Tracce d'Arte

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San Piero Patti: tra l’architettura dell’acqua e i tesori di marmo dei Nebrodi

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Ci sono angoli della Sicilia dove la grande storia dell’arte non si mostra nei circuiti turistici di massa, ma si rivela in silenzio, custodita tra il verde dei monti Nebrodi e l’or horizon azzurro del Tirreno. San Piero Patti è uno di questi luoghi magici.

Un viaggio tra le vie di questo antico borgo regala scoperte straordinarie a chi sa guardare oltre la superficie, a partire dall’acqua e dai marmi che ne segnano la memoria storica.

1. La Fontana di San Vito: architettura dell’acqua, potere feudale e simbolismo barocco

Nel cuore del borgo, la cittadina custodisce un monumento d’acqua di straordinaria densità concettuale e compositiva: la Fontana di San Vito (o Fontana del Barone). Eretta sul finire del Seicento, questa monumentale struttura in pietra non è soltanto una mirabile testimonianza del tardobarocco siciliano, ma rappresenta la trasposizione in miniatura della complessa topografia urbana di San Piero Patti e un manifesto visivo della committenza feudale del tempo.

Fontana di San Vito, 1686, San Piero Patti (ME)

Un’architettura verticale: l’acqua come specchio della città

Ad un’attenta lettura urbanistica e monumentale, la Fontana di San Vito rivela un’impostazione compositiva singolare: il monumento si sviluppa in una decisa progressione verticale, rispecchiando la stessa conformazione dell’abitato,arrampicato e disposto in altezza per ragioni di spazio e di orografia.

Alla fontana si accede superando tre gradini semicircolari in pietra, che introducono alla sequenza verticale delle tre vasche sovrapposte, ciascuna caratterizzata da una propria identità plastica:

  • La vasca inferiore: si apre con linee sinuose e contornate da onde, richiamando direttamente il dinamismo delle celebri invenzioni idrauliche e scenografiche romane di Gian Lorenzo Bernini, tese a evocare visivamente l’idea del flusso naturale dell’acqua;

  • Fontana di San Vito, particolare, 1686, San Piero Patti (ME)

    La vasca intermedia: assume una raffinata conformazione baccellata (scandita da una sequenza regolare di rilievi bombati allungati, d’ispirazione vegetale) con un labbro espanso e liscio, la cui morfologia si riallaccia alla tradizione delle grandi acquasantiere da parete;

  • La vasca superiore: di dimensioni più contenute, poggia su un corto e armonioso peduccio arrotondato, in contrasto con lo slancio verticale del peduccio che sostiene la vasca sottostante.

Il linguaggio del sacro e la simbologia dei melograni

I cinque livelli che scandiscono la piramide monumentale della fontana sono serrati lateralmente da imponenti volute tardobarocche. Questo elemento ornamentale, preso a prestito dall’architettura religiosa e dalle facciate delle chiese coeve, conferisce all’opera laica un’inaspettata sacralità, elevando l’acqua da semplice risorsa materiale a bene benedetto e prezioso.

A coronamento delle volute si nota tuttavia un dettaglio iconografico insolito e denso di significato: al posto delle tradizionali pigne (simbolo classico di immortalità e rigenerazione), la decorazione culmina con delle sculture raffiguranti dei melograni.

Nella complessa grammatica simbolica dell’arte barocca e della tradizione agraria siciliana, il melograno è il simbolo par excellence della prosperità, dell’abbondanza e della concordia. I suoi grani serrati all’interno dell’involucro rappresentano l’unione della comunità agro-pastorale attorno all’elemento primario della vita: l’acqua.

L’orchestra di pietra e il paternalismo barocco

In origine, l’acqua non si limitava a raccogliersi nella vasca basale, ma zampillava in una vera e propria orchestra figurativa distribuita sui vari livelli:

  1. In alto, sgorgava dalle bocche dei due leoni rampanti che sorreggono un imponente calderone marmoreo;

  2. Nel livello intermedio, fluiva dalle bocche di tre tritoni o delfini intrecciati;

  3. In basso, scaturiva dalle bocche di due mascheroni sorridenti e arguti.

Ai lati della composizione figurano due articolate epigrafi latine che chiariscono la genesi e la committenza dell’opera:

  • L’epigrafe di sinistra reca la dedica al barone Giuseppe Caccamo e Orioles, principe e signore della terra di San Pietro;

  • L’epigrafe di destra cita Melchiorre de Amato, procuratore generale del barone del grano.

La fontana si rivela così un tipico strumento di paternalismo barocco: l’acqua, elemento indispensabile per la sussistenza quotidiana della popolazione, viene “gentilmente concessa” dal barone ai suoi cittadini, lasciando scolpito nella pietra il ricordo perenne del potere e della munificenza della casata.

Perché “Fontana di San Vito”?

Nonostante la forte impronta laica e baronale, il monumento è universalmente noto come Fontana di San Vito. L’origine di questa intitolazione non risiede in un voto o in una dedica sacra diretta al santo martire, bensì in una motivazione squisitamente toponomastica.

La fontana venne eretta nell’antico Largo San Vito (o Piazza San Vito), uno snodo viario e sociale storico dell’abitato.Nella memoria popolare della comunità, la fontana ha condiviso per secoli questo nome con l’appellativo di Fontana del Barone o Fontana di San Piero, a testimonianza del doppio filo che lega la memoria dei luoghi all’identità feudale del borgo.

2. I tesori sacri: la Chiesa Madre e la Chiesa di Santa Maria Assunta

Proseguendo il percorso urbano, il patrimonio sacro di San Piero Patti si rivela attraverso due edifici di culto di straordinaria rilevanza storico-artistica.

Il soffitto ligneo di Santa Maria Assunta

Soffitto ligneo, Chiesa di Santa Maria Assunta, Piazza Gorgone, San Piero Patti (ME)

In Piazza Gorgone sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta. Varcata la soglia, lo sguardo viene inevitabilmente attirato verso l’alto dall’immenso soffitto ligneo a cassettoni: una struttura sfarzosamente intagliata che ricopre la navata centrale,creando una scenografia solenne sospesa sopra le colonne in pietra locale. Al centro dell’imponente partitura lignea campeggia la statua dorata della Vergine Assunta.

La Chiesa Madre di San Pancrazio: scultura e memoria epigrafica

Statua di Santa Caterina d’Alessandria, particolare, 1550 circa, Chiesa Madre, piazza Duomo, San Piero Patti (ME)

In Piazza Duomo si trova la Chiesa Madre dedicata a San Pancrazio, patrono della cittadina. Qui si custodiscono alcuni dei capolavori scultorei più importanti del territorio, a partire dalla statua marmorea di Santa Caterina d’Alessandria (di raffinata fattura e ambito gaginesco). L’opera riassume in sé la complessa codifica iconografica della martire:

  • La ruota dentata (o chiodata): collocata alla sua destra, rappresenta il primo strumento di martirio a cui la santa fu condannata (e che la tradizione vuole spezzato miracolosamente al suo tocco prima della decapitazione).

  • Il libro al petto: stretto con delicatezza alla veste, ne ricorda la straordinaria sapienza, cultura ed eloquenza, grazie alla quale disputò e vinse i filosofi pagani convocati dall’imperatore.

  • La testa del tiranno ai piedi: alla base della scultura giace la testa recisa e incoronata dell’imperatore (Massenzio o Massimino Daia), simbolo tangibile del paganesimo e della tirannide sconfitti dalla Fede e dalla sapienza cristiana.

La Chiesa Madre si presenta inoltre come un prezioso archivio epigrafico: nei suoi sepolcri nobiliari si legge la storia delle grandi famiglie feudali del territorio attraverso iscrizioni latine del tardo Quattrocento (come il monumento di Caterina Scaglione del 1498) incorniciate da angeli e leoni rampanti.

3. Un patrimonio da riscoprire

Veduta panoramica da San Piero Patti, sullo sfondo: il monastero dei Carmelitani calzati e le Isole Eolie.

San Piero Patti rappresenta un tassello fondamentale per comprendere la ricchezza dell’entroterra siciliano: un luogo dove l’ingegno idraulico della Fontana di San Vito, la grande scultura marmorea, la storia sociale e il paesaggio — con lo sguardo che dal complesso del Convento dei Carmelitani Calzati spazia fino alle sagome azzurre delle Isole Eolie — si fondono in un unico, straordinario racconto d’arte.

© Tracce d’Arte — Dario De Pasquale.

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