La nuova Messina dell’amministrazione Cianciafara

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

 

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di Giuseppe Cianciafara, grande proprietario terriero al potere durante il periodo borbonico, scelto come Sindaco di Messina nel 1863 dal nuovo re sabaudo. In questo articolo (e nei successivi), parleremo dei risultati ottenuti dalla sua amministrazione comunale. 


Opere pubbliche ottocentesche a Messina: i retroscena

Il nuovo assetto viario della città, nato dall’unione dei progetti degli ingegneri Savoja e Papa, vide la sua realizzazione nell’arco di un decennio circa, dall’allungamento della via Garibaldi all’allargamento del viale San Martino, alla copertura del torrente Portalegni e la relativa illuminazione con lampioni alimentati a gas, per la prima volta presenti a Messina. 

Il sindaco Cianciafara fu fra gli amministratori della società del gas, della ditta costruttrice del Gran Camposanto e di quella che si occupava della costruzione e manutenzione delle nuove strade urbane. Confondere la pubblica utilità con gli interessi privati era un’operazione molto in voga all’epoca e, spesso, passioni, affari e benessere sociale trovavano fortunose coincidenze. Nel passaggio da una società ancient regime a quella retta da un sistema monarchico-costituzionale, il concetto di conflitto di interessi non si presentava come un problema, anzi era considerato un segno d’intraprendenza.

Fra alluvioni ed epidemie

Le calamità naturali furono il primo scoglio che la giunta Cianciafara dovette superare: le alluvioni dell’autunno del 1863, infatti, resero impraticabile la zona intorno a San Francesco di Paola e richiesero numerosi interventi per l’arginamento dei torrenti e le riparazioni dei danni. Inoltre, le onerose spese per l’impianto del camposanto monumentale, per la visita del principe Umberto I di Savoja nel 1864 e un’epidemia di colera nell’estate del 1865, misero la gestione comunale in ginocchio. Nell’attesa dei contributi statali, la giunta rassegnava le dimissioni il 24 agosto 1865 per bilancio deficitario. 

Durante l’assenza di Cianciafara, il sindaco pro-tempore Gaetano Loffredo, Marchese di Cassibile, ordinò la sistemazione degli argini del torrente San Francesco di Paola, dando fondo a prestiti bancari che garantì personalmente. Al rientro di Cianciafara (3 luglio 1866) l’attenzione dell’amministrazione comunale poté spostarsi sulla creazione di un istituto bancario a sostegno delle iniziative imprenditoriali, la stesura del piano regolatore definitivo, la determinazione del miglior sito per l’impianto dei magazzini generali. Una feroce epidemia di colera lo vide operativo, in qualità di commissario straordinario, nel coordinamento dei soccorsi e degli interventi, con la collaborazione dell’assessore Salvatore Sant’Antonio, del consigliere Francesco Tagliavia e del pubblicista Michelangelo Bottari.

Da Sindaco a Senatore

Benvoluto da tutte le forze sociali, dagli operai assunti dai cantieri ai possessori di rendite immobiliari, sempre in crescita grazie ai nuovi servizi urbani, Cianciafara riuscì a raccogliere risultati e consensi, tant’è che nel marzo del 1868 venne eletto deputato del Pio Stabilimento Collereale, in luogo del defunto Federico Grill, noto commerciante-banchiere e benefattore della città, e, il 15 luglio, senatore del parlamento nazionale. Tuttavia l’abile politica del compromesso cianciafariano vide una seconda battuta d’arresto il 15 agosto 1868, sempre sul tema dei magazzini generali. Da quella data, Messina ebbe tre pro-sindaci e un commissario straordinario, fino al 1 aprile 1870, data del suo rientro. 

I difficili anni ’70, fra tentativi di corruzione, battaglie legali e attentati

Furono questi tre gli anni più difficili della gestione cianciafariana, che vide ben tre attentati contro la sua persona e il riconcentrarsi di buona parte delle tornate consiliari sull’area di destinazione dei magazzini generali, sulla ferrovia, oltre che sulla pressante problematica dell’inaugurazione di un Gran Camposanto ancora incompleto. La battaglia sui magazzini fu aspra ed arrivò sul tavolo del parlamento nazionale, con alleati sempre più forti a loro sostegno. Alla data delle terze dimissioni del sindaco, il 19 novembre 1872, la questione era ancora irrisolta.

Fu tenace difensore dei propri diritti: nel 1872 intentò una causa contro il Comune e il Prefetto per i danni arrecati alle sue proprietà di Mili dall’impresa Vitali-Picardi Charles & C. durante i lavori per il passaggio della ferrovia. Nel 1873, fu coinvolto, in qualità di amministratore comunale e responsabile dell’ordine civile, nel Processo di Messina, seguito ai numerosi fatti di sangue verificatisi nel corso dell’anno 1870 e risoltosi con il proscioglimento di quasi tutti gli imputati.


(1) Tratto dai libri di Dario De Pasquale “Pubbliche utilità e interessi privati” [2019] e “LE MANI SU MESSINA prima e dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Giochi di potere, politica, malaffare, potentati locali, rapporti con il governo italiano e resoconto a 100 anni di distanza.”, [2006].


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