Il Castello di Brolo (ME) e la camera delle torture

Condividi:
(Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2018)

Il castello in questione fu residenza della Principessa Bianca Lancia, moglie di Federico II (1246) e madre di Manfredi re di Sicilia (1258). Posto su un’altura che vede il mare e delimitato da antiche mura di cinta e dagli ultimi alberi ad alto fusto rimasti nella zona, dopo la speculazione edilizia che ha invaso il centro storico.
Il museo del castello offre una varietà di oggetti difficilmente riscontrabili in altre sedi: si tratta di antichi strumenti di tortura usati dai tribunali dell’Inquisizione, sopravvissuti fino al XVIII secolo. Eretici, traditori, streghe, irriducibili venivano sottoposti ad angherie che oggi definiremo, a dir poco, raccapriccianti. I torturati che non si dichiaravano colpevoli finivano gli ultimi istanti della loro vita sotto questi strumenti infernali o, se salvi, rimanevano mutilati per tutta la vita.
Nell’allestimento del museo, troviamo anche armi, armature e abiti d’epoca medievali.
Alla visita sono ammesse anche le scolaresche e le sale del castello vengono anche utilizzate per convegni, sfilate di moda, set  cinematografici.

Castello di Brolo: alcuni strumenti di tortura.

In auto si arriva tramite la SS 113 Messina-Palermo o l’A20 ME-PA, con uscita alla svincolo di Brolo.
In treno si arriva tramite la linea ME-PA con fermata Brolo.

La Segreteria organizzativa si trova in via Vittorio Emanuele 51.
Il Presidente è l’avv. Nino Germanà, il Responsabile Organizzativo la signora Anna Del Curatolo.


 

Condividi:

Articoli consigliati

4 commenti

  1. Nice answers in return of this query with firm arguments
    and explaining everything concerning that.

    1. If I understand correctly, you want to more about this topic?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tasto destro disabilitato. Iscriviti per riabilitarlo e copiare i contenuti.