Giorgio De Chirico e le muse inquietanti del nostro secolo

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(Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2021)

Giorgio De Chirico (1888-1978)

Giorgio De Chirico, Doppio autoritratto in cornice, 1955, olio su tela, cm 50×40.
Giuseppe Maria Alberto Giorgio de Chirico nasce a Volo (Grecia) il 10 luglio 1888, da Evaristo, ingegnere palermitano di nobili origini, impegnato nei lavori ferroviari fra Bulgaria e Grecia, e Gemma Cervetto, di nobile famiglia genovese. La vita di questa giovane famiglia è funestata dalla morte della sorella maggiore, Adelaide, avvenuta nel 1891. In quello stesso anno, ad agosto, nasce, ad Atene, il fratello Andrea (che prenderà il nome di Alberto Savinio nel 1914). Già nel soggiorno di Volo, Giorgio impara a disegnare, frequentando lezioni private, mentre ad Atene frequenta il Politecnico (1903-1906).

Il maggio del 1905 rappresenta una svolta per l’intera famiglia: il padre Evaristo muore a 62 anni dopo un intenso periodo di malattia, lasciando due figli di 17 e 14 anni. La madre decide di trasferirsi prima in Italia (Venezia, Milano) e poi a Monaco di Baviera. Qui i due fratelli De Chirico si danno alle arti: Giorgio si iscrive all’Accademia di Belle Arti e Andrea studia musica. La loro casa si popola di libri di grandi pensatori e filosofi come Böcklin, Klinger, Nietzsche e Schopenhauer.


Giorgio De Chirico, L’énigme d‘un après-midi d’automne, 1910.

E’ a Firenze, dove i tre risiedono presso gli zii paterni, che si forma l’anima metafisica di Giorgio. La sua prima opera metafisica è L’énigme d’un après-midi d’automne dipinta dopo un’ispirazione avuta presso Piazza Santa Croce nel 1910, l’anno del suo arrivo. Giorgio è affascinato dal linguaggio pittorico böckliniano, ma, dopo la lettura di Nietzsche, prevalgono i paesaggi assolati e malinconici di autunno, nel silenzio familiare delle piazze italiane.

Il 14 luglio 1911, data significativa per i parigini, si reca a Parigi dove partecipa per la prima volta a una mostra presso il Salon d’Automne (1912) e al Salon des Indépendants (1913). Si interessano a lui Picasso e Apollinaire, che gli faranno conoscere Ardengo Soffici, Constantin Brancusi e Max Jacob. Ma la sua altra grande fortuna è cadere nelle mani del mercante d’arte Paul Guillaume. Qui comincia il ciclo dei manichini.


Giorgio De Chirico, Il grande metafisico, 1917-1918, Olio su tela, 104.5 x 69.8cm, MOMA, New York.

Nel 1915 Giorgio e il fratello Andrea abbracciano il servizio militare in Italia e vengono trasferiti a Ferrara, dove, presso l’ospedale militare della Villa del Seminario (usato per curare malattie nervose), incontrano Carlo Carrà e Filippo De Pisis. Qui Giorgio capisce che la metafisica è il futuro della sua espressione artistica. La sua pittura affonda le radici nella tradizione rinascimentale dell’arte italiana, riproponendo architetture classiche sovrapposte ad oggetti appartenenti all’età moderna. E’ il periodo de Il grande metafisicoEttore e AndromacaIl trovatore Le muse inquietanti.


Giorgio De Chirico, Le muse inquietanti, 1917, olio su tela, cm 97×67, Collezione privata, Milano.

Le Muse inquietanti

L’opera raffigura uno spazio aperto diviso in due piani prospettici: nel primo insistono due statue classiche, una eretta, e l’altra seduta su un basamento, con la testa deposta. Entrambe le figure sono rappresentate con la testa di un manichino da sartoria. Sullo sfondo appare una terza statua maschile. Intorno, oggetti di vario tipo: una scatola di fiammiferi o di giocattoli, un palo che somiglia a un candito. Sullo sfondo, la rappresentazione del Castello Estense di Ferrara, affiancato da una fabbrica. La luce è opaca, i colori sono cupi. 

Analisi dell’opera

Le interpretazioni sono varie e qui possiamo tentarne una: il Castello è certamente il luogo dove nasce l’arte metafisica ma è anche un monumento rinascimentale, forse un motivo di rimpianto per quei tempi ormai passati dove l’arte era un vero valore. Le fabbriche di oggi hanno sventrato e deturpato il paesaggio antico. Le statue dall’aspetto classico potrebbero seguire lo stesso filo del rimpianto, ma la testa di manichino ci indica un rapporto difficile con i tempi moderni dove ogni cosa ha acquisito un significato comune, di massa, senza volto. Le antiche muse, ispiratrici delle arti, oggi sono diventate inquietanti spettatrici di uno spettacolo confuso e indefinito: la società di oggi, che, a distanza di un secolo dalla composizione di questo quadro, è ancora alla ricerca di una precisa identità.

Metafisica è rappresentare ciò che è oltre la realtà fisica, ovvero oltre tutto ciò che è tangibile o raggiungibile dai sensi. Il termine era già usto nell’antichità per designare quella parte delle opere di Aristotele che non trattavano più la fisica ed erano perciò collocate “dopo la fisica”. 


Cos’è la Metafisica

De Chirico utilizza questo termine per la prima volta nel 1911, in occasione del suo primo viaggio a Parigi, nel momento in cui vuole descrivere l’operato di alcuni grandi artisti del passato, specie del Rinascimento italiano. Perciò sente l’esigenza di tornare in Italia, a Roma, la culla dell’arte classica.

Dal 1 gennaio 1919 si trova a Roma dove espone presso la Casa d’Arte Bragaglia e compone copie dai maestri italiani del Rinascimento. Tre anni dopo è ancora a Parigi per una mostra presso la Galerie Paul Guillaume, presentato da André Breton e, nel 1923, partecipa alla Biennale romana e alla Biennale di Venezia. A conferma di un lungo periodo positivo, conosce a Roma la sua futura moglie, Raissa Gourevitch Krol, una ballerina russa che abbandonerà la danza per l’archeologia.
Insieme, rivisitano tematiche legate alle scoperte archeologiche fino ad interessare il mecenate Albert C. Barnes. I due novelli fidanzati non perdono i contatti con Parigi e con il mondo dello spettacolo, impegnati come sono anche nella preparazione delle scene dei Balletti Russi di Serge Diaghilev in giro per l’Europa.
Sembrerebbe un bell’idillio, ma i due litigano spesso e, nonostante il matrimonio, avvenuto in data 3 febbraio 1930, poco cambia nei rapporti con Raissa. Fino a quando, già nell’autunno di quell’anno, Giorgio conosce Isabella Pakszwer (che prenderà il nome di Isabella Far), la sua futura seconda moglie, di ventuno anni più giovane, che gli starà accanto fino alla fine dei suoi giorni.
Giorgio De Chirico, La cultura italiana.
E’ un periodo prolifico per Giorgio: partecipa alla Triennale di Milano dove espone il grande affresco La cultura italiana e alla Quadriennale di Roma, realizza scenografie importanti per La figlia di Jorio di D’Annunzio, con regia di Pirandello, presso il Teatro Argentina di Roma.

Poco prima della seconda guerra mondiale si stabilisce a New York dove la sua arte raggiunge un’eco internazionale e dove diventa un apprezzato disegnatore per riviste come Vogue e Harper’s Bazar. Nella capitale americana dipinge anche accanto a Picasso e Matisse e decora una parete dell’istituto di bellezza Helena Rubinstein.

Il rientro in Italia dopo il successo statunitense

Il suo rientro in Italia con Isabella (russa di origine ebraica) non è facile, in pieno regime fascista, cerca rifugio a Firenze presso l’amico antiquario Luigi Bellini. Comincia a darsi alla scultura e trova l’occasione di trasferirsi a Roma nel 1944 dove esegue d’après di grandi pittori del passato come Tiziano, Rubens, Delacroix e Courbet. Il 18 maggio 1946 sposa Isabella Pakszwer e il mese successivo è già a Parigi dove espone anche dei falsi delle sue stesse opere eseguiti dal pittore surrealista Oscar Dominguez. E’ una polemica contro le falsificazioni delle sue opere, pratica che dura da circa vent’anni e che non vede pause nonostante la sua strenua battaglia. Segno anche dell’importanza raggiunta come pittore ed emblema della pittura metafisica.

Nel 1947 prende sede presso il numero 31 di Piazza di Spagna, dove trasferisce lo studio e l’abitazione.
Nel 1948 è nominato membro della Royal Society of British Artists. Nel 1952 muore il fratello Andrea a Roma.
Giorgio De Chirico, Il Trovatore, 1968, olio su tela, cm 90×60, Collezione privata, Londra.

Il Trovatore

Il Trovatore è un dipinto degli anni ’60 (re-interpretazione di un dipinto dei primi anni del Novecento) e raffigura un manichino molto complesso, strutturato con parti metalliche e parti lignee, senza braccia, con elementi che si trovano  comunemente nello studio di un artista. Le ombre proiettate sono sottili e immerse in un paesaggio lunare, in un futuro interpretabile solo attraverso una predisposizione filosofica alla vita.

É lo sguardo dell’artista, l’unico privilegiato, diceva Nietzsche, e l’unico in grado di decodificare l’incerto che ci circonda.

Comincia un lungo periodo di committenze: nel 1965 illustra I Promessi Sposi e, nel 1968, l’Iliade tradotta da Quasimodo. Comincia a riprendere temi (il Manichino, il Trovatore, gli Archeologi, i Gladiatori, i Bagni misteriosi e il Sole sul cavalletto) e opere del suo passato e a riproporle con nuove luci e interpretazioni.

Giorgio De Chirico, I bagni misteriosi. Credito fotografico: http://urbanfilemilano.blogspot.com/2015/04/zona-sempione-torna-colori-la-grande.html
Giorgio De Chirico, I bagni misteriosi, foto di fronte all’opera scultorea realizzata per la Triennale di Milano nel 1973. Credito fotografico: http://www.artemagazine.it/old/mercurio/76004/giorgio-de-chirico/

La sua consacrazione avviene negli anni Settanta: a Milano, presso Palazzo Reale, si svolge la sua prima mostra antologica e nel 1971 viene pubblicato il Catalogo Generale di Giorgio de Chirico.

Non mancano mostre a New York e documentari in Grecia firmati dalla RAI (Il mistero dell’infinito). Nel novembre del 1974 riceve l’ambìto titolo di Accademico di Francia.

Muore il 20 novembre 1978, a Roma, e viene sepolto presso la chiesa di San Francesco a Ripa in Trastevere.

 

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