavaliere di S. Gennaro. Antonio, duca di Aralia, fu Cavaliere di Malta, marito di Ernestina Wrbna decorata della croce stellata già dama di corte e di compagnia della Regina delle due Sicilie. Figli: Antonio duca di Aralia, cav. Di Malta, marito di Ludovica dei principi Borghese. Francesca moglie di Francesco Sanfelice marchese di Monteforte.

La linea Calogero Ruffo rappresenta il ramo dei Principi della Floresta, figlio del fu principe Giuseppe e di Giuseppa Calcagno. Fratelli: Vincenzo. Ettore. Gioacchino. Francesco-carlo. Luigi. Flavia. Maria Giovanna. Zia: Vittoria vedova di Giuseppe Saccano-Stagno dei principi di Montesalso. Prozia: Raffaella vedova di Giuseppe Gordone barone di Camastrà. 

La famiglia è connessa ai Borghese e ai Gordone.

Arma / Motto Troncato: inchiavato d’argento e di nero, a tre conchiglie di rosso ordinate nel primo. Cimiero con testa di cavallo.

 

SACCANO

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Titoli Barone di Monforte (Samperi di Monteforte), Barone della Tonnara di Milazzo.
Feudi e Casali Monforte, Calvaruso, Tonnara di Milazzo, S. Stefano di Briga, Librizzi, Torre del Giglio
Storia e Dettagli Pietro, nobile di Messina, fu Barone della tonnara di Milazzo per privilegio del 1413. Il villaggio di Larderia fu temporaneamente venduto a Luigi Moncada (ultrogenito di Francesco Moncada Saccano dei Baroni di Calvaruso) dopo la rivolta messinese del 1674. Larderia fu restituita a Messina nel 1702 e il principe Luigi mantenne il titolo onorifico (morì nel 1703).
Arma / Motto di rosso, a due pali vajati d’oro e di rosso

 

SACCANO-STAGNO

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Titoli Principi di Montesalso, Baroni delle Saline.
Storia e Dettagli Famiglia unita, con molti Cavalieri di Giustizia dell’Ordine di Malta (sin dal 1547 per entrambe le case). Carlo Saccano-Stagno figlio del fu Giuseppe (di Scipione del barone Francesco di Giuseppe Stagno e Angela Saccano) e di Vittoria Ruffo dei Principi della Floresta.
Arma / Motto d’oro con 5 fasce ondate diminuite d’azzurro.

 

SCOPPA

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Titoli Baroni del Campo, Baroni di Badolato.
Ruoli e Storia Famiglia presente nella mastra nobiliare messinese. Vittorino ottenne la concessione del titolo di Barone del Campo (30 dicembre 1638). Pier Nicola Scoppa (1760-1840) ereditò i beni familiari e il titolo di Barone di Badolato, facendo costruire un palazzo a Sant’Andrea. L’ultima erede nubile, Enrichetta (1831-1910), lasciò i beni alla nipote Enrichetta Di Francia, sposa del Marchese Armando Lucifero.

già il Galluppi, Il nobiliario…, cit., Placido dei Baroni del Campo (Messina), figlio del fu Ferdinando e di Girolama dei Marchesi d’Amico; marito di Clementina Violato. Figlie: Assunta, Griselda, Emma, Maria Chiara, Maria; sorella: Caterina moglie di Antonio Foberti, p. 181. Pier Nicola Scoppa (1760-1840) ebbe il titolo di barone di Badolato ed ereditò i beni familiari fino alla marina di Sant’Andrea. Qui, tra il 1818 e il 1825, fece costruire un palazzo fastoso, oggi sede delle suore Riparatrici. Il figlio di Pier Nicola, Giuseppe Scoppa (1794-1857), sposò Saveria Greco ed ebbe quattro figlie: Maria Caterina, Alfonsina, Enrichetta e Luisa. La figlia Enrichetta (1831-1910) fu l’unica a rimanere nubile ed ereditò il palazzo. La baronessa Enrichetta morì nella sua Villa di Condò nel febbraio 1910, lasciando i suoi beni in eredità alla nipote Enrichetta Di Francia, sposa del marchese Armando Lucifero.

Arma (Blasonatura) D’azzurro, al pino del suo colore, sopra un terreno di verde, con due leoni d’oro contra-rampanti affrontati al tronco, il pino circondato nel capo da sette stelle d’argento.

 

SOLLIMA NOVI

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Titoli Principi del Parco.
Feudi e Casali Papardo.
Storia e Dettagli La famiglia acquisì il titolo per matrimonio di Carlo Sollima-Novi con Angela Papardo, sorella dell’ultimo Principe del Parco, Raimondo Papardo-del-Pozzo-Avarna.

FRANCESCO SOLLlMA-NOVI Principe del Parco, figlio di Carlo, Capitano di Porto, Cavaliere Mauriziano e della Corona d’Italia, ex Governatore dei Verdi (1), e della fu Angela Papardo dei Principi del Parco, ecc. (2), vedovo di Leopolda Curcuruto.

  1. Di Francesco Novi Capitano nei R. E. (del Marasciallo Carlo Nevi) e di Laura Sollima. 
  2. (2) Sorella dell’ ultimo Principe del Parco, di casa Papardo, Raimondo Papardo-del-Pozzo-Avarna, figlio del Principe Francesco, del Principe Giovanni, del Principe Francesco, di Bernardo invest. del titolo di Principe del Parco a 6 aprile 1737, nel nome maritale di Violante del Pozzo (V. pure i Donativi del 1778, 1798 e 1806).
Arma (Blasonatura) D’azzurro, a due bande d’argento, accompagnate da dieci crinali dello stesso, 3, 4 e 3.

 

STAGNO NAVARRA

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Titoli Conti di Casandola e Bahria.
Antonio Stagno,  Patrizio Messina, 4th Conte di Casandola, married 1757 Syracusa, Italy to Maria Teresa Muscat Navarra, Contessa di Bahria.

Fra gli ultimi discendenti, Salvatore Consoli Palermo Navarra, (1962-, riconosciuto dalla COP/LOM come 9° Conte di Bahria). La tenuta Bahria (Malta) è stata venduta agli inizi del XXI secolo. 

Arma / Motto d’oro con 5 fasce ondate diminuite d’azzurro.

 

VIANISI

Campo Dettagli Completi
Titoli Duchi di Montagnareale, Marchesi di Calorendi, Patrizi messinesi.
Feudi e Casali Pistunina, Montagnareale, Calorendi.
Storia e Ruoli Istituzionali Giuseppe Vianisi (Duca di Montagnareale) fu Patrizio messinese, Sottintendente di Siracusa, funzionario da intendente di Noto, Senatore di Messina e Sindaco. Suo padre, Flaminio, fu Pari Ereditario del Regno di Sicilia e Comandante della Guardia Nazionale nel 1848.

Giuseppe Vianisi, figlio del duca Flaminio e della fu Letteria Palermo Marchesa di Calorendi marito di Giovanna Castrone res. a Napoli. Fratello: Luigi marchese di Calorendi, direttore della Telegrafia elettrica in Messina, marito di Sofia Peirce.

Arma / Motto D’azzurro, all’albero d’oro nascente da un tappeto di verde

 

VILLADICANI

Campo Dettagli Completi
Titoli Principi di Mola (già Castelferrato), Marchesi di Condagusta, Signori di Francavilla di Sicilia.
Feudi e Casali Mola (circondario di Castroreale), Francavilla di Sicilia, Taormina.
Origine e Storia Originaria della Catalogna (dal castello di Villadicans). Taijmo Berlingheri (discendente dal Conte di Barcellona) divenne Signore di Francavilla nel 1397. Commutò il titolo di Principe di Castelferrato in Principe di Mola a partire dal 21 dicembre 1756. Si ricorda il Cardinale Francesco di Paola Villadicani.

Alvaro Villadicani Castello, Marchese di Condagusta, commutò il titolo di Principe di Castelferrato in Principe di Mola (circondario di Castroreale) a partire dal 21 dicembre 1756 (fonte: Francesco San Martino De Spucches, LA STORIA DEI FEUDI E DEI TITOLI NOBILIARI DI SICILIA DALLA LORO ORIGINI AI NOSTRI GIORNI). Il principato appartenente a questa nobile famiglia, dunque, è molto più recente della loro storia che li vede in Sicilia a partire dal XIV secolo.

La famiglia Villadicani è originaria della Catalogna: un tale Taijmo Berlingheri divenne Signore di Francavilla di Sicilia per discendenza dal padre Raimondo (conte di Barcellona e di Provenza) nel lontano 1397. Il nome “Villadicani” fu loro attribuito per associazione alla proprietà del castello di Villadicans, sito in Barcelona di Spagna (fonte: Di Francesco Maria Emanuele e Gaetani Villabianca (marchese di), Della Sicilia nobile, parte II, Libro III, Palermo 1757).

Francavilla di Sicilia divenne terra demaniale nel 1398 e il relativo castello passò nelle proprietà di due nobili: Calcerando di Villanova e Giovanni Villadicani, poi rientrò nelle proprietà della “camera reginale” (1408), infine venne smilitarizzato nel 1415 continuando ad appartenere alla “Camera Reginale” sotto Bianca di Navarra (fonti: V. Cordaro Clarenza, Notizie per Villafranca, Catania 1848, pag. 30; Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, Palermo 1855/56, pag. 471; Raffaele Starrabba, Lettere e documenti della Regina Bianca, Palermo 1887, pag. 245).

Notizie sul cardinale Francesco di Paola Villadicani.

Arma / Motto d’oro, alla sbarra inchiavata d’argento e di nero di otto pezzi

 

VINCIGUERRA

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Titoli Conti.
Feudi e Casali S. Placido Calonerò. 
Origine e Storia La famiglia Vinciguerra di Messina è storicamente legata a San Placido Calonerò, grazie al Conte Andrea Vinciguerra Aragona che donò il suo feudo di Calonerò per rifondare il monastero benedettino nel XIV secolo, e il loro blasone si trova spesso associato all’abbazia dei benedettini, con simboli che includono croci, leoni o elementi legati al martirio, riflettendo il loro ruolo nobile e la devozione religiosa. Il conte Andrea riuscì anche a sottrarre alla Curia arcivescovile (gestita dall’intransigente arcivescovo Filippo Crispo) un’ingente tassa  (la cosiddetta «quarta canonica»).
Arma / Motto D’azzurro al destrocherio armato d’argento con la mano di carnagione impugnante una spada posta in sbarra.

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