Tracce d'Arte

Antonello da Messina / Arte

Jean FOUQUET, l’anello di congiunzione franco-italiano

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Il pittore francese nato a Tours nel 1420 circa rappresenta un fondamentale anello di congiunzione tra la cultura d’oltralpe e quella italiana, con particolare riferimento agli ambienti fiorentini, romani e napoletani.

Jean Fouquet (1420-1481 circa), al pari di Memling e Barthélemy d’Eyck, si distingue anche come abile miniatore, una caratteristica che gli infonde una cura meticolosa per il dettaglio e per la scelta dei colori. Dopo un periodo di formazione a Parigi, a contatto con le esperienze più avanzate della pittura fiamminga e borgognona, l’artista si lega alla corte francese: a lui si deve il celebre ritratto di Carlo VII, il re vittorioso nella Guerra dei Cento anni contro l’Inghilterra, un’opera in cui emergono chiaramente gli influssi di Van Eyck e Sluter, e che precede il suo viaggio in Italia. Il titolo ufficiale di pittore di corte arriverà solo più tardi, nel 1475, sotto Luigi XI.

Tra il 1443 e il 1447 circa Fouquet si trova a Roma, dove dipinge il perduto ritratto di papa Eugenio IV — opera che gli varrà fama immediata anche presso i contemporanei italiani, come attesta Filarete, che lo indicherà come il candidato ideale per la decorazione della sua città ideale di Sforzinda. È in questo soggiorno romano, negli stessi anni in cui il Beato Angelico lavora alla Cappella Niccolina, che Fouquet assorbe il rigore prospettico e la monumentalità della pittura italiana, fondendoli con la precisione analitica appresa in ambito fiammingo: una sintesi che resterà la cifra permanente del suo stile, riconoscibile in quella qualità quasi scultorea con cui costruisce le figure, memore — non a caso — della lezione di Sluter. E che diventerà la probabile “palestra” del nostro Antonello.

Jean Fouquet, Etienne Chevalier con Santo Stefano (Dittico di Melun), 1450,
olio su legno di quercia, cm 95.9 × 85.0, Staatliche Museen, Berlino.

Fouquet si trova in Italia in un momento in cui erano ancora vivi i rapporti con la Francia, nonostante il mutamento dinastico nel Regno di Napoli tra Renato d’Angiò (1409-1480) e Alfonso V d’Aragona. Sarà proprio il figlio di Renato, Giovanni II di Lorena, duca di Calabria e per motivi dinastici erede delle pretese angioine, a tentare l’ultimo, ambizioso recupero italiano della casata: nel 1458 riconquista Genova per la corona di Francia, per poi salpare l’anno successivo alla volta di Napoli, chiamato dai baroni ribelli a Ferrante d’Aragona. Dopo la vittoria di Sarno (1460), la fortuna si rovescia definitivamente a Troia, nell’agosto 1462: la sconfitta costringe Giovanni al ritiro in Francia, mentre Genova, ormai ribelle, verrà ceduta l’anno seguente da Luigi XI al duca di Milano.

Alla base di queste dispendiose campagne militari si celano cospicui interessi economici; ciononostante, Renato d’Angiò non interromperà mai il proprio mecenatismo, continuando a sostenere le arti e circondandosi costantemente di artisti e letterati di grande valore. Nemmeno la disfatta di Troia spegnerà del tutto le ambizioni della casata: nel 1466, quando la Catalogna insorge contro Giovanni II d’Aragona, sono proprio i ribelli catalani a offrire la corona a Renato, che vi invia ancora una volta il figlio Giovanni, nominato principe di Gerona ed erede al trono. Sarà un’ultima, sfortunata scommessa: dopo alcuni successi iniziali, Giovanni muore improvvisamente nel dicembre 1470 — forse avvelenato — chiudendo di fatto ogni residua ambizione angioina sull’Italia e sulla Spagna.

Questa sintesi unica tra il rigore analitico della miniatura fiamminga e la spazialità del Rinascimento italiano fa di Fouquet un punto di riferimento fondamentale nel panorama europeo del Quattrocento, inserendosi in quel vivace reticolo di scambi culturali che, da Napoli alla Provenza, alimenterà la grande stagione pittorica del Mediterraneo, trovando echi e sintonie persino nella contemporanea pittura siciliana di un maestro come Antonello da Messina.


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