Sulla cuspide dell’arco a sesto ribassato che incornicia il celebre San Girolamo nello studio della National Gallery di Londra, la famosa struttura architettonica sospesa come un palcoscenico all’interno di una grande chiesa gotica, l’occhio dell’osservatore attento si imbatte in un dettaglio decorativo che sfugge quasi sempre al primo sguardo: la forma stilizzata di un cardo.
Sembrerebbe una semplice decorazione di maniera, ma in quel contesto è una vera e propria scrittura visiva.
Antonello dipinge questa tavola intorno al 1474-1475, in un momento di svolta epocale per la storia del Mediterraneo. Sono gli anni in cui Venezia e l’Impero ottomano si contendono il dominio dei mari, mentre i vecchi equilibri politici vacillano. In questo clima, la pittura si arricchisce di un linguaggio cifrato denso di significati teologici, politici ed etimologici probabilmente ben decodificabili dai contemporanei del pittore siciliano.

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, particolare, 1474 ca., National Gallery, Londra.
La lingua dell’Umanesimo: dal cardo alla bussola
Il cardo che Antonello colloca sulla soglia del suo quadro parla la lingua colta del Rinascimento. La radice latina cardo, cardinis (il perno fisico su cui ruota il battente di un uscio) rappresentava nella cultura umanistica il punto fisso attorno a cui si organizza lo spazio e la storia.
Da quella stessa radice derivano i punti cardinali della bussola, indispensabili per orientare i naviganti in mare aperto (un’immagine potentissima per un maestro cresciuto a Messina e formatosi a Napoli). E, per estensione istituzionale, da cardine deriva il Cardinale della Chiesa cattolica: il collaboratore supremo del Papa, la colonna portante su cui poggia la tenuta dell’intera struttura ecclesiastica.

Girolamo, Papa Damaso I e il cardinale Carafa
Guardando la tavola con questo occhio, la composizione si illumina. San Girolamo, il padre della Chiesa che tradusse la Bibbia in latino, siede al centro della sua struttura in legno come un cardinale al lavoro nel suo studiolo. Sulla panca, abbandonato con apparente noncuranza, spicca il galero rosso cardinalizio. Quel cappello evoca la tradizione che vedeva Girolamo come il consigliere supremo di Papa Damaso I, identificandolo come un cardinale ante litteram.
In quegli stessi anni, la figura di maggior peso nella Curia romana è il cardinale Oliviero Carafa — mecenate raffinatissimo e protagonista della politica del tempo. La radice etimologica del cardo crea un’evidente assonanza con l’ambiente politico e culturale legato al Carafa, rendendo l’allusione di Antonello un’ipotesi iconografica di straordinario fascino.
L’araldica dei Cardona e il capitello di Palazzolo Acreide
La rete di significati si allarga quando dalla teologia si passa all’araldica. Il cardo è l’elemento centrale nel blasone della famiglia Cardona, nobile casata catalana ben radicata tra Napoli e la Sicilia. I Cardona erano imparentati con Galceran de Requesens, ammiraglio e capitano generale delle forze napoletane vittorioso a Smirne; in Sicilia, Artale Cardona rappresentava il perno di quella rete di potere feudale e culturale.
Che non si tratti di un caso è dimostrato dal fatto che lo stesso identico motivo vegetale compare nel capitello di destra dell’Annunciazione di Palazzolo Acreide — un’opera commissionata ed eseguita in territorio siciliano, storicamente e geograficamente legato all’influenza dei Cardona. Coincidenza o sistema visivo coerente?
Il nuovo testamento visivo
In quell’epico 1475, mentre i vecchi condottieri escono di scena e il Mediterraneo cerca nuovi punti di riferimento, Antonello pone questo simbolo sulla soglia della sua opera più complessa. Il cardo-cardine è una dichiarazione di principio: le guerre possono stravolgere i confini e far vacillare i governi, ma esiste un asse incrollabile che non cede, imperniato sulla sapienza, sulla regola e sulla parola scritta e dipinta.
È un altro tassello del suo “nuovo testamento” visivo — la certificazione, affidata alla materia e alla luce, di un ordine che sopravvive alle tempeste della storia.
Questo e altri dettagli nascosti nelle opere di Antonello da Messina sono al centro del volume Le parole dipinte. Il «nuovo testamento» di Antonello da Messina, disponibile su abc.sikelia.com.