L’eredità dei Normanni in Sicilia

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

Mentre in Europa e nel nord d’Italia si sviluppa l’arte gotica, il meridione (dalla Campania alla Sicilia) vive un delicatissimo momento di cambiamenti sociali e politici.


La presenza araba viene vista come una minaccia per la stabilità politico-religiosa dei territori cristiani, per tale motivo il papa Nicola II approfitta della presenza normanna in Italia per scongiurare ogni potenziale espansione e occupazione delle terre pontificie.
I Normanni facenti capo alla famiglia degli Altavilla si raccolgono intorno a un gruppo di avventurieri in cerca di fama e di fortuna, pronti a combattere al soldo di qualche re.
Capeggiati da Tancredi, riescono a compiere scorribande sul tutto il territorio italico, riuscendo persino a fare prigioniero il papa Leone IX (1053). I figli di Tancredi, Roberto il Guiscardo (“la volpe”) e Ruggero, sotto l’invito del nuovo papa Nicola II, si spingeranno fino in Sicilia allo scopo di cacciarne il pericolo arabo.

Perché il papa è così preoccupato delle sorti della Sicilia?

Perché la ritiene una sua signoria feudale, un importante lembo di territorio al centro del Mediterraneo donato alla Chiesa dall’imperatore Costantino nel IV sec. d.C.

Inizialmente i Normanni accettano l’investitura papale, ma, una volta conquistato tutto il meridione d’Italia respingeranno abilmente tutte le pretese pontificie.

Quando i Normanni arrivano in Sicilia, nel 1061, trovano delle condizioni politiche disastrose: i capi arabi (gli emiri) che si erano divisi l’Isola in province, infatti, si combattevano l’un l’altro quasi senza sosta, mentre l’economia e la produzione agricola erano abbastanza fiorenti.

I due fratelli Altavilla, dopo aver respinto la resistenza dei bizantini in Puglia e Calabria, sbarcano a Messina e ne fanno il loro quartier generale, pronti a conquistare il resto dell’Isola. Catania cade nel 1071 e Palermo nel 1072. Se pensiamo che questa conquista fu opera di un gruppo sparuto di uomini (circa sessanta), il fatto acquisisce un carattere a dir poco leggendario. Consideriamo, inoltre, che l’arrivo dei Normanni in Sicilia costituisce una novità assoluta per tutti: quasi nessun arabo e nessun siculo aveva avuto occasione di vedere in precedenza uomini alti due metri, biondi e con occhi di ghiaccio e tutto questo dovette destare parecchio stupore e meraviglia in ognuno di loro. In più, si trattava di uomini ben armati ed addestrati alla lotta.

Le innovazioni normanne in Sicilia

Con i Normanni in Sicilia arrivano tutte le novità della terra francese: lingua, usanze, saperi. Eppure, Roberto e Ruggero sono così lungimiranti da accettare pienamente le usanze e le innovazioni arabe, così da creare continuità con il passato. Inoltre, dopo vari scambi diplomatici, riescono ad ottenere dal papa la possibilità di eleggere vescovi propri sul territorio siciliano (Apostolica Legazia).

Con tali accordi, Ruggero e la moglie Adelaide riescono a mantenere persino il culto greco ortodosso nell’Isola, fondando nuovi monasteri sottoposti al controllo dell’Archimandrita del SS. Salvatore di Messina.
Nel giro di trent’anni hanno termine le conquiste normanne a scapito degli arabi e nel 1130 il figlio di Ruggero diventa re di Sicilia col nome di Ruggero II.

La Sicilia nelle mire dell’Imperatore Barbarossa

Con Ruggero II inizia l’espansione normanna che riguarderà parte del nord Africa, fino a quando l’imperatore Federico Barbarossa prenderà di mira questo fiorentissimo regno per renderlo di sua proprietà. L’iniziativa riuscirà solo per vie diplomatiche: nel 1185, infatti, viene celebrato il matrimonio tra il figlio del Barbarossa, Enrico VI, e la figlia del re Ruggero, Costanza d’Altavilla: il regno di Sicilia diventa parte dell’Impero di Svevia.

Penserà il figlio di Enrico e Costanza, Federico II, a tenere ben separate le due parti.

Arte normanna fra stile romanico e stile arabo

Dal punto di vista artistico, i Normanni portano dal nord della Francia l’arte romanica e riescono a fonderla mirabilmente con le caratteristiche dell’arte araba: archi ogivali o a sesto acuto, decorazioni floreali, arabeschi, maioliche. Il frutto di questa fusione è ancora oggi visibile nel Duomo di Monreale e nella Cattedrale di Cefalù, oppure nella Chiesa della Martorana e nella Cappella Palatina a Palermo.

Duomo di Monreale, facciata (da turismo.it)

Il Duomo di Monreale, costruito a partire dal 1174 (e finito nel 1267), per volere di Guglielmo II d’Altavilla, re di Sicilia dal 1166 al 1189, segue il modello delle basiliche benedettine di provenienza cluniacense. La facciata, che si apre su una piazza quadrangolare, è delimitata da due torri campanarie, delle quali quella di sinistra è incompleta.

Un portico in stile barocco, costruito nel Settecento, il cui spazio è scandito da tre archi a tutto sesto poggianti su colonne tuscaniche, costituisce l’entrata e dà l’accesso al portale bronzeo opera di Bonanno Pisano (1185-1186). Dopo il primo ordine della facciata, oltre la balaustra, notiamo una grande finestra ogivale circondata da archetti ciechi secondo uno stile architettonico prettamente arabo. Altri elementi architettonici mutuati da altre regioni geograficamente lontane sono i motivi ornamentali baton brises o “bastoni rotti”, noti anche come spina di pesce o chevron, caratterizzati da segmenti di linea in rilievo disposti in zig-zag, tipici dell’architettura romanica in stile di transizione romanico-gotico (Normandia e Inghilterra).

Sul lato sinistro della cattedrale, troviamo l’antico portico costruito su progetto di Giovanni Domenico Gagini e Fazio Gagini tra il 1547 e il 1569. In stile rinascimentale, è formato da una ripetizione di undici archi a tutto sesto poggianti su colonne corinzie. In corrispondenza dell’arcata centrale, facilmente individuabile perché sormontata da un tondo in terracotta raffigurante una Madonna col Bambino, si apre il secondo portale bronzeo realizzato da Barisano da Trani nel 1185.

Chiostro del Duomo di Monreale, Palermo (ph. Dario De Pasquale)

Adiacente alla cattedrale è il magnifico chiostro dell’antico monastero benedettino, costruito alla fine del XII secolo. In stile romanico, a pianta quadra di 47 metri di lato, contornato da un portico con archi ogivali a doppia ghiera e un particolare “toro” nell’intradosso. Gli archi si poggiano su colonne binate dotate di differenti ornamentazioni, mentre i capitelli ospitano scene bibliche. Alla base, le colonne sono ricoperte da foglie stilizzate, rosette, zampe di leone, uomini e animali. Al centro del chiostro, da una colonna raffigurante una palma fuoriescono, tra bocche umane e leonine, zampilli d’acqua. Le opere sono state eseguite in periodi differenti da artisti provenzali, longobardi e siciliani.

Duomo di Monreale, interno, particolare del Cristo Pantocratore.

L’interno della cattedrale presenta una divisione in tre navate con colonne granitiche sormontate da capitelli bizantini con ampio pulvino. Gli archi ogivali e le pareti presentano decorazioni musive raffiguranti il Vecchio e il Nuovo Testamento. La pianta è a croce latina e l’ampio abside accoglie un mosaico con il Cristo Pantocratore, opera di maestranze bizantine e veneziane.

Nelle cappelle sono collocate le tombe dei re normanni Guglielmo I e Guglielmo II, con le rispettive mogli e figli. Inoltre, sono ospitati anche i resti dello sfortunato re di Francia Luigi IX.

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