Gianlorenzo Bernini

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

Il nostro percorso di storia dell’arte sul XVII secolo non sarebbe completo se non analizzassimo anche le importanti produzioni artistiche di tre notevoli artisti della prima metà del secolo: Bernini, Borromini e Reni.

Il centro culturale in cui si dispiegano le attività artistiche degli autori considerati è sempre Roma, grande cantiere aperto legato alle innumerevoli committenze ecclesiastiche.


GIANLORENZO BERNINI – La vita

G.L. Bernini, Autoritratto, 1623, Roma, Galleria Borghese.

Figlio d’arte, nasce a Napoli nel 1598 da Pietro, scultore toscano impegnato nella edificazione della Certosa di San Martino (Napoli), e dalla popolana Angelica Galante. La gavetta di Gian Lorenzo inizia proprio presso i cantieri calcati dal padre. La trasferta romana arriva nel 1606, allorquando a Pietro si aprono le porte del cantiere della cappella Paolina di Santa Maria Maggiore, sotto il papato di Paolo V. La cappella doveva ospitare le tombe dello stesso pontefice in carica e del suo predecessore Clemente VIII. 

L’influenza tardo-manierista del padre è viva nelle opere iniziali di Gian Lorenzo, specie in quelle ospitate presso la villa Borghese e la cappella Barberini di Sant’Andrea della Valle. Comincia ad acquisire una sua autonomia stilistica a partire dalla realizzazione di due figure di santi: San Lorenzo e San Sebastiano. Le committenze più importanti arrivano agli inizi degli anni Venti, quando il padre lo avvicina all’ambiente di casa Barberini. Qui Gian Lorenzo è invitato a rifinire alcune incompiute di Michelangelo Buonarroti.

Da Scipione Borghese a Maffeo Barberini

L’inizio è trionfale. Da questa iniziazione quasi scolastica, Bernini approda alle dipendenze di Scipione Borghese, il cardinale che scommetterà tutto sulle qualità di questo giovane artista poco più che ventenne. A lui, nel giro di pochissimi anni, commissiona gruppi monumentali molto impegnativi dal punto di vista volumetrico e tecnico: Enea, Ascanio e Anchise, Apollo e Dafne, Il Ratto di Proserpina, Il David. Un’altra fortuna legata alla sua carriera è l’ascesa al pontificato di quel Maffeo Barberini che fu il suo primo mecenate, con il nome di Urbano VIII. Da questo momento in poi, Bernini viene ricoperto di incarichi: commissario dei maggiori impianti idrici romani, fra i quali quello di Piazza Navona, direttore della Fonderia di Castel Sant’Angelo. Anche per questo numerosi sono i suoi progetti di fontane a Roma: Barcaccia, delle Api, del Tritone, di Trevi.

Il Ratto di Proserpina, 1621-22, Galleria Borghese, Roma.
Il Ratto di Proserpina, particolare.