Francesco Hayez, quell’italica leggerezza di un bacio

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

FRANCESCO HAYEZ

La fonte principale della vita dell’Hayez sono le sue stesse Memorie, dettate all’amica Giuseppina Negroni Prati Morosini tra il 1869 e il 1875.


Le origini

Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 21 dicembre 1882) nasce da famiglia di umili origini (il padre è di origini francesi), priva di mezzi utili per il sostentamento di cinque figli, cosicché Francesco, il più promettente, viene affidato alle cure di una zia materna originaria di Milano, sposata con Francesco Binasco, antiquario e collezionista di opere d’arte. Nell’ambiente veneziano e all’interno di una famiglia benestante, Francesco ha la possibilità di crescere e imparare.

I maestri

Lo stesso zio lo introduce alla pittura, con la speranza di impiegarlo come restauratore presso il suo negozio. Uno dei primi maestri è Zanotti, che gli impartisce lezioni di disegno, poi passa a Francesco Maggiotto, pittore veneziano amante della letteratura e proprietario di una grande biblioteca dove Francesco ha modo di apprendere delle vite e delle opere dei grandi maestri veneti del Settecento, come Giovan Battista Tiepolo, Sebastiano Ricci, Giovanni Battista Piazzetta. Dopo il Maggiotto, lo zio lo colloca sotto la guida di Filippo Farsetti, proprietario di una grande raccolta di gessi, tratti dalle statue antiche più famose. Nelle ore serali Francesco si reca alla scuola di nudo presso la vecchia Accademia di Belle Arti di Venezia.

L’incontro con Canova

Completato il ciclo di studi veneziano, si reca a Bologna, Firenze e Siena, per poi fare tappa a Roma, dove ad accoglierlo c’è Antonio Canova. Qui, grazie all’amicizia con lo scultore veneto, riesce ad avere le più importanti committenze. Ma il periodo migliore inizia a Milano, chiamato da Pietro Rossi per un’esposizione presso l’Accademia di Brera. Il soggiorno milanese è ritenuto il migliore in assoluto nella vita dell’artista, non solo il più prolifico, ma anche il più maturo. Lontano da Venezia, allontana anche l’idea di ritornare a Roma quando nel 1822 muore Canova. La stessa Milano gli consente di avere contatti internazionali con le corti imperiali mitteleuropee: i suoi più importanti committenti e mecenati sono Maurizio Bethmann, la famiglia degli Schönborn, Guglielmo I di Württemberg, il principe Klemens von Metternich, che lo incarica di realizzare un’allegoria ad affresco dell’incoronazione regia dell’Imperatore Ferdinando sulla volta del Salone delle Cariatidi, presso il Palazzo Reale di Milano.

La romantica storia con Carolina Zucchi, a Milano

In quegli anni, sempre a Milano, rimane affascinato da un’artista e litografa milanese, figlia del ragionier Zucchi, fautore di un esclusivo salotto culturale composto da artisti di svariata provenienza. Carolina Zucchi frequenta amicizie come Donizetti e Bellini e non manca di prestarsi come modella e allieva del nuovo arrivato Hayez. La ragazza si innamora perdutamente del pittore veneziano e il ritratto di questo sfrenato amore è raccontato e illustrato nelle Memorie scritte dalla stessa Carolina. 

Dopo il successo dei dipinti di Palazzo Reale, arrivano commissioni da ogni dove, prestigiose e minori, insieme a incarichi accademici e riconoscimenti ufficiali. Il 18 agosto 1850, Hayez è titolare della cattedra di pittura all’Accademia braidense, vacante dalla morte di Luigi Sabatelli. Dieci anni dopo è professore onorario dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, e presidente di quella di Milano, in sostituzione dell’amico Massimo d’Azeglio. 

Francesco Hayez, Il bacio, particolare, 1859, 112 x 88 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Il fascino della missione patriottica

Il 9 settembre 1859, a Milano, viene presentato il suo capolavoro Il Bacio, commissionato dal conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto. Il quadro illustra una coppia di giovani amanti intimamente legati da un bacio, calati in un ambiente medievale, semplice e austero, impreziosito da una decorazione parietale, con il giovane che, probabilmente, allarmato da un’emergenza è già con un piede sulla scalino pronto per la fuga, mentre la donna lo lega ancora a sè, trattenendolo con una mano artigliata. I colori emergono con un intenso bagliore e l’abito della donna emana riflessi di uno sconvolgente realismo. Il tema romantico, tuttavia, camuffa le nascoste intenzioni del pittore e i suoi ideali patriottici risorgimentali. L’opera, infatti, attesta l’avvenuta unione tra la Francia e l’Italia, di cui i due protagonisti riportano i colori delle rispettive bandiere negli abiti. Dell’opera il pittore realizza altre tre copie, di colori diversi.

Dagli anni sessanta dell’Ottocento fino al 1882, anno della sua morte, si dedica alla raccolta degli allori seminati durante una vita di attività artistica, intense pubbliche relazioni coltivate con sapienza e oculatezza.

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