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Antonello da Messina / I Custodi della Memoria

ROBERTO CANONICI (1568-1631/1632): il collezionista ferrarese che ha custodito il genio di Antonello

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1. Ferrara, 1598: la fine di un mondo e la nascita di un custode

La storia del collezionismo d’arte italiano è fatta di grandi fasti ma anche di dolorose dispersioni. Quando, nel 1598, si consuma la drammatica Devoluzione di Ferrara e il passaggio della città dallo splendore della corte estense al dominio dello Stato della Chiesa, il tessuto culturale ferrarese subisce uno scossone senza precedenti. La corte si trasferisce a Modena, mentre i capolavori accumulati nei secoli dai duchi prendono la via di Roma o si disperdono nel mercato antiquario.

In questo scenario di diaspora, figure di intellettuali e patrizi rimasti in patria assumono un ruolo fondamentale. Tra questi spicca Roberto Canonici (1568-1631/1632). Più che un semplice accumulatore di ricchezze, Canonici opera come un vero e proprio connoisseur ante litteram. La sua dimora in via San Benedetto a Ferrara diventa un rifugio per la memoria visiva della città, unendo la passione per la grande pittura veneta e ferrarese a un amore smisurato per l’antiquariato, i disegni, le monete e le rarità naturalistiche.

2. Il metodo e l’atto fondativo: l’inventario del 1632

Copertina del testamento originale di Roberto Canonici, 1632.

A differenza di molti collezionisti del suo tempo, che affidavano la catalogazione dei beni a inventari post-mortem redatti da notai spesso digiuni d’arte, Canonici sceglie la via della consapevolezza scientifica. Ancor prima della scomparsa, cura la pubblicazione di un documento straordinario:

Copia del testamento solenne, e codicilli del molto illustre signor Roberto Canonici, stampato a Ferrara nel 1632 da Gioseppe Gironi.

Prima pagina del testamento originale di Roberto Canonici, 1632.

Questo inventario olografo rappresenta un unicum metodologico. Le centinaia di opere descritte non sono un semplice elenco, ma una vera e propria mappa museografica ante litteram. Canonici indica con precisione i supporti, le cornici, le sezioni tematiche (dalle medaglie classiche ai bronzetti) e, soprattutto, azzarda attribuzioni esplicite ai grandi maestri. Per blindare questo patrimonio contro la dispersione che aveva colpito altre famiglie ferraresi, appone rigidi vincoli di fedecommesso. Un disegno di tutela che, come vedremo, dovrà fare i conti con la fragilità della storia (compreso un devastante incendio nel 1638 che decimerà gran parte della quadreria).

3. La sorpresa tra le tavole: quando Ferrara incontra Messina

Se la quadreria di Canonici riflette il gusto d’élite per i grandi maestri del Cinquecento — da Tiziano a Dosso Dossi, fino ai cicli biblici di Scarsellino ispirati alle incisioni dei Sadeler — la vera sorpresa per gli storici dell’arte si cela in un nucleo più antico. All’interno del testamento del 1632 compare infatti un’opera eccezionale, un ponte inaspettato tra la Ferrara del Seicento e la Sicilia del Quattrocento: un dipinto attribuito direttamente alla mano di Antonello da Messina.

Si tratta del celebre Ritratto d’uomo (noto anche come Ritratto con il berretto rosso), oggi custodito alla National Gallery di Londra. Nell’inventario secentesco l’opera viene registrata con l’attenzione riservata ai grandi capolavori, offrendo una testimonianza cruciale.

  • La ricezione precoce: La presenza di Antonello nella collezione Canonici dimostra che la pittura del maestro messinese godeva di un altissimo prestigio collezionistico nelle corti padane ben prima della riscoperta critica moderna.

  • Il viaggio dell’opera: Dopo la morte di Canonici e l’allentarsi dei vincoli ereditari, il dipinto lascerà Ferrara per approdare a Genova in Palazzo Doria Spinola, fino a giungere a Londra nel 1883 e diventare, nel Novecento, persino l’effigie della banconota da 5.000 lire.

4. Un tassello mancante nella letteratura antonelliana

La figura di Roberto Canonici e il destino della sua raccolta — oggi al centro di studi filologici d’avanguardia grazie al lavoro di storici dell’arte come Valentina Lapierre e Michele Danieli — ci aprono una finestra inedita sulla fortuna critica di Antonello fuori dai confini isolani.

Rogito notarile del testamento originale di Roberto Canonici, 1632.

Eppure, dietro alle righe del testamento del 1632 e ai movimenti di questo straordinario ritratto, si celano ancora interrogativi aperti, connessioni documentarie e dettagli filologici complessi che la storiografia ufficiale ha spesso tralasciato.

Vuoi approfondire l’analisi critica completa, scoprire tutti i retroscena inediti sui legami tra la quadreria ferrarese e la pittura di Antonello, e colmare questo importante tassello mancante nella letteratura d’arte? Tutti i dettagli, le fonti archivistiche e la ricostruzione integrale ti aspettano nel prossimo libro cartaceo.


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