La maestria di Antonello non nasce nel vuoto. È figlia del marmo: suo padre Giovanni, mastro scalpellino, gli ha insegnato che il volto è una geometria di piani. Guardando i reliquiari argentati del Duomo di Messina, il giovane Antonello ha intuito che la testa umana può essere un’architettura autonoma, isolata dallo spazio, carica di una presenza sacra e fisica al tempo stesso. È lì, nella durezza di quel metallo e nella precisione di quegli scalpelli, che trova la sua cifra.
C’è un momento, davanti a un ritratto di Antonello da Messina, in cui la pittura svanisce. Resta solo l’uomo. O, meglio, resta il peso della sua esistenza.
Osservando il San Benedetto del 1473 del Polittico di San Gregorio accanto al celebre Ritratto Borghese, emerge una verità che va oltre l’analisi accademica: la stessa configurazione somatica attraversa entrambe le tavole. La mandibola volitiva, quell’incastonatura profonda dello sguardo, il disegno nervoso dei solchi nasolabiali sono coordinate di un vissuto, prima ancora che tratti pittorici.
- Antonello da Messina, San Benedetto, particolare del Polittico di San Gregorio, 1473, Museo Regionale di Messina.
- Antonello da Messina, Ritratto Borghese, 1475 circa, Galleria Borghese, Roma.
Accogliere l’intuizione di Otto Mündler è un atto di percezione plastica e fisionomica, non esattamente una ricostruzione filologica:
Unverkennbar vonihm, undwahrscheinlich Selbstportrait, dersprechendeKopfin der Galerie Borghese zuRom,VI.8.Nr.27.
È inconfondibilmente opera sua — e probabilmente un autoritratto — la testa espressiva conservata alla Galleria Borghese di Roma (VI. 8, n. 27).
(BURCKHARDT, Jacob, Der Cicerone. Eine Anleitung zum Genuss der Kunstwerke Italiens, 3. Auflage, bearbeitet von A. von Zahn, unter Mitwirkung von Otto Mündler, Leipzig, E. A. Seemann, 1874, pp. 906-907)
Immaginiamo che quel volto sia davvero quello dell’artista: la sua opera diventa un diario fisionomico. Scolpito, più che dipinto.
Mentre modella il suo volto, facendone emergere pieghe, venature, rughe, Antonello si dipinge con un sorriso leggermente forzato, su un incarnato pallido, la tempia destra rigonfia, lo sguardo vivo ma stanco, con evidenti borse sotto gli occhi e le palpebre semiabbassate: è un viso visibilmente provato. Come quello di qualche anno prima che presta il volto a San Benedetto: lì non è solo affaticato ma anche volutamente invecchiato, come se l’artista si fosse proiettato in un tempo futuro che non avrebbe potuto vivere. A ben guardare, il volto del santo è quello di un giovane con l’aggiunta di una barba posticcia: la pelle, al di sotto dell’evidente craquelure, è liscia, l’occhio è vivace. Non sarebbe la prima volta che un artista si riproduce all’interno di una sua opera, anche importante: ricordiamo Botticelli nell’Adorazione dei Magi o Ghiberti nella Porta del Paradiso.
Ma perché Antonello, messinese nel cuore, sceglierebbe di ritrarsi e di indossare le vesti dell’eleganza veneziana in quel ritratto?
Potrebbe essere di più di una semplice moda: è una forma di captatio benevolentiae, una mossa strategica. Viene in mente l’azione del console messinese Federico Spatafora che, nel 1408, per sfidare l’orgoglio genovese batté moneta con il proprio stemma e il motto “Fecit potentiam in brachio suo”. Spatafora sapeva che l’immagine è potere, che il modo in cui ti presenti in terra straniera determina come la storia ti accoglierà. Antonello agisce allo stesso modo. Entra nel cuore pulsante di Venezia, contesto competitivo, spesso ostile alle novità del Sud, non da estraneo, ma da patrizio delle arti. Usa la propria fisionomia come una moneta: la conia nel colore, la rende solida e inconfutabile. Quel volto, da semplice ritratto, diventa manifesto. La pittura si fa così chiave d’accesso a mondi che non gli appartengono, strumento per rivendicare un’identità che non chiede il permesso di esistere. È un’architettura dell’anima: un volto che, sfidando il tempo, continua a guardarci con la fermezza di chi sa che la propria identità non si acquisisce con un titolo. Si conquista con il genio.

Antonello da Messina, Ritratto Borghese, 1475 circa, Galleria Borghese, Roma.
Fonti:
- MÜNDLER, Otto, in J. BURCKHARDT, Der Cicerone, Leipzig 1874, pp. 906-907 (III edizione).
- Dario De Pasquale, Antonello da Messina e il suo tempo, ABC SIKELIA Ed., Messina 2022 (II edizione).










