Biografia completa di Nino Leotti

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

Pittore e docente di Barcellona Pozzo di Gotto (1919 – 1993)

Antonino Leotti nasce il 13 Giugno del 1919 a Barcellona Pozzo di Gotto, dal padre Vincenzo, tenore lirico e compositore di arie musicali, e Giulia Battaglioli, soprano, persa all’età di due anni.

primeopereleotti  Il piccolo Nino cresce e si forma in un ambiente artistico e anch’egli, come i genitori, segue la via dello spettacolo, prima come cantante poi come attore, ma la sua passione è l’arte grafica. E, come spesso accade a chi inizia qualcosa di completamente nuovo, l’inizio è incerto, il tratto da pittore autodidatta è timido, fino all’incontro con il colorista Vittorio Drago.

Drago è un talentuoso disegnatore e incisore palermitano di scuola liberty che, dopo una vita avventurosa in America (si applicò con successo nell’arte della falsificazione di banconote), si trasferisce a Barcellona Pozzo di Gotto, vivendo di lezioni private e commesse varie, quali, ad esempio, la preparazione dei carri allegorici per il Carnevale della città.

leottiprimeopereGli inizi promettenti

Nino impara in fretta il complicato uso dell’impasto dei colori e coltiva la voglia di mostrare le sue opere a un pubblico più vasto di quello degli amici e dei familiari. Nonostante i promettenti sogni di ragazzo, non abbandona quegli studi umanistici che gli assicureranno un modesto ma onorevolissimo posto di lavoro. A 19 anni, infatti, ottiene il Diploma di Scuola Magistrale che prontamente lo abilita all’insegnamento.
Nel 1939 la Germania nazista invade la Polonia: l’Italia di Mussolini, alleata con i tedeschi, schiera le proprie truppe. Anche Nino parte per il fronte, con il grado di Tenente del 4° reggimento di Fanteria. Partecipa a due campagne di guerra, nel 1940 e nel 1943. Ferito, viene decorato con la Medaglia d’Argento al Valore Militare e con la Croce al Merito di Guerra.

 

 

leottiprimeopere3L’inserimento nel Gruppo Corrente a Milano

Pur trovandosi in ristrettezze economiche e nelle tristissime condizioni in cui l’evento bellico gettò l’intera Europa, non trascurò la sua passione per l’arte. A Milano, la cerchia dei suoi amici pittori lo avvicina al gruppo Corrente, il movimento artistico-letterario coagulatosi intorno alla rivista “Vita giovanile”. Qui, una fresca aria d’avanguardia stimola il suo animo di ventenne dinamico e ribelle, schiarisce il grigiore della caserma e delle trincee. Qui, in breve tempo, si radunano letterati e giovani artisti di ogni dove, soprattutto quelli che rifiutano l’adesione al regime mussoliniano. Il gruppo formula un’interessante quanto semplice filosofia, votata alla lotta contro le istituzioni, arroganti, faziose, repressive e contro l’intellettualismo dell’arte astratta, racchiusa in sé stessa, ermetica, insensibile. Propone, invece, senza mezzi termini, un nuovo realismo, inteso non come un recupero naturalistico, ma come una riscoperta di quegli antichi valori morali legati alla lezione di Platone.

I temi trattati sono soprattutto politici: la Fucilazione delle Asturie (1935), di Aligi Sassu; i Sovversivi all’osteria (1940), di Vedova. La chiave grafica è quella espressionistica, ora violenta, ora contorta, della materia multiforme e lacerata. Renato Guttuso impersona questa tendenza, trasferendo nelle sue opere l’energia e la fatica della vita reale. Lo seguono Carrà, Manzù, Martini, De Grada, Messina, Tosi, Bernasconi e poi i più giovani Birolli, Cassinari, Cantatore, Pancera, Tallone, Bartolini, Cherchi, Grosso. Questi artisti raggiungono una notevole notorietà grazie alla partecipazione ai premi Bergamo e alla fondazione di un luogo di riunione e dibattito aperto in via della Spiga, denominato Bottega di Corrente, diventata poi Galleria della Spiga e Corrente. Nel 1943 la parte più attiva degli artisti del Gruppo Corrente alimenta la Resistenza e, temendo che la dispersione provochi la fine di quella bella realtà culturale, decise di dare vita a un Manifesto, attraverso il quale i pittori e gli scultori consci dello sforzo fino ad allora compiuto a favore del rinnovamento dell’arte, dichiararono: “Vogliamo impostare il discorso pittorico in funzione rivoluzionaria […]. Ci riconosciamo solo in amore e odio. Picasso con Guernica pone tale questione. Noi si guarda a Picasso come al più autentico rappresentante di chi ha investito in senso completo la vita […]”.

Fine della guerra e rientro a Barcellona

Dopo la parentesi della Resistenza e la fine della grande guerra, Nino ritorna definitivamente al suo paese di origine, dove lo aspettano la moglie Masina e i suoi due bambini, Lilia e Walter. A ventisei anni e con il diploma di abilitazione magistrale in tasca, comincia la lunga trafila delle supplenze presso i vari istituti scolastici della provincia di Messina, a partire dall’anno accademico 1945/46. Allo stesso tempo, com’era solito fare, trovava il modo di conciliare scuola, pittura e teatro, cimentandosi nel ruolo di truccatore e preparatore scenico. Nell’aprile del 1945, ad esempio, lo troviamo impegnato nei preparativi dello spettacolo “Arcobaleno” per il Teatro Comunale Garibaldi di Castroreale.

Animo sempre irrequieto e incontentabile, ottiene, nel febbraio del 1947, il diploma in Accademia delle Belle Arti, all’epoca parte dell’Istituto di Arte Governativa in Palermo.

Sei anni più tardi, si abilita all’insegnamento nella classe di concorso Disegno e Storia dell’Arte, collocandosi al terzo posto nella graduatoria dei vincitori.

Con tale qualifica, subentra nella cattedra di Disegno presso la Scuola Media “Giovanni Verga” di Barcellona Pozzo di Gotto, dove resterà fino all’anno accademico 1955/56.

I successi ottenuti negli studi e l’attenzione mostratagli dai professori dell’Accademia palermitana favoriscono la sua crescita artistica ed innalzano la sua creatività. Il momento di mostrare a tutti i contenuti della sua arte, “i suoi figlioli più cari” come amava spesso dire, è vicino.

leotti54La prima mostra

La sua prima mostra personale è del 1949, presso il Circolo Igea Virtus di Barcellona Pozzo di Gotto, dove espone settantacinque opere. Il depliant della mostra contiene una bella e lusinghiera prefazione a cura di Francesco Bosco, professore ordinario di pittura presso l’Istituto d’Arte Governativa di Palermo. A proposito di questa prima esposizione, il 9 febbraio 1949, il Notiziario di Messina titola in terza pagina: “Un giovane nuovo nella vita dell’arte”.

Da questo momento si susseguono le mostre collettive e personali in Sicilia e in Calabria. É in queste occasioni, e soprattutto alla Biennale Calabrese del 1951, che ha modo di incontrare e rivedere gli amici artisti: Saverio Gatto, Renato Guttuso, Beppe Guzzi, Giuseppe Mazzullo, Giovanni Omiccioli, Carlo Walcher. Non manca di partecipare a mostre di pittura caricaturale, una modalità interpretativa della vita, scanzonata ed allegra come il suo carattere.

Il 30 settembre 1951 si apre la 1^ Mostra Nazionale di Pittura “Città di Messina”, presieduta da Salvatore Pugliatti, con il poeta Vann’Antò in qualità di segretario generale. Fra gli artisti presenti ci sono, oltre a Nino Leotti, Maurizio Clerici, Renato Guttuso, Carlo Levi, Giuseppe Migneco, Giovanni Omiccioli, Francesco Trombadori, Giulio Turcato.

Dal dicembre del 1951 all’aprile del 1952, Nino è presente alla VI Quadriennale d’Arte Nazionale a Roma e, l’anno successivo, all’Esposizione dell’Agricoltura presso la “Mostra delle Arti figurative”, sempre a Roma. Nel 1953, pubblica un articolo polemico su La Strada. Voce della Provincia. Periodico Libero e Indipendente, in cui espone le sue idee sulle mostre d’arte e le opere dei pittori che “spesso sono frutto di sacrifici che solo in pochi sanno cogliere nella loro interezza”. É una velata polemica contro i denigratori dell’arte che popolano soprattutto la sua città natale. L’ambiente culturale siciliano comincia a stargli stretto, mentre ritrova in quello romano motivo di ispirazione e di crescita artistica e professionale.

La decisione è presto presa e nel 1956 il professore Leotti ottiene il trasferimento a Roma. Qui, accolto con grandi feste dai suoi amici artisti,  l’energia ricomincia a scorrergli nelle vene.

Insegna Disegno e Storia dell’Arte presso la Scuola Media Statale “Albio Tibullo” fino all’estate del 1958, poi si trasferisce presso la Scuola Media Statale “Giovanni Verga”, sempre a Roma, ma vi resterà solo un anno.

Anni ’50: Roma capitale dell’arte

La grande gioia di trovarsi nella capitale della cultura per eccellenza, nella più grande fucina di artisti negli anni del dopoguerra, si esprime attraverso una fervida attività artistica: il 12 dicembre 1956 espone nell’ambito di una mostra organizzata da “La Comunicativa”, un’associazione culturale che promuoveva innovative e originali “mostre volanti” all’interno di ristoranti, tavole calde, caffè e bar. Nei locali de “La capricciosa”, in Largo dei Lombardi 8, ventiquattro pittori mostrano agli avventori le loro opere. Cosimo Donadei, impresario dalle notevoli capacità comunicative, suggerisce di inserire gli indirizzi degli artisti all’interno del catalogo della mostra, così da permetterne il diretto contatto con appassionati e cultori d’arte. Veniamo così a conoscenza del nuovo domicilio romano di Nino Leotti: via Principe Amedeo 101, Roma.

Nel gennaio 1957 continua la fortunata iniziativa de “La Comunicativa” di Donadei con altri quarantaquattro pittori che occupano festosamente il locale “Damario” in via Vittoria 16/a.

Proprio in quegli anni, la produzione del trentottenne Nino si fa sempre più fitta nel numero e intensa nei contenuti. L’11 aprile del 1957 sente l’esigenza di una mostra personale a Roma e Donadei non perde tempo ad organizzargliela presso la galleria “La Cassapanca” di via del Babuino 107/a. Vi espone dipinti ad olio e disegni riproducenti paesaggi della sua Sicilia: Milazzo, Calderà, Patti, Cefalù, Spartà, S. Paolo, Bafia. Il depliant della mostra sottolinea: “prima mostra romana dell’artista siciliano Nino Leotti, insegnante di disegno”.

Il fiuto di Donadei non sbaglia e non è un caso se i quotidiani nazionali aumentano gli spazi dedicati al “nuovo artista siciliano”: il 17 aprile 1957, Il Secolo d’Italia pubblica un articolo in cui evidenzia come la mostra presso “La Cassapanca” stia riscuotendo un “notevole successo di pubblico” e come lo stile di questo pittore emergente sia “personalissimo, evocativo della sicilianità”, una nuova “pittura del sogno e degli affetti”.

leottianni50Il 18 aprile 1957, Democrazia Socialista, settimanale politico, pubblica la prefazione del catalogo della Mostra de “La Cassapanca” firmato da Fortunato D’Arrigo e il sottotitolo recita così: “Pur dura e asprigna ancora in certe intonazioni, pur incespicata nel taglio e nel colore di certe frasi, questa pittura si pronuncia già con un timbro di voce che è ben conoscibile, è suo”.

Il 20 aprile 1957, Il Popolo. Quotidiano della Democrazia Cristiana pubblica un articolo su Nino Leotti, “pittore siciliano di origine ma romano d’adozione”.

Le recensioni sull’artista si susseguono e si insiste molto sull’originalità della sua pittura, nonostante una critica disattenta lo avesse omologato allo stile del messinese Giuseppe Migneco.

Del successo degli artisti siciliani a Roma giunge l’eco anche in Sicilia, dove, il 30 aprile 1957, appare un articolo sulla Gazzetta del Sud: “Due nuovi artisti del pennello. Lusinghiero debutto di Nino Leotti e Rosa Florio a Roma”.

In occasione della mostra del 4 maggio 1957, la 1^ collettiva degli artisti siciliani residenti a Roma, Ugo Attardi, Renato Guttuso, Nino Leotti, Giuseppe Mazzullo, Francesco Trombadori, la stampa segue con frenesia ogni sviluppo di quest’innovativa produzione artistica.

Le lusinghiere recensioni sull’artista Leotti

Leotti continua a impressionare più di tutti. Il 2 maggio 1957, Il Rossoverde, voce degli sportivi della Federconsorzi, pubblica: “Diremo che le sue opere sono caratterizzate dal silenzio, da un silenzio perfetto che regna in quei paesaggi vuoti dove pare che non esista la mano dell’uomo nè l’uomo stesso”.

2-9 maggio 1957 – Giornale del Mezzogiorno, settimanale economico politico indipendente: “Nino Leotti è un’altra voce del realismo siciliano: c’è qua e là come un ricordo di Rosai…”

7 maggio 1957 – Corriere dell’Isola. Si parla di grande successo e afflusso di pubblico alla mostra di Leotti. Il pittore esprime un’arte che è “connubio tra la realtà e il sogno”.

8 maggio 1957 – Giornale del Mattino: Grande concorso di pubblico alla mostra de “La Cassapanca”.

Maggio 1957 – Auditorium, mensile di cultura e informazione, ricorda l’esposizione di Nino Leotti composta da 16 olii e 8 disegni.

Nonostante la distanza, Nino non dimentica la sua terra e non manca di partecipare al Primo premio nazionale di pittura e bianco-nero “Città di Naso”, il 20 agosto 1957. Fra gli artisti partecipanti, pochi ufficiali, fra i quali Nino Leotti e Ugo Attardi, e molti fuori concorso: Renato Guttuso, Carlo Levi, Mario Mafai, Giuseppe Mazzullo, Giovanni Omiccioli, Domenico Purificato, Francesco Trombadori.

Nel moltiplicarsi degli incontri, delle cene, degli scambi culturali, Nino vive con i grandi personaggi dell’arte e dello spettacolo che allora non mancavano mai di passare per via Margutta: Guttuso, Purificato, Zavattini, Vittorio De Sica, Sebastiano Carta, Stefano D’arrigo, Mario Albertazzi.

Negli anni ’50 alcuni letterati ed artisti romani rievocano le tematiche del Gruppo Corrente.

L’esperienza di Corrente, grazie al “Manifesto” stilato prima della chiusura definitiva e volontaria del movimento nel 1943, non è perduta, anzi è raccolta e difesa dai neorealisti nel dopoguerra. Questi continuano la battaglia dell’impegno politico interrotta e riprendono la polemica stilistica contro il nuovo incomprensibile, vuoto e apparente, giurando fedeltà ai moduli figurativi, poichè ritenevano che i sentimenti dell’uomo potessero essere espressi solo con l’evidenza del corpo, del volto, dei gesti. I temi trattati sono per lo più quelli della Resistenza, del lavoro, della vita popolare e della lotta di classe. Dai fumi cubisti di Guernica escono le forzature espressioniste di Birolli, De Grada e Guttuso.

A partire dagli anni ’50 è la letteratura a dare nuovo vigore al movimento realista in Italia, con Italo Calvino (Il visconte dimezzato, 1951; Il barone rampante, 1957), Beppe Fenoglio (I ventitrè giorni della città di Alba, 1952; Primavera di bellezza, 1959), Carlo Emilio Gadda che, con il romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957, già pubblicato su Letteratura nel 1946-47), detta nuovi metodi di stesura stilistica subito mutuati dall’arte visiva.
Superato il periodo di crisi economica del dopoguerra, l’Italia incomincia un nuovo corso, in cui si respira aria di benessere e in cui i temi più dibattuti sono quelli esistenziali che, inevitabilmente, tracciano la strada alle nuove correnti artistiche.

Nel 1953, Federico Fellini da vita al film I vitelloni, spaccato di vita sociale di un Paese che recupera la voglia di ridere, del “dolce far niente”, un filone che culminerà ne La dolce vita, nel 1959.

Nel 1955 esce negli Stati Uniti il film Gioventù bruciata, che fa il punto intorno alla crisi di coscienza del mondo giovanile. In quell’anno, è il regista Michelangelo Antonioni a proporre temi analoghi, in Italia, con Le amiche.

Nel quadro del neorealismo si inserisce anche il nostro Nino Leotti, il quale recepisce appieno lo spirito rivoluzionario dell’ex gruppo milanese Corrente e lo reinterpreta nei termini del realismo sociale, tema ancora più sentito dalla gente del Sud che viveva ancora di stenti e sulle macerie delle guerre mondiali. Questo suo sentire appassionato e serioso nei confronti di una società in trasformazione fa da contrasto con il suo stile di vita da vitellone o, come egli spesso amava dire, da bohémien.

Il 12 marzo 1958, su il Rossoverde, Mario Albertazzi narra degli incontri presso lo studio dell’amico Nino Leotti: dopo una notte passata alla trattoria “Taverna”, corteggiando le ragazze straniere, Nino proponeva di rifugiarsi presso il suo studio, un bugigattolo in fondo a via Margutta. Lo studiolo era raggiungibile al termine di un giro di scale molto tortuoso e la prima vera avventura era arrivarci, ma solo dopo aver attraversato una serie di corridoi invasi da mille cianfrusaglie, divanetti stinti, libri, giornali, tele. Infine, l’abitazione: una cameretta minuscola, all’interno della quale ogni compagno dell’allegra brigata aveva il suo posto assegnato. Dopo un giro di bevande semi-alcoliche, originali intrugli gentilmente offerti dal padrone di casa, Nino mostrava i suoi quadri, con orgoglio, ma anche con “insospettata timidezza”. Fra tutti i quadri, custodiva con gelosia, in un angolo dell’unico armadio della stanza, avvolto in un lenzuolo, il dipinto da lui denominato “Acquaruggiata”. Agli amici che gli domandavano perchè fosse tanto attaccato a questa tela, rispondeva: “Fa parte dei miei ricordi siciliani: ci soffrirei troppo se qualcuno me lo guardasse con indifferenza”.

Nell’estate del 1958 si svolgeva la Fiera di Via Margutta, un appuntamento annuale con l’arte che per mondanità e afflusso di pubblico superava Piazza di Spagna, il Pincio e persino Vittorio Veneto. La strada si bloccava per l’esposizione di opere d’arte e la vendita di canditi e croccanti. Il 1 luglio Mario Albertazzi pubblicava sul giornale Libertà un articolo sulla Fiera, passando in rassegna gli artisti presenti: Guttuso, Omiccioli, Trombadori, Eva Fischer, Turcato, Failler, De Chirico, Walter Lazzaro. Per Nino Leotti sottolineava: con tre dipinti già esposti a “La Cassapanca”, accanto alla citazione della grande assente Novella Parigini.

In Sicilia, a raccogliere la notizia del successo romano di Nino Leotti è il giornalista Melo Freni, il quale, su La Voce dell’Isola del 1 Aprile 1958 pubblica un articolo sul “pittore siciliano di via Margutta”.

Altri articoli di Mario Albertazzi mettono in luce il profilo di Nino. In un articolo del 26 Febbraio 1959, intitolato “Un amore impossibile”, un ironico Albertazzi esalta le qualità istrioniche del pittore, narratore instancabile, spirito arguto, artista disordinato e affascinante.

Il 31 luglio 1959 Nino ritorna a Barcellona Pozzo di Gotto, sua città natale. Ha anche ottenuto il trasferimento, per domanda, dalla Scuola Media “G. Verga” all’Istituto Magistrale di Castroreale, dove insegnerà fino al 1966, ricoprendo la carica di vicepreside. Anche qui si butta a capofitto nelle mostre collettive, tiene conferenze di Storia dell’Arte presso i numerosi circoli culturali e le scuole della provincia di Messina, è sempre al centro di ogni iniziativa culturale di rilievo della città e della provincia, riceve premi e riconoscimenti alla carriera. La rete delle relazioni si fa fitta e non può fare a meno di accettare inviti: nel 1963 è a Lucca per un corso di estetica, critica d’Arte e critica letteraria organizzato dal Centro didattico Nazionale per i Licei.

leotti68A Castroreale, il 4 Giugno 1965, organizza l’accoglienza per il poeta Salvatore Quasimodo, in occasione del premio di poesia in memoria di Vann’Antò. Fra i membri della giuria anche Pino Ballotta, lo scultore Cavallo e Nino Leotti nelle molteplici vesti di gran cerimoniere e di cuoco, ruoli in cui gli si riconosce, sin dai tempi di via Margutta, grande abilità e fantasia.

A sottolineare le sue doti d’artista, anche nell’arte culinaria, è il critico Salvatore Di Giacomo che, trattando della personale di Nino Leotti alla Galleria “Il Fondaco” di Messina, sulla Tribuna del 13 Aprile 1966, ricorda di un incontro presso la casa di Calderà, dove mangiò “un lauto pranzo a base di piatti succulenti”.

A questo periodo risalgono le opere ispirate ai paesaggi marini della sua terra, il ritrovato rifugio dopo l’esperienza romana.

Il 16 Aprile 1966, Silvestro Prestifilippo pubblica un articolo sulla Gazzetta del Sud, citando proprio le ultime opere di Nino Leotti ispirate ai paesaggi di Calderà ed evidenziando il suo nuovo attaccamento alla casa e alla famiglia.

Non a caso, in una lettera datata 18 Aprile 1966 e indirizzata all’amico Fausto Materia, Nino dice di essersi ripreso, dopo un lungo tempo di inattività artistica dovuto ad “anni di meditazione, di lavoro, di amarezze, di speranze”. Ha rivisto la sua arte e l’ha “maturata”, ma il substrato è sempre “la malinconia”. Alla fine della lettera lancia un messaggio di speranza e di augurio: “forse farò un viaggio a Roma”.

La nostalgia della vita bohémien, scanzonata, dei tempi giovanili di via Margutta, lo incupisce sempre più. Trova lampi di evasione presso gli amici dell’Accademia della Scocca, gruppo culturale che si riuniva nel retrobottega della libreria dell’Ospe del poeta-libraio Antonio Saitta di Messina. Qui, fra scambi appassionati di idee, letture e fumo di sigaretta, si conferivano cariche onorifiche goliardiche. Nino raggiunse il grado di “Arcigno della Scocca”.

A partire dall’autunno del 1966, insegna presso il Liceo Scientifico “Luigi Valli” di Barcellona Pozzo di Gotto, dove resterà fino alla fine della sua carriera di insegnante, terminata il 9 settembre 1978. Durante questo lungo periodo di permanenza “forzata” a Barcellona, impartisce lezioni private a giovani studenti della provincia di Messina, al fine di prepararli agli esami di maturità e universitari. A frequentare i suoi corsi di materie artistiche e letterarie, dal febbraio del 1962, è anche un ventiquattrenne e promettente artista barcellonese che diventerà il suo fedelissimo e inseparabile allievo: Salvatore De Pasquale.

De Pasquale, oggi professore di storia dell’arte e disegno tecnico in pensione, è prezioso testimone del rapporto fra il maestro e i suoi allievi. Ci confida che il professore Leotti fosse tanto autorevole e rigoroso negli ammaestramenti quanto generoso e paterno al di fuori di essi, che fosse solito offrire a tutti caffè e sigarette, e rinunciare alla retta da parte dei meritevoli con scarse disponibilità economiche.

leotti76Lo studio del pittore Leotti

I ricordi, lontani ma ancora nitidi, ricadono sugli oggetti: lo studio del maestro era un guazzabuglio di tele bianche o dipinte a metà, di pennelli, colori, scatole, barattoli. L’intesa con il suo pupillo, dunque, doveva essere perfetta se gli permetteva di sbirciare nel suo rifugio e persino di vederlo all’opera. De Pasquale ci rivela che il professore compiva molti schizzi prima dell’opera finale: il disegno era per lui una base fondamentale per impostare l’impianto della composizione artistica. Nulla era lasciato al caso, tantopiù nella stesura dei colori: la gamma usata da Leotti era vastissima e inestricabile. Un giorno il maestro gli confessò che, a parer suo, il colore più difficile da usare era il verde, “per l’evidente naturalezza, la profondità, il significato”.

A tal proposito, ci torna utile richiamare alla memoria le parole di Kandinskij, il quale basava la sua pittura principalmente sull’accostamento dei colori, sull’intensità delle tinte e sulla saturazione: nel verde c’è una “terrena, orgogliosa tranquillità di un’alquanto solenne soprannaturale profondità”; mentre il verde assoluto “è il colore più riposante che esista, non muove in alcuna direzione, non esercita nessun richiamo di nessun genere, né gioioso né triste né appassionato, non esige nulla”.

La fantasia lo portava a usare i supporti più impensati per esprimersi: rami contorti, ossi di seppia, cartoni ondulati o lucidi, lamine, pietre, impiegati soprattutto per le strane fogge.

Lo incuriosivano la natura e la sua ironia, i personaggi stravaganti, i barboni incuranti del loro aspetto trasandato, i deformi, i sordomuti. Trattava tutti come se fossero i suoi figli. Accoglieva la vita come si presentava, senza nasconderne le brutture, senza chiudere gli occhi, curiosando fra le pieghe della diversità, delle estremità del reale, senza illusioni.

Nel 1969 il pittore Nino Leotti appare fra le voci dell’Enciclopedia Universale Seda della Pittura Moderna e, nello stesso anno, è citato come uno dei personaggi emblematici e rappresentativi della città nel libro curato da Nello Cassata: “Barcellona Pozzo di Gotto dal 1860 ai nostri giorni”.

Presente anche nel Dizionario degli artisti Siciliani di Luigi Sarullo, introdotto da Vittorio Sgarbi, e sull’Albo dei decorati al Valor Militare dell’Istituto Nastro Azzurro. Il  27 Ottobre 1985 la Gazzetta del Sud gli dedica uno speciale intitolato: “Personaggi illustri nati sulle rive del Longano”.

leotti75Ha tenuto mostre personali nazionali ed internazionali, fra le quali citiamo quelle svoltesi a Colonia e Monaco di Baviera fra maggio e luglio del 1954 e poi ancora ad Amburgo, Zurigo, Copenaghen, Amsterdam.

Fra le più importanti dopo gli anni ’70, ricordiamo:

  • 1971 – 1^ Biennale Internazionale d’Arte Marinara – Genova palazzo Tursi, Comitato Cittadino per le Celebrazioni Colombiane;
  • 20 Agosto 1972 – XX Concorso-esposizione di pittura estemporanea per l’assegnazione del premio nazionale “Marina di Ravenna”;
  • 10 Aprile 1973 – Galleria d’Arte Il Pendolo, Messina, collettiva di pittori (Guttuso, Dova, Maccari, Mazzullo, Migneco, Minolfi, Omiccioli, Rosai, Sironi, Tozzi);
  • 2 Aprile 1975 – Hermes, Studio d’Arte, via Margutta 54, Roma, personale con presentazione di Melo Freni;
  • 23 Dicembre 1975 – XVI Mostra di pittura a Capo d’Orlando: Baragli, Basile, Consagra, Fiume, Greco, Guttuso. Ioppolo, Mazzullo, Messina, Migneco, Trombadori, itinerario mitologico anche con artisti scomparsi;
  • 4 Giugno 1976 – Il Fondaco, personale di Nino Leotti con presentazione di Melo Freni;
  • 21 Marzo 1981 – 2° premio Ibla Mediterraneo Internazionale di pittura e grafica (Modica);
  • 22 Maggio 1982 – Galleria “Lo stacco”, Patti (ME);
  • 5 Novembre 1983 – 1^ Mostra figurativa Corda Fratres (ex Chiesa di S.Vito);
  • Agosto 1986 – Murales di via Scinà;
  • 11 Agosto 1990 – Barcellona Arte 1990, tecniche, stili, tendenze (Galleria Civica);
  • Ottobre – Novembre 1991 – Personale presso Galleria Meceden di Milazzo, opere anni 1980-90.
  • Gli sono stati assegnati titoli onorifici, a parte quelli già citati, quali membro dell’Academia Latinitati Excolendae e dell’Accademia dei 500, Socio onorario del Rotary Club di Milazzo.

Ha scritto per le seguenti riviste e quotidiani locali d’arte e di gastronomia:

  • Il Paliotto attraverso i secoli, 1964
  • La rivoluzione artistica, 1965
  • Le oscillazioni del gusto, 1971
  • L’anima e l’Arte. Autopsia di Barcellona, 1983
  • Barcellona e l’Arte, 1983
  • Perché l’Arte, 1987

leotti80Di lui hanno scritto: M. Albertazzi, , L. Barbera, A. Battistini, F. Bosco, F.P. Catalano, R. Civello, F. D’Arrigo, G. Dente, S. Di Giacomo, A. Entità, G. Etna, M. Freni, V. Guzzi, B. Joppolo, V. Mariani, V. Palumbo, M. Passeri, C. Paternostro, G. Pensabene, N. Pino, S. Prestifilippo, G. Quarzè, F. Racchiusa, P. Raffa, N. Riva, B. Scaramucci, D. Schmiedt, P. Stefanata, A. Torre, U. Zingales.

Ha raccontato parte della sua carriera artistica ai microfoni della Rai RadioDue nel 1990.

Si è spento a Barcellona Pozzo di Gotto il 7 febbraio 1993.

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