La riforma Berlinguer e l’autonomia delle istituzioni scolastiche

(Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2021)

Alla fine degli anni ’90 si assiste a una profonda riforma proposta da governi di centro-sinistra, volta all’ampliamento dell’offerta formativa delle scuole, a un nuovo assetto organizzativo di tipo orizzontale che avrebbe dovuto consegnare una maggiore autonomia alle istituzioni scolastiche.


I governi di centro-sinistra provano a riformare la scuola

Si tratta dell’art. 21 della Legge n. 59 del 15 marzo 1997 promosso dal Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, e successivamente da Tullio De Mauro, sui principi generali per il riconoscimento dell’Autonomia delle Istituzioni Scolastiche. Attraverso questa legge, sono le stesse scuole ad assumersi la responsabilità del processo formativo, dietro decisioni prese dagli organi di autogoverno. Cosicché ogni scuola può proporre il proprio schema didattico, insegnamenti aggiuntivi, può gestire orari e calendari.

L’autonomia didattica e organizzativa comporta, tra l’altro, una forte flessibilità nell’organizzazione della didattica e la possibilità, per ogni scuola, di offrire insegnamenti opzionali, facoltativi, aggiuntivi, superando la rigidità di calendari, curricoli, orari cattedra.
La Riforma Berlinguer si proponeva il difficile compito di adeguare il sistema scolastico ai frequenti mutamenti organici della società odierna, consentendo a ogni realtà territoriale di ritagliarsi un progetto sulle proprie esigenze.
La durata dell’obbligo scolastico veniva elevata dagli otto ai dieci anni, ma, con un occhio all’Unione Europea, veniva accettato il principio della formazione per tutta la vita o permanente, piano che coinvolgeva anche gli adulti.


La nuova didattica

La didattica veniva ricostruita per il raggiungimento di abilità/competenze professionali, atte a unire “il sapere” al “saper fare”. Il tutto nell’ottica della lotta contro gli abbandoni e la dispersione scolastica, dell’integrazione con il territorio anche attraverso rapporti costruttivi con gli Enti locali, dell’importante ruolo politico-amministrativo di mediatori rivestito dai Dirigenti Scolastici, della formazione finalizzata all’immissione facilitata degli studenti nel mondo del lavoro, laddove esperienze significative di collaborazione si sono rivelati i protocolli di intesa tra Regioni, Ministero e Direzione dell’Istruzione Professionale per la realizzazione di attività integrate e la gestione del Fondo Sociale Europeo.


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