Renato Guttuso e il suo “canto libero”

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

RENATO GUTTUSO 

Nato nel Natale del 1911 a Bagheria, provincia di Palermo, da un padre agrimensore e una madre di estrazione borghese, si appassionava sin da piccolo alle storie giovanili del padre, soldato al fianco di Garibaldi. Per le sue tendenze socialiste, il padre Gioacchino trova le ostilità dei fascisti e dei popolari, mentre la Sicilia comincia ad essere preda delle speculazioni edilizie urbanistiche a scapito dell’ambiente e delle bellezze architettoniche storiche. 

Questi fatti influenzano notevolmente il carattere del giovane Renato, liceale e studente universitario a Palermo. Dopo queste esperienze, si sente abbastanza autonomo da intraprendere dei viaggi in tutta Europa, dipingendo sempre soggetti ispirati alla bellezza dell’isola di Sicilia. 

A Milano, aderisce al gruppo artistico Corrente, rifiutando l’insegnamento e le espressioni artistiche accademiche, denunciando le malvagità dei fascismi europei. Il suo manifesto anti-bellico è considerato La Crocifissione (1941), un’opera articolata,  probabilmente ispirata a Guernica di Picasso. Gesù vi appare come il simbolo degli oppressi, i derisi, i frustrati, i deviati dalle proprie idee. Qui i boia sono nudi perchè, a detta dello stesso artista, sono sottratti a una precisa collocazione temporale. Il dolore, d’altra parte, è visibile nei volti sconvolti delle donne ed è maggiormente sottolineato dal tavolo con gli attrezzi delle torture, una tazza con un drappo insanguinato, due bottiglie di vino quale continuazione sempiterna del messaggio cristiano (il vino dell’eucarestia). I cavalli si torcono alla maniera di Guernica e i ladroni circondano il volto semiaperto di Gesù, al centro di questa triste umanità e di questo ambiente che vede porzioni del territorio siciliano alle sue spalle. 

Renato Guttuso, Crocifissione, 1941, olio su tela, 200x200cm, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma.

La vena artistica di Guttuso è continuamente alimentata dall’espressione libera da lacci e orpelli. Non a caso nel 1940 prende la tessera del Partito Comunista, in forma clandestina. Vi farà parte fino alla fine dei suoi giorni (la chiusura del partito, comunque, avverrà nel 1991). 

La sua pittura espressionista si lega alla rivoluzione culturale che va da Courbet a Van Gogh. 

Sposa Mimise, la sua compagna di sempre, ritratta nel 1947, periodo in cui il pittore sente particolarmente vicine le problematiche sociali ruotanti intorno ai lavoratori dei campi. A quei tempi risale il quadro Contadini al lavoro.

Renato Guttuso, Contadini al lavoro, 1950

Si apre un ventennio di lavoro intenso e di consolidamento della sua carriera artistica. In queste condizioni giunge alle elezioni politiche del 1976, quando viene eletto senatore della Repubblica per il PCI nel collegio di Sciacca, riconfermato nel 1979.

In qualità di pittore d’impronta sociale, immortala i momenti più partecipativi della sua terra con un acquerello sulla strage di Bologna (1980) e la coppa del mondo di calcio alzata in cielo dalla squadra di Bearzot nel 1982. Muore a Roma nel 1987.

Suo erede universale è il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso, fondatore degli Archivi Guttuso, presso l’ex studio del padre di Piazza del Grillo, a Roma.

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