L’Umanesimo e la conquista dello spazio

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

In campo artistico emergono nuove personalità ed originali interpreti della nuova età, provvisti di un’identità ben definita. Ed è cosa del tutto naturale, perché sia la natura che la storia possono avere tante interpretazioni quante sono le fonti.


Ricordiamo che è proprio in questo secolo che Lorenzo Valla dà vita a quella nuova scienza letteraria chiamata filologia. Ogni artista è anche storico, letterato, scienziato, interprete. Nonostante sia forte l’individualismo, legato al piacere e alla soddisfazione della scoperta, gli artisti non perdono mai il contatto fra di loro: insieme, apprendono e si scambiano nuove tecniche costruttive o coloristiche, come accadrà con l’arte fiamminga.
Che ci siano modi diversi d’interpretare il classico è evidente sin dal famoso concorso del 1401 per la seconda porta bronzea del Battistero di Firenze, al quale presero parte Jacopo della Quercia, Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi. Tutti gli artisti in gara s’ispirano all’antico, alle proporzioni geometriche, al naturalismo, ma Ghiberti è di un classicismo austero, freddo, documentario. Brunelleschi ha in sè le caratteristiche del rivoluzionario: il tratto è veloce e moderno, la scena riprodotta è vorticosa e lo spettatore partecipa all’azione con concitata drammaticità. La giuria del concorso premia la realizzazione del Ghiberti, ritenuta più classica perché più fedele agli avvenimenti e più adatta, dato il suo rigore e la sua staticità, a un tema religioso.

Bozze delle formelle bronzee del Battistero di Firenze, Sacrifico di Isacco, L. Ghiberti (a sinistra) e F. Brunelleschi (a destra)Filippo Brunelleschi non tarderà a mettere in mostra il suo talento, tant’è che nel 1418 vince il concorso per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Il suo progetto convince per l’ingegnosità delle tecniche utilizzate e per la grandezza della struttura. La grande arma a disposizione del Brunelleschi, in realtà, a parte il suo ingegno, è lo studio delle opere murarie romane costruite secondo la tecnica modulare.
La cattedrale era stata costruita quasi un secolo prima su progetto di Arnolfo di Cambio, ma eretta fino al tamburo. Su questo tamburo Brunelleschi concepì la sua cupola. Non era più possibile, infatti, costruire una cupola secondo tecniche del secolo passato per il semplice motivo che non c’erano più carpentieri in grado di costruire cèntine altissime, ovvero strutture lignee adeguate alla grandezza dell’opera. Montando invece una struttura modulare composta da vari pezzi, così come si realizza un arco ogivale, si poteva contare sulla solidità della soluzione tecnica utilizzata e sulla leggerezza del materiale impiegato come armatura e cioè il legno, la terracotta e il calcestruzzo. In cima a questa enorme cupola autoportante, una lanterna fungeva da insolita chiave di volta.
La portata di questa innovazione è paragonabile a quella operata da Masaccio nella sua Madonna con Sant’Anna dove il giovane pittore, affascinato dalle teorie brunelleschiane, riproduce, nella nuova figura di Sant’Anna che sovrasta la Madonna con il Bambino, l’architettura della cupola di Santa Maria del Fiore.

Il Quattrocento

Di secolo in secolo, di rivoluzione in rivoluzione: il Trecento ha visto quel talento straordinario di Giotto, grande genio, interprete delle emozioni umane.
Il Quattrocento vede la realizzazione di un progetto che non è più affidato alle cure di un solo artista ma addirittura ad una città: Firenze.
Filippo Brunelleschi nell’architettura, Donatello nella scultura, Masaccio nella pittura faranno compiere all’arte, e alla cultura umana in generale, un passo gigantesco.
È proprio in questo secolo che si percepisce come non mai l’importanza dell’arte: finalmente l’uomo trova la chiave di lettura della sua esistenza. Non c’è più l’intuizione di uno solo ma la certezza quasi matematica che le passioni e le emozioni esistano e che, insieme, possano condizionare il destino dell’uomo, che non è poi così ineluttabile come si credeva in passato.

Ruolo dell’arte

L’arte diventa un processo di conoscenza raffinatissimo che porta l’uomo alla scoperta di sé stesso, della natura che lo circonda, della storia come resoconto delle cause e degli effetti delle azioni umane. Persino la scienza non può dare risposte, legata com’è mani e piedi ai pregiudizi di natura dottrinale, del tutto priva di pragma.

Il vero centro delle attività, culturali e produttive, nel corso del ‘400 è la città: non più luogo eletto di una piccola comunità, ma città-stato, retta da un signore e perciò costruita ad immagine e somiglianza del signore che la governa.

Vari e singolari sono i progetti della città ideale durante questo secolo, basti ricordare il nuovo assetto della città di Pienza dovuto a Bernardo Rossellino e voluto da papa Pio II Piccolomini, o all’addizione erculea di Ferrara che gli Este avevano ordinato a Biagio Rossetti. L’impostazione della nuova città quattrocentesca è fondamentalmente questa: forma regolare, simmetrica, costruita intorno a una grande piazza dove sporge il palazzo del signore.
La piazza, spesso porticata, con al centro una statua o una colonna commemorativa, è l’estensione naturale del palazzo del signore, una sorta di grande cortile volto a confermare la sua autorità, il suo rapporto con il potere. A teorizzare tale potere non sono studiosi qualsiasi ma il fior fiore del genio italico, i tecnici della storia, dell’arte, della cultura.

Questa posizione ben precisa nella realtà prende il nome di spazio e questo deve essere misurabile e quantificabile con la matematica, la geometria e la prospettiva. La stessa posizione nella storia prende il nome di tempo, quale serie di eventi che si susseguono e che possono essere modificabili.

Lo spazio e il tempo sono solo unità di misura inventate dalla ragione umana: in realtà non esistono, perciò la dimensione prospettica e la storia altro non sono che valori razionali.

Lo studio scientifico della prospettiva

È Brunelleschi a scoprire e dare una definizione alla prospettiva, a teorizzarla pensò Leon Battista Alberti: la prospettiva è la tecnica delle proporzioni.
Secondo l’Alberti, l’uomo valuta “per comparazione”, ovvero rapportando tutto secondo il suo modo di vedere le cose. E’ chiaro che il senso dello spazio e del tempo cambiano da persona in persona.
Così, trasportando tutto su un piano artistico e architettonico, la facciata di un palazzo, per essere armoniosa, doveva essere costruita su basi proporzionali ovvero con un giusto rapporto tra colonne, capitelli, archi, vuoti e pieni, altezza, larghezza delle superfici (un chiaro esempio è la Chiesa di Sant’Andrea, opera dell’Alberti, dimostrazione dell’utilizzo dello schema modulare quadrato-cerchio).

Il sistema proporzionale crea armonia e pone l’uomo e le sue opere in una dimensione naturale. Dal momento in cui il corpo umano diventa un pratico indice di misura, l’architettura si dice antropomorfica. Si perpetuano lo studio approfondito dell’anatomia umana e il rifiuto dell’arte gotica, quale arte disarmonica, divisa tra il decorativismo minuto e la gigantesca mole delle cattedrali.
La prospettiva e la proporzione rientrano in un programma più vasto che prende il nome di renovatio dell’antico o rinascimento.

Uomo vitruviano, Leonardo da Vinci, 1490.

Di cosa si tratta? Di un senso di doveroso ripristino della storia antica, dei suoi valori e delle sue virtù.

Quei valori e quelle virtù che hanno permesso la creazione di opere d’arte e d’ingegno grandiose quali le greche e le romane. Il passato dunque è un sentimento, non un’imitazione. Soprattutto è vero perché passato, non confuso e variabile come il presente e, maggiormente, il futuro.

Si profila così l’idea di un momento storico preciso, corrispondente con la fine dell’Impero Romano e l’inizio del Medioevo, in cui l’arte, la cultura, l’uomo perdono i loro valori originali e ne tramandano solo delle sparute ombre. Cosicché l’arte romanica e l’arte gotica sono solo un’ombra dell’arte classica.

Dalle ceneri dell’Impero Romano, il nuovo mondo pone le basi di una nuova avventura; l’innovazione aiuta a liberarsi dalle catene della tradizione.

Il cambiamento viene vissuto anche in campo esistenziale: l’uomo del medioevo vive nella continua paura di cadere nel peccato e di subire la punizione divina, l’uomo del Quattrocento si sente parte integrante di un progetto divino, iniziato proprio in epoca romana con l’arrivo del Messia.
Nel segno del Cristianesimo, dunque, si può dare continuità alla storia di Roma. Da qui, paradossalmente, nasce quel germe che porterà alla Riforma religiosa del Cinquecento.

L’artista del Quattrocento crea un’opera nuova che contiene i valori dell’antichità, rifiuta la tradizione stilistica e la tecnica acquisita. Ne consegue che ogni artista ha un proprio valore, una personalità forte, uno stile inconfondibile. L’artista di questo secolo ha bisogno di conoscere altri artisti, per confrontarsi e, conseguentemente, differenziarsi.

Brunelleschi, ad esempio, “inventa” la cupola ogivale di S. Maria del Fiore, basata sul tema proporzionale, giusto tramite tra la cattedrale arnolfiana, costruita secondo la moda gotica più di un secolo prima (fino al tamburo), e la modernità del tema architettonico cristiano (che riappare nella Sant’Anna Metterza di Masaccio, come si è detto).
Realizza il perfetto contrario del Duomo di Milano, simbolo dell’impegno secolare della comunità e di un’architettura varia, scomposta nelle forme aguzze e ripetitive delle guglie.

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