Ci sono storie che sembrano uscite da un romanzo d’avventura, dove il protagonista non indossa cappello e frusta alla Indiana Jones, ma si muove silenzioso tra la polvere degli archivi notarili. Quella di Gaetano La Corte Cailler (1874–1933) è esattamente una di queste storie: la vita di un uomo che, da perfetto autodidatta, ha ridefinito la storia dell’arte italiana e salvato la memoria di una Messina che oggi non esiste più.
A restituirci la carne e il sangue di questo straordinario personaggio sono le note biografiche dello storico Giovanni Molonia, che scavando nei diari e nei documenti d’archivio ha ricostruito un ritratto intimo e potente di un eroe culturale messinese.
Tra spartiti e archivi: il talento che nasce dal bisogno

Foto di Gaetano La Corte Cailler, con firma alla base.
Gaetano La Corte Cailler nasce a Messina il 1º agosto 1874 in via II Teatro Vittorio Emanuele, figlio di Nicolò, un maestro di musica, e di Maria Cailler. Il destino sembrava avergli già scritto lo spartito della vita: impara prestissimo a suonare il pianoforte e studia da privatista. Ma la vita decide di metterlo alla prova: il padre emigra in America e le difficoltà economiche familiari gli sbarrano le porte dell’università.
Senza perdersi d’animo, Gaetano si rimbocca le maniche. Si mantiene insegnando musica ed esibendosi come valente pianista (arriverà persino a comporre la romanza Rammenti ancor? nel 1896). Ma parallelamente, da autodidatta assoluto, coltiva un’altra passione divorante: la storia patria. Comincia a collezionare libri, manoscritti e cimeli e scrive sul suo diario: «E così comincio la serie delle pubblicazioni di storia patria che mi propongo di fare, avendo già esteso e vario materiale».
I suoi articoli sui monumenti abbandonati della città, pubblicati sul giornale L’Ordine, scuotono la cittadinanza. La sua competenza è tale che nel 1900 viene assunto come Guardasala al Civico Museo Peloritano, dedicandosi anima e corpo al trasferimento delle opere d’arte nell’antico monastero di S. Gregorio. Nel frattempo, è tra i soci fondatori della neonata Società Messinese di Storia Patria.
Lo scontro di titani: la vera storia del testamento di Antonello
Il momento che cambia la storia dell’arte italiana arriva tra il 1902 e il 1903. A Messina giunge il prestigioso studioso palermitano mons. Gioacchino Di Marzo, a caccia di documenti su Antonello da Messina. Il giovane La Corte Cailler lo affianca con entusiasmo, ma poi decide di avviare uno spoglio sistematico e solitario degli atti notarili del Quattrocento.
Il 13 dicembre 1902 trova il contratto dell’Annunciazione di Palazzolo Acreide. Pochi mesi dopo, il 7 marzo 1903, tra le carte del notaio Antonio Mangianti, compie il miracolo: scopre il testamento originale di Antonello da Messina. È una rivoluzione: il documento prova inoppugnabilmente che Antonello morì a Messina nel febbraio del 1479, smentendo la secolare tradizione del Vasari che lo voleva morto a Venezia.
Tra il giovane autodidatta messinese e l’anziano barone della cultura siciliana Di Marzo scoppia una polemica feroce sulla primogenitura della scoperta. Una “guerra” accademica a colpi di saggi e repliche che, fortunatamente, produce il corpus definitivo di documenti sul pittore. Forte del clamoroso successo, nel 1904 La Corte Cailler viene nominato Direttore del Museo Civico. Ha solo trent’anni e sta già progettando, insieme a un giovane Lionello Venturi, una Mostra d’arte antica messinese.
La notte dell’Apocalisse: 28 dicembre 1908
Poi, l’inferno. Alle 5:20 del mattino del 28 dicembre 1908, il terremoto più devastante d’Europa rade al suolo Messina. Tra le pagine del suo diario, La Corte Cailler ci lascia una testimonianza drammatica di quei secondi:
«Uno schianto fulmineo mi destò di soprassalto… cominciarono i calcinacci a cadere, le travi scricchiolavano… un tonfo tremendo successe… ci sentimmo coperti da un peso enorme e soffocati dal calcinaccio, mentre mia moglie urlava e mi chiamava in aiuto… apro un buco ed esco la testa ed il busto… Le stelle risplendevano in cielo, ed una freschezza confortante mi avvolgeva tutto».
La casa di via Cardines è un cumulo di macerie. Sotto i crolli perdono la vita i suoi più cari amici e colleghi storici, tra cui il barone Arenaprimo. Gaetano mette in salvo la moglie Carmelina e i due figli a Palermo, ma l’amore per Messina lo richiama indietro quasi subito. Torna tra le rovine fumanti e si mette a scavare a mani nude nel fango e tra i calcinacci per salvare quanti più pezzi possibili della sua preziosa collezione di storia messinese.
Contro i picconi della speculazione e l’esilio della burocrazia
Rinata ufficialmente la Società di Storia Patria nel 1910 grazie alla sua ostinazione, La Corte Cailler viene nominato Commissario municipale di antichità e belle arti. Inizia così la sua seconda, drammatica battaglia: quella contro la burocrazia e i “picconi” della ricostruzione. Con denunce infuocate tenta di fermare le autorità politiche e militari che, a colpi di dinamite, stanno cancellando palazzi e chiese storiche rimasti parzialmente intatti, compiendo un secondo scempio dopo quello del sisma.
Ma l’antica Messina viene spazzata via e, con essa, anche il suo ruolo al Museo, che crollato interamente viene statalizzato. Gaetano viene “esiliato” a compiti burocratici in Comune. In una lettera del 1918 confessa tutto il suo dolore all’archivista di Catania:
«Il terremoto mi ha trasformato in Segretario di questo Comune… dedicato a molteplici e disparate mansioni (lontano tanto dall’arte e dalla storia) che mi torturano e mi assorbiscono completamente. Se ciò non fosse, io potrei fornire preziose ed inedite notizie… poiché il materiale da me raccolto in tanti anni in Archivi inesplorati è interessante ed ancora sconosciuto. Ma come metterlo in ordine e pubblicarlo?»
L’eredità finale
Deluso, ferito nel corpo e nello spirito, sceglie l’isolamento. Dedica gli ultimi anni della sua vita a strutturare un immenso e poderoso archivio privato per tramandare ai posteri il ricordo della Messina scomparsa. Nel 1927, per paura che quel tesoro vada perduto, dona gran parte della sua collezione alla Biblioteca Universitaria di Messina.
Il riconoscimento internazionale arriva nel 1930, quando il celebre storico Adolfo Venturi lo nomina nel Comitato Italiano per il Congresso Internazionale di Storia dell’Arte a Bruxelles. Fa in tempo a licenziare un ultimo saggio di memorie inedite prima che il suo cuore si fermi improvvisamente il 26 gennaio 1933, a soli 58 anni.
Gaetano La Corte Cailler è stato l’uomo che ha contribuito a salvare l’anima e i documenti di una città prima che svanisse nel nulla, dimostrandoci che la vera memoria si difende con l’ostinazione, la passione e l’amore per le proprie radici.
#LaCorteCailler#AntonellodaMessina#Messina#Terremoto1908#StoriaPatria#StoriaDellArte#ArchivioStorico#GiovanniMolonia








