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(Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2021)

Dalle prime forme d’arte alle grandi civiltà del Mediterraneo

Le prime forme d’arte risalgono all’era preistorica, ma erano espressioni ingenue e stilizzate. Il disegno sulle pareti delle grotte aveva per l’uomo carattere propiziatorio per la caccia: serviva a scacciare le paure del combattimento o a rinfrancare gli animi dei guerrieri oppure rappresentavano uno schema didattico della battuta di caccia. Così bastavano pochi tratti per descrivere una battuta di caccia, l’importante era riconoscersi in quell’evento fortunato. Fu successivamente che queste descrizioni divennero più complesse, gli animali rappresentati più definiti e i colori più vari e vicini al naturale.

Quando possiamo parlare di arte allora?

Quando quell’espressione grafica diventava frutto dell’emozione dell’uomo che l’aveva realizzata e quando questa emozione riusciva ad essere trasmessa a chi l’osservava.

L’arte preistorica non è univoca e inquadrabile in un solo profilo espressivo.

Innanzitutto, dobbiamo distinguere le ere geologiche per poterci meglio orientare nella nostra ricerca. Gli studiosi delle rocce e dei fossili hanno individuato i fenomeni geologici e gli eventi biologici che hanno caratterizzato la storia della Terra, da 4,6 miliardi di anni fa fino a oggi. Lo studio ha portato all’individuazione di categorie temporali di varia entità: era, periodo, epoca ed età. Le prime tre sono applicate in maniera standard in qualunque parte del mondo, l’ultima differisce a seconda delle regioni.


Le cinque ere preistoriche

Si possono distinguere 5 ere:

  1. precambriana (o criptozoica)
  2. primaria (o paleozoica),
  3. secondaria (o mesozoica),
  4. terziaria (o cenozoica)
  5. quaternaria (o neozoica).

Tre, invece,  i periodi:
1. Paleolitico 2. Mesolitico 3. Neolitico


La nascita della scrittura

Per motivi di studio, si fa coincidere la fine del periodo del neolitico con la nascita della scrittura. E’ un periodo molto particolare in cui l’uomo diventa un essere prevalentemente sociale e sviluppa forme e regole di convivenza con i propri simili. Non per nulla adesso l’arte diventa essenziale non solo o non più per esprimere un sentire personale ma anche per definire ed esaltare l’immagine di un popolo o di un solo re.

L’arte è un linguaggio di comunicazione, che, probabilmente, ha preceduto l’uso della parola, consistente nel rappresentare la realtà. Il processo di rappresentazione è semplice: l’artista percepisce la realtà e la interpreta seconda un’idea propria, concretizzandola in un oggetto o un’immagine. Attraverso quella rappresentazione inizia un processo di conoscenza che parte dall’artista e finisce (o ricomincia) nell’osservatore.

Per maggiore precisione, potremmo distinguere quelle rappresentazioni che imitano le forme della natura, dette analogiche perché hanno un rapporto di analogia con la realtà, da quelle rappresentazioni che consistono in un’idea della realtà e hanno bisogno della parola per essere descritte, dette per questo logiche.

Il termine preistoria (“prima della storia”) è stato inventato dagli studiosi per distinguere quel periodo temporale in cui ci si esprimeva attraverso segni o suoni non ben definiti dal periodo in cui ci si esprimeva con un linguaggio articolato basato su un preciso alfabeto. L’inizio della storia, dunque, coincide con la nascita della scrittura, databile intorno al 3.000 a.C.

L’era quaternaria

Homo habilis. Foto da pbs.twimg.com

L’era quaternaria in cui nascono le prime presenze umane è solitamente divisa in tre periodi:
– il paleolitico, caratterizzato dalla presenza dell’uomo e dall’uso della pietra, collocabile in un periodo temporale fra 2.450.000 e 10.000 anni fa, vede una grande produzione di oggetti e immagini di interesse artistico. Si tratta quasi sempre di sculture di piccole dimensioni, tra le quali le più diffuse sono le statuette femminili, conosciute con il nome di Vèneri Preistoriche, trovate in moltissime zone dell’Europa e persino in Siberia, nei pressi del lago Baikal. La caratteristica comune alle molte Veneri preistoriche è l’esagerata accentuazione di alcuni attributi femminili (seni, ventre ecc) mentre braccia, mani, volto e piedi sono ridotti o inesistenti), onde accentuare la capacità della donna di procreare.

Di particolare interesse artistico sono alcune delle principali Veneri trovate in Europa: in Germania, nel Baden-Württemberg, la Venere di Hohle Fels, in avorio di mammut; in Austria, la Venere di Galgenberg, in serpentino; nella repubblica Ceca, in Moravia, la Venere di Dolní Věstonice, in ceramica; in Francia, nei Pirenei Francesi, la Venere di Lespugue, in avorio; nella Bassa Austria, la Venere di Willendorf, in calcare, essendo scolpita su pietra tenera raffigura le braccia sottilissime ripiegate sul petto; in Russia, ad Oblast’ di Irkutsk, la Venere di Mal’ta, in avorio; in Slovacchia, a Záhorie, la Venere di Moravany, in avorio; in Francia, in Aquitania, la Venere di Brassempouy, in avorio; in Francia, in Dordogna, la Venere di Laussel, un bassorilievo su calcare; in Svizzera, a Monruz nel Cantone Neuchâtel, la Venere di Monruz o Venere di Neuchâtel, pendente in giaietto, una varietà di lignite.

In Italia: in Liguria, la Venere dei Balzi Rossi, in staetite, senza neanche un accenno di braccia; a Savignano sul Panaro, la Venere di Savignano, in serpentino, anch’essa senza un accenno di braccia; vicino a Lecce presso i laghi Alimini, la Venere degli Alimini, in osso animale; a Chiozza, frazione di Scandiano vicino a reggio Emilia, la Venere di Chiozza, in ciottolo di arenaria; a Raffadali, in provincia di Agrigento, le due Veneri di Busonè, ricavate da pietre fluviali, in Sardegna, la Venere di Macomer. In effetti, queste statuette potrebbero essere considerate come simboli della fertilità e dell’abbondanza. Altra frequente espressione naturalistica sono i graffiti all’interno delle grotte, sulle cui pareti vengono raffigurate solitamente scene di caccia, di scontri tra uomini e animali, secondo modalità che fanno pensare a uno schema di attacco simultaneo o a una ritualità religiosa. Effettivamente, senza andare lontano dalla realtà, potremmo facilmente ipotizzare che tali immagini abbiano avuto due fondamentali finalità:

– una funzione apotropaica, ossia uno strumento per scacciare le paure derivate dalle difficoltà della caccia all’animale;

– una funzione pratica, per istruire giovani inesperti all’arte della caccia.

Comunque sia, il fine è sempre quello della conoscenza attraverso l’esperienza.


Dall’Homo habilis al Cro – Magnon

Dicevamo: circa due milioni di anni fa nasce l’Homo abilis, il primo di una lunga serie dell’evoluzione umana che porta in più di un milione e ottocentomila anni alla comparsa dell’Homo Sapiens, i cui resti sono rinvenuti in Europa meridionale e centrale e nel Vicino e Medio Oriente.

L’Homo Sapiens Neanderthalensis è un cacciatore nomade, cerca riparo sotto o dentro le rocce, si muove in gruppi di 6-10 persone, porta con sé dei ciondoli e piccoli ornamenti, è gentile d’animo e si emoziona di fronte ai suoi piccoli e alla natura. La sua esistenza (in Europa) finisce in quasi 200.000 anni di vita della specie con l’incontro con l’uomo Cro-Magnon, più evoluto, socievole, atletico, avvenuta circa 35.000 anni fa.

Evoluzione dell’uomo. Immagine da https://www.milanoguida.com/visite-guidate/visite-guidate-bambini-e-ragazzi/mostra-homo-sapiens-per-bambini/

Il passaggio dal periodo paleolitico a quello mesolitico, infatti, è sancito dal passaggio da una vita nomade, basata sulla caccia e la raccolta di frutti selvatici, a una vita più sedentaria, basata sulla coltivazione della terra e sull’allevamento di bestiame. Questa trasformazione di tipo economico-logistico cambia l’assetto sociale degli uomini primitivi, che finiscono per riunirsi in villaggi, dotandoli di servizi e di regolari abitazioni. La caccia, dunque, non è più uno strumento indispensabile per il procacciamento di cibo e, a tal proposito, cambiano non solo le abitudini di vita ma anche quelle religiose: si passa da divinità virili (basate sul concetto di forza) a divinità femminili (basate sul concetto di fertilità).

Questo nuovo stadio della vita dell’uomo, fatto anche di pace e di benessere, porta all’elaborazione di un codice concettuale basato sulla parola, verso il quale il Cro-Magnon risulta più abituato e più portato rispetto al Neanderthal. Le opere del mesolitico e del neolitico sono l’espressione più evidente di questo nuovo modo di intendere il mondo e di pensare: le immagini diventano simboliche e sempre più basate su un concetto logico. Infine, vengono privilegiate le scritture fonetiche (più facili da utilizzare visto il numero ridotto di segni base) rispetto alle scritture ideografiche molto più complesse.

Cueva de las manos (Canyon del Rio), Argentina

Pensiamo a questa bella e creativa realizzazione di un insieme di mani riprodotte all’interno di una grotta argentina, detta Cuevas de las Manos (Canyon del Rio), risalente a circa 8000 anni fa. Probabilmente creata con un sistema di spruzzo di sangue di animale con la bocca direttamente o attraverso una cannula, è la testimonianza della volontà di partecipazione di più persone a un progetto. Il progetto presuppone regole e, laddove ci sono regole, c’è civiltà.

Fra i 10.000 e i 1.500 anni fa risale l’uso degli uomini primitivi ad innalzare dei grossi massi di pietra, detti, appunto, megaliti. Ne esistono di varie fogge e formati e in molte zone dei continenti Euro-asiatici. Probabilmente nati per simulare delle presenze umane al di là della breve vita dell’uomo delle caverne, conservano ancora oggi tutto il loro potenziale mistico e religioso. Possiamo individuare tre tipi d megaliti: il semplice menhir, creato la verticalizzazione di un masso alto e stretto; il meno semplice dolmen, formato da due massi verticali sui quali poggia un masso orizzontale, quasi da riparo; il più complesso cromlech, un insieme di massi disposti in maniera circolare, probabili tombe o luoghi di culto.


L’età dei metalli

Mentre l’età della pietra era in corso (2,5 milioni di anni-3.000 anni fa), una parte della popolazione primitiva sapeva già fondere le rocce per ricavarne il rame. Inizia ottomila anni fa l’età dei metalli (divisa in età del rame – 8.000 anni fa, età del bronzo – 5.000 anni fa, età del ferro – 3.200 anni fa). Dopo l’uso della pietra, la tecnologia umana, sperimentazione dopo sperimentazione, riesce a trovare nuovi materiali per cacciare, tagliare, combattere. E’ il primato tecnologico che permette ad alcune popolazioni di differenziarsi dalle altre e di sopravvivere alle incursioni violente. La storia è fatta anche di scontri e, probabilmente, la popolazione più tenace, più intelligente e più tecnologicamente avanzata è la nostra più diretta antenata. Con i metalli, l’uomo migliora il suo stile di vita, costruisce strumenti più resistenti e comincia a conquistare nuovi territori a discapito di altre tribù.


Le grandi civiltà del Mediterraneo

A questo punto, in una precisa area territoriale, nascono e si sviluppano una serie di civiltà, caratterizzate da capacità di ingegno straordinarie: l’area in questione è il Mediterraneo e le civiltà che tratteremo sono la Sumerica, l’Assira, la Babilonese, la Minoica, la Micenea, la Greca e la Romana.

Perché nascono tutte nel bacino del Mediterraneo? Perché quest’area ha una caratteristica che vale ancora oggi: grandi risorse ma sparse in tutto il bacino, situazione che ha sempre costretto le popolazioni che lo abitavano a scambiarle tramite un fiorente commercio o a lottare per impossessarsene. Le civiltà del Mediterraneo iniziano a svilupparsi a partire dal 2500 a.C., popolano le coste di vie fluviali o marine perché l’acqua favorisce i contatti con popolazioni diverse, rappresenta un eccellente mezzo di trasporto di persone e di cose, permette di praticare la pesca.

L’antica Mesopotamia, da https://geograficamente.wordpress.com

Le prime civiltà nascono nel lembo di territorio compreso tra il Tigri e l’Eufrate, chiamato Mesopotamia per la sua collocazione o “mezzaluna fertile” per la sua forma. La ricchezza di piante permette di avere legno per la costruzione delle imbarcazioni, le coste sono fatte apposta per l’approdo delle navi, la pesca è abbondante, l’ingegno degli uomini permette di rendere fertili zone del tutto impervie e aride. Ingegno e fatica contribuiscono a fare la fortuna di queste popolazioni che smerciano i loro prodotti con altre popolazioni dell’entroterra, infinitamente più povere e bisognose. La stessa fertilità del suolo mesopotamico, privo di barriere, attira le popolazioni delle zone circostanti e porta a tentativi di conquista da parte di nuovi popoli.


 

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2 commenti

  1. Buone
    Come mai non si può ascoltare quanto è scritto? Certo si può anche leggere quanto è scritto, ma non sarebbe meglio ascoltarlo?
    La sola lettura dissuade dal continuare, anche per l’assenza di un premio finale.

    1. Buongiorno Filippo, una versione sonora di quanto è scritto? Si può fare. Così potrai ascoltare i post anche quando sei in auto e impegnato alla guida. Grazie

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