Nell’ultimo post abbiamo voluto lanciare la storia dei nostri “Monuments Men”. In realtà si tratta di Monuments People, i cosiddetti “Custodi della Memoria”, perché la lista comprende anche e soprattutto le Monuments Women, le donne che hanno cambiato il volto della tutela.
La curatrice di oggi aveva un viso inconfondibile, marcato da un rossetto rosso e imponenti occhiali da sole, un’eleganza glaciale e un coraggio leonino. Chi la ricorda, immagina già di chi stiamo parlando: proprio di Palma Bucarelli.

Occhi color ghiaccio, lo sguardo algido e un portamento sofisticato che la faceva somigliare a una diva di Hollywood più che a una funzionaria dello Stato. E poi quel soprannome, coniato per lei dall’artista Marino Mazzacurati, le si addiceva tantissimo: “Palma e sangue freddo”. Nata a Roma nel 1910 e scomparsa nel 1998, la Bucarelli non è stata soltanto una storica dell’arte e una straordinaria direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Roma dal 1942 al 1975: è stata la pioniera che ha trasformato il museo in un organismo vivo, moderno, aperto alle avanguardie e difeso a costo della vita.
Dalle aule universitarie ai maestri: la disciplina di una guerriera
La tempra intellettuale di Palma Bucarelli affonda le radici nella grande scuola romana degli anni Trenta. Si forma all’Università Sapienza sotto la guida di giganti della storia dell’arte come Pietro Toesca, da cui eredita il rigore filologico e l’amore per l’analisi rigorosa dell’opera, e stringe un sodalizio intellettuale fondamentale con Giulio Carlo Argan. Sarà proprio questo retroterra d’eccezione a fornirle gli strumenti critici non solo per studiare il passato, ma per comprendere con lucidità le urgenze del presente.
La sua determinazione, però, non era solo accademica, ma quasi atletica. Per interpretare al meglio il suo ruolo pubblico, andò a lezione di dizione dall’attrice Andreina Pagnani, imparò a sciare, a nuotare e, per destreggiarsi con classe, prese persino lezioni di equitazione dal celebre cavaliere Carlo D’Inzeo; quando il lavoro non le lasciava tregua, si allenava sul vogatore.
Questo spirito indomito emerse chiaramente durante il fascismo e la guerra: quando Mussolini convocò a Roma tutti i soprintendenti d’Italia, lei semplicemente decise di non presentarsi. Durante la Repubblica Sociale Italiana rifiutò di aderire, rimase senza stipendio e scelse di collaborare con la Resistenza distribuendo in bicicletta il foglio clandestino L’azione.
Il salvataggio rocambolesco dei capolavori
Al pari dei grandi protagonisti della tutela come il collega Emilio Lavagnino, Palma Bucarelli visse l’incubo della guerra in prima linea, un’esperienza documentata con precisione millimetrica anche nei suoi diari (raccolti nel celebre volume 1944, Cronaca di sei mesi). Appena ispettrice e chiamata a gestire le sorti della Galleria, si trovò di fronte all’urgenza drammatica di mettere in sicurezza le opere.
Non si limitò a imballare i dipinti: con mezzi di fortuna e sotto il favore della notte, organizzò il trasferimento segreto delle collezioni, portandole prima al sicuro a Palazzo Farnese a Caprarola e poi, ottenendo la protezione diplomatica e personale, all’interno delle possenti viscere di Castel Sant’Angelo. La sua gestione intransigente fece sì che il patrimonio sopravvivesse intatto, pronta a restituire l’arte al pubblico non appena le armi si tacitarono.
I risultati professionali: il museo come avanguardia
La grandezza di Palma Bucarelli si misura nei traguardi straordinari raggiunti durante i suoi oltre trent’anni di direzione alla GNAM, dove ha rivoluzionato la concezione stessa del museo in Italia:
L’apertura all’Internazionale: fu lei a portare a Roma le grandi mostre delle avanguardie storiche e del contemporaneo (da Picasso a Mondrian, da Pollock a Burri), sdoganando l’informale e l’arte astratta in un Paese ancora profondamente tradizionalista.
La didattica e l’accessibilità: anticipando i tempi, come documentato dagli studi sulla didattica museale di quegli anni, ha introdotto una visione moderna in cui le sale non sono semplici depositi per iniziati, ma spazi di accoglienza e formazione per il pubblico e per le scuole.
La resistenza politica e culturale: ha affrontato a viso aperto interrogazioni parlamentari, polemiche giornalistiche e l’ostilità di una politica miope. Subì gli attacchi di Giorgio de Chirico e persino di figure come Palmiro Togliatti e Renato Guttuso, contrari alle sue scelte astratte.
A chi la criticava rispondeva con il suo celebre e sfacciato orgoglio: «La Galleria sono io». Una sovrana intransigente che ha difeso l’autonomia della ricerca artistica a muso duro.
Perché ricordarla oggi?
Rievocare la figura di Palma Bucarelli all’interno della nostra galleria di “custodi della memoria” significa riconoscere che la tutela dell’arte non è un atto burocratico neutro, ma un atto politico e d’amore. Significa ricordare che difendere la bellezza richiede lo stesso coraggio con cui si combatte una guerra, e che le donne in Italia hanno scritto le pagine più luminose e moderne della salvaguardia culturale.
Riferimenti Bibliografici e di studio
Lorenzo Cantatore (a cura di), Palma Bucarelli, 1944, Cronaca di sei mesi, Roma, De Luca, 1997.
Laura Fanti, La didattica alla GNAM negli anni di Palma Bucarelli, in «Nuova Museologia», n. 15, novembre 2006.
Mariastella Margozzi (a cura di), Palma Bucarelli: il museo come avanguardia (Catalogo della mostra), Roma, Electa, 2009.
Rachele Ferrario, Regina di quadri. Vita e passioni di Palma Bucarelli, Milano, Mondadori, 2010.