Prosegue il nostro viaggio alle radici dei grandi scambi visivi e culturali che hanno preparato la rivoluzione pittorica di Antonello da Messina. Dopo aver esplorato il maestro Robert Campin, ci addentriamo nell’opera di uno dei suoi allievi più diretti: Jacques Daret.
Origini, formazione e bottega
Nato a Tournai tra il 1400 e il 1405 e figlio di uno scultore, Jacques Daret entra giovanissimo — nel primo decennio del Quattrocento — nella bottega di Robert Campin, condividendo l’apprendistato con un altro futuro gigante della pittura fiamminga: Rogelet de la Pasteur, universalmente noto come Rogier van der Weyden. La sua carriera compie il salto definitivo nel 1432, quando viene registrato ufficialmente come maestro e capo della gilda dei pittori di Tournai.
Il corpus superstite: le quattro tavolette di Arras
Nonostante la fama goduta all’epoca, di Daret ci rimane oggi un nucleo documentario estremamente ristretto ma di altissimo pregio: quattro tavolette superstiti provenienti da un grande polittico smembrato, eseguito nel 1434 per la cappella funeraria dell’abate Jean de Clerq, rettore dell’abbazia benedettina di St. Vaast ad Arras.
Oggi queste tavole sono custodite in tre grandi musei internazionali:
Visitazione e Adorazione dei Magi – Berlino, Gemäldegalerie
Natività – Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza
Presentazione al Tempio – Parigi, Petit Palais
Il caso della Natività di Madrid e i legami con Antonello

Jacques Daret, Natività, 1435, olio su tavola, 60 x 53 cm, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.
Di straordinario interesse iconografico è la Natività conservata al Museo Thyssen-Bornemisza. All’interno della scena compaiono le due levatrici, Zelomi e Salomé, riprese secondo il racconto apocrifo del Vangelo dello Pseudo-Matteo.

Jacques Daret, Natività, particolare, 1435, olio su tavola, 60 x 53 cm, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.
Chiamate da San Giuseppe per assistere la Vergine, le due donne giungono a cose fatte: Zelomi si accorge immediatamente del miracolo della verginità intatta di Maria, mentre Salomé – scettica e dubbiosa – tenta di verificarlo di persona, rimanendo punita con la paralisi delle mani (particolarmente evidente nella resa del dipinto di Daret).

Jacques Daret, Natività, particolare, 1435, olio su tavola, 60 x 53 cm, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.
Ma c’è un elemento che lega indissolubilmente il maestro di Tournai alla sensibilità visiva del Mezzogiorno: il dettaglio delle figure angeliche, la cui impostazione e grazia ritroveremo, quasi identiche e mirabilmente rielaborate, nelle opere di Antonello da Messina, come nella Madonna Salting e nella celebre Vergine leggente del Museo Poldi Pezzoli.

Jacques Daret, Natività, particolare, 1435, olio su tavola, 60 x 53 cm, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.
Un’ulteriore testimonianza di come i modelli fiamminghi abbiano viaggiato, sedimentandosi e trasformandosi nella bottega del maestro messinese.
Per approfondimenti, vasta bibliografia e note critiche:
Dario De Pasquale, Antonello da Messina e il suo tempo, [ABC SIKELIA Ed., 2022].








