Le riforme scolastiche degli anni ’60-’70-’80-’90

(Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2021)

La scuola italiana prima e dopo la rivoluzione del ’68

Dopo il vuoto legislativo e di fatto lasciato dagli anni ’50 nel comparto scuola, gli anni ’60 hanno visto innovazioni da gran tempo richieste dalle forze politiche moderate, sostenute dal mondo cattolico, peraltro già tracciate nel solco costituzionale. Si tratta dell’istituzione della scuola media unica, avvenuta nel 1962 ma effettivamente operativa dal 1979, della nascita della scuola materna statale, nel 1968, e, infine, nel 1974, dell’approvazione dei decreti delegati, a seguito di un dispendioso travaglio dei partiti politici e dei movimenti studenteschi.


Abolizione del latino nelle scuole medie

Le novità introdotte dalla legge n.1859 del 31 dicembre 1962 dal democristiano Luigi Gui (1914-2010) sono tante. Basti pensare alla composizione delle classi miste (avere elementi maschili e femminili nelle stesse aule costituì una novità assoluta) e all’abolizione del latino nelle scuole medie, prima indispensabile per l’accesso ai licei ma non agli istituti tecnici e professionali. L’abolizione della lingua latina, soluzione che nel lungo termine ha portato a una perdita di attenzione nei confronti delle nostre tradizioni culturali e linguistiche, fu il grande cavallo di battaglia del socialista Pietro Nenni (1891-1980).

Abolizione dopo abolizione, venne il tempo della triste caduta dell’esame di ammissione alla I classe del liceo classico, tramite il decreto del 20 gennaio 1969 del democristiano Fiorentino Sullo (1921-2000). Il ministro dell’Istruzione del governo Rumor I ebbe comunque il merito di inserire il diritto di assemblea studentesca nelle scuole superiori.


Le piazze chiedono lo svecchiamento del sistema scolastico

Quel che è certo è che le forze sociali chiedono a gran forza uno svecchiamento immediato del sistema scolastico. Gli studenti scendono in piazza e occupano le scuole e le aule d’università in cerca di una riforma definitiva: nuovi criteri di selezione per l’accesso alle classi superiori, nuove regole per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, nuovi sistemi di valutazione, nuovi consigli scolastici che integrino rappresentanti del mondo studentesco con potere decisionale oltreché consultivo. Quest’ondata rivoluzionaria, però, non arriva da sola. E’ accompagnata dalla nuova tendenza politica votata alla scolarizzazione di massa: prendendo spunto dal dettato costituzionale, si fa sempre più largo l’idea  che la scuola è un bene di tutti per tutti e, come tale, deve consentire a tutti di poter accedere a tutti i livelli di apprendimento statale.

Come è facile intuire, non mancano gli scontri fra fazioni politiche, riversatisi anche nella università e nelle scuole nei loro movimenti giovanili. Squadre di neo-fascisti si scontrano ripetutamente con drappelli di comunisti, il clima diventa veramente torrido e davanti alle scuole intervengono i celerini. Negli occhi degli ex-studenti del Liceo romano “Giulio Cesare”, ad esempio, sono ancora vive le immagini delle guerriglie organizzate dagli studenti universitari della Sapienza, quando diventava difficile oltrepassare muraglie umane per entrare a scuola, laddove si correva il rischio di essere colti da sassaiole o minacciati o malmenati. Buona parte dei docenti chiedeva di essere sostituita, mentre in cattedra subentravano i politicanti dell’ultima ora.


Gli anni Settanta

Dal 1946 al 1993 i ministri della Pubblica Istruzione appartengono alla Democrazia Cristiana (sono ben 25 in quasi cinquanta anni di governo), con gli unici inserimenti del liberale messinese Gaetano Martino (1900-1967) nel 1954, del socialdemocratico Paolo Rossi (1900-1985) negli anni 1955-57, del repubblicano Giovanni Spadolini (1925-1994) nel 1979 e del liberale Salvatore Valitutti (1907-1992) nel 1979-80.

Da questi pochi dati possiamo intuire come il lento processo di riforma scolastica sia stato un monopolio tutto democristiano. Nel 1972, da quando Enrico Berlinguer viene nominato segretario del Partito Comunista Italiano (di lì a poco il secondo partito italiano), prende avvio il compromesso storico fra comunisti e cattolici democratici o moderati vicini ad Aldo Moro. Da questo compromesso nascono dei modelli sperimentali per la scuola italiana, alcuni dei quali resistono ancora oggi.


I Decreti Delegati

Gli anni ’70 risentono di questo clima di grande rimescolamento sociale e burocratico, come evidenziano il “documento di Frascati” del 1970, il “rapporto della Commissione Biasini” del 1971, l’istituzione dei corsi sperimentali per lavoratori o “150 ore”, l’integrazione nelle classi normali degli alunni handicappati, i “Decreti Delegati” del 1974, formule sperimentali che cercano di adeguare la scuola al nuovo modello di società, attraverso la flessibilità di curricoli, orari, programmi e metodologie.
Il grande pregio dei Decreti Delegati è da identificarsi nella creazione di alcuni istituti di importante supporto allo studio e alla ricerca scolastica:

  • la Biblioteca di documentazione pedagogica (BDP), con sede a Firenze, centro di raccolta e valorizzazione della produzione bibliografica e pedagogica italiana ed estera;
  • il Centro europeo dell’educazione (Cede), con sede a Frascati, che si occupa di definire i programmi, i costi, gli aggiornamenti, le tecnologie legate al mondo dell’istruzione;
  • gli Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi (IRRSAE) con il compito di produrre e diffondere la documentazione pedagogica e didattica e fornire consulenza tecnica.

Emanati al seguito di una serie di leggi a tutela dei diritti dei lavoratori (l. 300/1970), istituzione degli asili nido pubblici per i bambini da 0 a 3 anni (l. 1044/1971), tutela delle madri lavoratrici (l. 1204/1971), scuola a tempo pieno (l. 820/1971), obiezione di coscienza (l. 772/1972), tutela del lavoro a domicilio (l. 877/1973), i decreti delegati nn. 416, 417, 418, 419, 420 del D.P.R. 31 maggio 1974 (poi confluiti nel Testo unico delle leggi sulla scuola con il D.Lgs. 297/94), contengono norme giuridiche su:

  • 416 — Istituzione e riordinamento di organi collegiali della scuola di ogni ordine e grado (Collegio dei Docenti, Consigli di Classe, Consiglio d’istituto, Giunta esecutiva, Consiglio di disciplina degli alunni);
  • 417 — Stato giuridico del personale della scuola statale;
  • 418 — Corresponsione di un compenso per lavoro straordinario al personale scolastico;
  • 419 — Sperimentazione e ricerca educativa, aggiornamento culturale e professionale;
  • 420 — Stato giuridico del personale statale non insegnante delle scuole.

Con tali interventi legislativi si spunta il tradizionale sistema piramidale scolastico, concedendo spazi alla partecipazione democratica al mondo della scuola da parte non solo dei docenti, ma anche degli alunni e dei genitori.


Gli anni Ottanta

Il tentativo del compromesso storico fra PCI e forze moderate della DC allo scopo di creare un fronte unico contro gli attacchi dei conservatori intransigenti, cade con il rapimento (16 marzo 1978) e l’omicidio di Aldo Moro, avvenuto il 9 maggio del 1978.

Le riforme varate a partire dagli anni Sessanta dai democristiani sotto le sollecitazioni di piazza dei comunisti portano ad ingrossare il numero dei frequentanti le scuole e le università, nonché a un aumento considerevole della classe docente.

La politica entra nelle classi scolastiche e nelle aule universitarie, condizione che vizierà molto i rapporti tra docenti e studenti, i voti e le promozioni.

L’accesso alle cattedre sulla base dei soli titoli e (non sempre) di una prova didattica, si rivelerà un metodo poco premiante e non selettivo. Il tutto porterà, in linea generale, a un veloce decadimento dell’istruzione pubblica italiana, a vantaggio degli istituti privati (quasi sempre in mano ai cattolici).

Anche il percorso politico compiuto negli anni ’80 porta le grandi masse di studenti iscritti alle scuole medie alle scuole superiori e all’università, situazione per cui il governo avverte l’esigenza, a volte clientelare e non solo reale, di allargare l’organico del personale docente e non docente.

La legge 382 del 1980 e la creazione del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST) nel 1989 (organo elefantiaco diviso in svariati dipartimenti, la raggiunta autonomia universitaria), portano a un pericoloso abbassamento della qualità della formazione.

I nuovi dipartimenti, le strutture didattiche ed i corsi di laurea si trovano imbrigliati all’interno della gestione burocratica e accentrata delle facoltà. Si riaprono nuove contestazioni studentesche che sfociano nelle occupazioni delle aule universitarie nei primi anni ’90.


Gli anni Novanta

Prendono il via le sperimentazioni all’interno delle scuole medie inferiori e superiori:

  • introduzione della seconda lingua straniera, dell’informatica, dell’insegnamento della lingua latina;
  • nuovi orari attraverso il progetto “scuola flessibile”,
  • nuovi programmi di educazione musicale e di educazione fisica.

Nel 1991 viene avviata la sperimentazione dei nuovi programmi Brocca (biennio unitario e triennio specifico di indirizzo), un progetto di revisione dei programmi scolastici.

Il ministero riconosce la facoltà alle singole scuole di seguire un proprio itinerario didattico.

Gli Istituti Magistrali cambiano denominazione in “Licei delle Scienze Sociali”.


"Dopo anni di battaglie oggi possiamo finalmente realizzare il nostro sogno: dare al Paese un ...
Leggi Tutto
La "Buona Scuola", positività e criticità Nel luglio del 2015 la Camera dei deputati del ...
Leggi Tutto
Elenco dei Ministri della Pubblica Istruzione nel periodo repubblicano
  1. Guido Gonella 13 luglio 1946 ...
    Leggi Tutto
Nel Medioevo italiano, l'istruzione e la scolarizzazione erano quasi esclusivo appannaggio degli istituti monacali, mentre ...
Leggi Tutto
Dopo la seconda guerra mondiale, l'Italia, insieme alle Nazioni sconfitte, assiste a una fase di ...
Leggi Tutto
Nel Sud d'Italia, in seguito alla concessione della Costituzione da parte del re Ferdinando II ...
Leggi Tutto
L'insegnamento della religione nella scuola pubblica statale costituisce un caposaldo peculiare nel sistema educativo italiano ...
Leggi Tutto
Gli interventi del Ministero Gelmini Gli interventi legislativi del ministero Gelmini riguardano soprattutto la riduzione ...
Leggi Tutto
Sotto il governo Berlusconi, in attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 3, lettera i) ...
Leggi Tutto
Nel caldo giugno del 1997 veniva presentato in Parlamento il Disegno di Legge relativo alla ...
Leggi Tutto
Alla fine degli anni '90 si assiste a una profonda riforma proposta da governi di ...
Leggi Tutto
La scuola italiana prima e dopo la rivoluzione del '68 Dopo il vuoto legislativo e ...
Leggi Tutto

“Breve Storia della Scuola Italiana”

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tasto destro disabilitato. Iscriviti per riabilitarlo e copiare i contenuti.