Storie dell'altro blog

Antonello da Messina / I Custodi della Memoria

I Custodi di Antonello — Un aggancio genovese: la famiglia Molfino

Condividi:
Aggiornato il: 2 Agosto 2026

Torniamo sulla stessa tavola incontrata nel post dedicato a Roberto Canonici, ma da un’altra angolazione — quella del suo passaggio più antico.

Antonello da Messina, Ritratto di giovane, 1474, olio su tavola di pioppo, cm 35,5 × 25,5, The National Gallery, Londra.Antonello da Messina, Ritratto di giovane, 1474, olio su tavola di pioppo, cm 35,5 × 25,5, The National Gallery, Londra.

Il dipinto appartenne, forse fin dall’origine, alla famiglia Molfino di Genova. La scritta sul retro della tavola non fu vergata dai Molfino, come si è tradizionalmente inteso — la famiglia si limitò a custodirla. La calligrafia, confrontata con una lettera autografa del 1605, risulta della stessa mano di Roberto Canonici: è dunque lui l’autore dell’etichetta che descrive il dipinto come autoritratto di Antonello, non un’aggiunta più tarda genovese.

È lo stesso dipinto che Campori cita nel 1870 nell’inventario dei beni di Roberto Canonici a Ferrara (1632), descritto come l’uomo dal berrettino rosso e la barba rasa, «che è il vero ritratto d’Antonello di Messina fatto di sua propria mano».

Il ritratto dell’uomo con il berretto rosso — copricapo tipicamente fiammingo — condivide con l’altro ritratto canonicale alcune caratteristiche precise: la ricrescita della barba, l’occhio ceruleo quasi identico, sopracciglia e capelli dettagliati e in evidenza, le pieghe sulle labbra, la stessa luce sulla parte superiore del volto. I colori chiari permettono alla figura di stagliarsi con maggiore nettezza sullo sfondo, restituendo un volto meno enigmatico rispetto agli altri ritratti del maestro. La giubba appare di stoffa meno pregiata delle altre, mentre colpisce il risvolto della camicia, più pieghettato e irregolare rispetto ai colletti minimalisti degli altri ritratti — piccoli indizi che sembrano indicare, nel protagonista, un altro mercante messinese in partenza per le Fiandre.

Per anni il dipinto è stato considerato l’autoritratto di Antonello, per l’associazione istintiva tra l’abbigliamento fiammingo e il mestiere dell’artista, spesso rappresentato in viaggio o in contatto con quel mondo. A prescindere dall’identità del soggetto, il ritratto resta tra i grandi capolavori del maestro messinese: per l’immediatezza del messaggio, l’espressione neutrale ma percorsa da un accenno di sorriso, l’altissima definizione del tratto e del colore, la capacità di resa volumetrica.

Hans Memling, Trittico Donne, 1478, particolare del probabile autoritratto del pittore con il copricapo rosso, The National Gallery, Londra.

Hans Memling, Trittico Donne, 1478 circa, particolare del probabile autoritratto del pittore con il copricapo rosso, The National Gallery, Londra.

Un confronto che vale la pena proporre è con Hans Memling, Trittico Donne, 1478 circa, particolare del probabile autoritratto del pittore con il copricapo rosso, The National Gallery, Londra.

Nel pannello centrale di questo straordinario trittico, il cortigiano e soldato gallese Sir John Donne è immortalato in ginocchio accanto alla moglie Elisabetta e a una delle loro figlie, in adorazione della Vergine con il Bambino.

Hans Memling, Trittico Donne, 1478 circa, particolare del ritratto del committente Sir John Donne, The National Gallery, Londra.

L’ascesa di un amministratore di corte Figlio minore di un soldato, Sir John Donne deve la sua fortuna e la sua ascesa politica alla protezione di re Edoardo IV, un legame celebrato apertamente dai colletti di livrea reali indossati da lui e dalla consorte.

Il mistero del modello fiammingo La composizione riprende da vicino il celebre Trittico dei Due Santi Giovanni realizzato da Hans Memling a Bruges alla fine degli anni Settanta del Quattrocento. È probabile che Donne abbia ammirato quell’opera direttamente nella bottega del maestro fiammingo, commissionandogli un’opera personale dal sapore analogo.


Due pittori attivi nello stesso decennio, entrambi capaci — l’uno forse per davvero, l’altro forse per tradizione posteriore — di affidare al proprio stesso volto, coperto dallo stesso tipo di berretto rosso fiammingo, un’affermazione silenziosa di appartenenza al mestiere e al mondo che quel mestiere attraversava: le rotte commerciali e artistiche che univano le Fiandre al Mediterraneo.


 

Prima registrati, poi copia :)