Claude Monet e l’impressionismo non-impressionista

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

CLAUDE MONET (1840-1926)

Claude Monet, fotografato nel 1899

Secondogenito di Claude Adolphe e di Louise Justine Aubrée, giovane vedova al suo secondo matrimonio, nasce a Parigi, ma ben presto la famiglia si trasferisce a Sainte-Adresse, un sobborgo di Le Havre, per la gestione di un negozio di drogheria e di forniture marittime.

Dopo un decennio passato alle scuole statali, arriva il tempo in cui il giovane pittore realizza numerosi schizzi a carboncino o a matita, molti dei quali sono venduti ai ricchi avventori del porto di Le Havre, una delle più grandi aree portuali francesi. Presso la sua stessa scuola, fa la conoscenza del pittore Eugène Boudin, che diventa il suo primo maestro e con il quale organizza la sua prima esposizione a Rouen.

Dopo poco tempo, Monet capisce che il centro della cultura non passa da Le Havre ma da Parigi e vi si trasferisce convinto di potersi guadagnare uno spazio attraverso la sua arte. A funestare la vigilia del viaggio è la morte della madre avvenuta nel 1857, tuttavia, il padre s’impegna a fargli ottenere una borsa di studio comunale per mantenersi nella capitale. Non la ottiene, ma Claude si fa forte dei suoi risparmi e decide di iscriversi all’Académie Suisse, così chiamata perché fondata da Charles Suisse, un modello di J.L. David, molto più economica di quella tradizionale, perché priva di insegnanti e basata solo sui modelli.

Ha la fortuna di conoscere pittori come Delacroix, Courbet e Pissarro e il poeta Baudelaire. Al Café Guerbois incontra Manet, ma è costretto ad abbandonare questi luoghi sempre più familiari perché chiamato al servizio militare, di ben sette anni a quei tempi (tuttavia, se il convocato riusciva a trovare un sostituto, poteva sottrarsi al servizio o congedarsi anzitempo). 

Destinato ad Algeri, si appassiona dei colori del deserto africano fino a quando fa ritorno a casa, per motivi di salute. A Le Havre ritorna a dipingere con il maestro Boudin e l’olandese Johan Barthold Jongkind, un pittore che realizzava la prima stesura all’aperto e poi finiva il lavoro in studio. Questa modalità lo incuriosisce. Il padre di Claude, nel frattempo, trova, a pagamento, un ragazzo disposto ad effettuare il servizio militare al posto del figlio, cosicché il nostro pittore può raggiungere Parigi svincolato da ogni obbligo. 

Nella sua carriera artistica, Monet decide quasi di ignorare la storia dell’arte, affidandosi alle sensazioni scaturite dall’osservazione della natura. Di conseguenza, è uno dei pochi pittori che non si reca al Louvre e non affronta viaggi in Italia alla ricerca di ispirazioni. Il quadro Donne in giardino (1866) è un vero e proprio esperimento, volutamente sbiadito, atono, senza profondità. La compagna Camille è l’unica modella rappresentata. L’opera è rifiutata dal Salon, ma l’amico Bazille la compra ugualmente per 2.500 franchi (tornata nelle mani Monet in eredità, sarà venduta nel 1921 allo Stato francese per 200.000 franchi).

Claude Monet, Donne in giardino, 1866, 255 x 205 cm, Musée d’Orsay, Parigi.

Non è un momento facile questo per Monet: Camille, incinta del figlio Jean, lo lascia per andare a partorire a Le Havre, il pittore è alla ricerca di acquirenti per i suoi quadri. Il gruppo degli amici pittori lo aiuta, in particolare Renoir. Trova nel mercante Gaudibert un mecenate che sostiene per lui le spese d’acquisto di una casa nei pressi di Bougival, sulla Senna, vicino all’amico Renoir. In queste rinnovate condizioni, decide di sposare Camille e di vivere in Normandia.

Lo scoppio della guerra franco-prussiana lo spinge a Londra (per sottrarsi al servizio militare), dove è affascinato dai quadri di Turner e Constable, grandi coloristi inglesi. Nell’anno della morte del padre, il 1871, va a vivere ad Argenteuil, vicino Parigi, in una casa con giardino davanti alla Senna, affittata con l’intercessione di Manet. Alla casa, tuttavia, preferisce un battello cabinato (oggi al Rijksmuseum di Otterloo), per il cui acquisto ricorre all’eredità del padre.

Ci troviamo nell’anno fatidico per la corrente impressionista: è il 15 aprile 1874, il giorno, il mese e l’anno dell’inaugurazione della prima mostra del nuovo gruppo di artisti riunitisi in una società anonima, contro lo strapotere dei saloni ufficiali. Monet, Cézanne, Degas, Morisot, Renoir, Pissarro e Sisley muovono i primi passi di una rivoluzione artistica mondiale.

Monet partecipa con Impressione, levar del Sole. Il giorno dopo, il critico Louis Leroy, irridendo quel gruppo e quello stile, conia, in senso dispregiativo, il termine “impressionismo”, con un articolo ironico sul giornale.

Claude Monet, Impression, Sol levant, 1872, Musée Marmottan Monet.

Monet sembra aver definito il suo tratto impressionista, elimina i contrasti di tono, accosta i colori senza mescolarli, elimina il nero. Questi evidenti progressi, dopo la fase di sperimentazione, appaiono nella Vela sulla Senna ad Argenteuil.

Claude Monet, Vela sulla Senna ad Argenteuil, 1873, 50×60 collezione privata.

Purtroppo, mancano le vendite e l’artista si trova in serie difficoltà economiche. Pensa che il mancato successo dipenda dalla scarsa diffusione delle tematiche impressioniste. Per questo, fonda il giornale L’impressioniste (1877) per rimarcare i fondamenti, i contenuti e gli obiettivi del movimento e ritorna a Parigi. Nel 1879 muore di cancro la ancora giovane Camille, lasciandolo solo con due figli. Dopo alcuni contrasti con altri pittori impressionisti, Monet decide di non partecipare più alle mostre collettive pur rimanendo fondamentalmente impressionista.
Nelle sue mostre personali arriva a conquistare l’interesse del mercante Paul Durand-Ruel, lo stesso che aveva fatto di Manet un ricco e spensierato pittore. Finalmente Monet ha trovato il suo mecenate e la strada giusta.

Nel 1883, poco prima della morte dell’amico Manet, Claude torna in Normandia con Alice, l’ex- moglie di un mercante d’arte conosciuta anni prima, la loro piccola abitazione si affaccia su un fiume con barche e un bellissimo giardino. L’anno successivo si reca a Bordighera, prima con Renoir poi da solo, per dipingere paesaggi. Il suo stile acquisisce profondità e si fa più contrastato e ricco di colori scuri. Decide di proporre i suoi nuovi quadri in una mostra parigina organizzata dal mercante d’arte Georges Petit, allo scopo di allargare la schiera di collezionisti interessati al suo lavoro. 

Claude Monet, Bordighera, 1884, Art Institute of Chicago.

Proprio Petit organizza l’ultima esposizione dei pittori impressionisti (dal 15 maggio al 15 giugno 1886), a cui partecipano anche puntinisti e futuri espressionisti. L’impressionismo è finito, ma Durand-Ruel capisce che è il momento di esportarlo oltreoceano, a New York. In Europa, infatti, la pittura si fa sempre più concettuale: il soggetto scompare e appare solo nel titolo dell’opera. Lo stesso Kandinskij, inventore dell’Astrattismo, afferma di essere rimasto colpito dagli ultimi quadri senza soggetto di Monet. Sono proprio questi a renderlo famoso e ricco. Nel 1892, si sposa con Alice, diventata vedova da un anno. Comincia una serie di viaggi alla ricerca di nuove ispirazioni paesaggistiche: nel 1895 è in Norvegia, a Sandviken, per dipingere fiordi e paesaggi invernali; nel 1897 è a Pourville-sur-Mer, per le vedute marine; nel 1899 è a Londra per le vedute sul Tamigi del panorama londinese e vi ritorna nei prossimi anni; nel 1908 è a Venezia, da lui definita come “l’impressionismo in pietra”. 

Claude Monet, ll Parlamento di Londra, 1904, Museo d’Orsay, Parigi.

Nel 1911 muore la moglie Alice e nel 1914 anche il figlio Jean. Monet trascorre gran parte del suo tempo nella residenza di Giverny a dipingere. Nel 1920 riceve un incarico dallo Stato di realizzare dodici grandi tele di Ninfee, della grandezza di quattro metri ciascuna, commissione che lo costringe, da ottantenne, a trascorrere molte ore in piedi con poche ore di sonno sulle spalle.

Claude Monet, Ninfee, 1917-1919, Honolulu Academy of Arts.

Nell’estate del 1926 apprende di avere un carcinoma al polmone che lo porterà alla fine dei suoi giorni nel dicembre dello stesso anno. Fra le ultime sue parole, scrive di essere rammaricato di aver dato il nome a un gruppo che, in fin dei conti, “non aveva nulla di impressionista”.


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