C’è un aspetto della storia di Antonello da Messinache ha quasi dell’archeologia romanzesca: la diaspora e la conservazione dei suoi rarissimi disegni autografi. Tra i custodi più illustri di questo patrimonio silenzioso spicca una delle grandi famiglie del patriziato veneziano: la famiglia Sagredo.
Nel fastoso palazzo sul Canal Grande, i Sagredo misero insieme una collezione d’arte e di grafica di inestimabile valore. Tra i fogli custoditi in quelle raccolte storiche vi era un vero e proprio reperto-chiave per comprendere la mente del pittore: il celebre foglio con il Gruppo di donne in una piazza con alti casamenti (oggi custodito al Musée du Louvre di Parigi).
Il foglio ha una storia collezionistica stratificata. Secondo la ricostruzione proposta nel catalogo della mostra delle Scuderie del Quirinale (Antonello da Messina, a cura di M. Lucco e G.C.F. Villa, Milano, Silvana Editoriale, 2006, scheda dedicata a RF 39028), il disegno transitò per la storica collezione veneziana dei Sagredo, per poi passare, a metà Ottocento, in una collezione privata di Lione. Da lì rientrò sul mercato antiquario, confluendo nel cosiddetto “Album Borghese” — il fascicolo con cui il Louvre lo acquisì nel 1983, come attesta oggi la scheda ufficiale del museo (R. Bacou, Acquisizioni del Gabinetto dei disegni 1973-1983, Parigi, Musée du Louvre, 1984, n° 1). I database pubblici dei grandi musei, va detto, tendono a privilegiare nei metadati l’ultimo passaggio d’acquisizione documentato piuttosto che l’intera stratigrafia collezionistica precedente — motivo per cui questo tassello veneziano va recuperato altrove, nella letteratura specialistica.
In questo frammento di disegno su carta emerge, con notevole ampiezza, lo studio delle vesti di Antonello. Si tratta di uno scorcio di paesaggio arabeggiante con case e gruppi di donne, probabilmente servito come schizzo per una tavola che non conosciamo, ma molto vicina allo sfondo del San Sebastiano.

Antonello, Gruppi di donne con scorcio di case, 1475 circa, pennello e inchiostro su carta, cm 21.2 × 19.1, Musée du Louvre, Parigi.
Tecnicamente si osserva una piega orizzontale verso il centro del foglio e una macchia di lavaggio blu a destra; un’antica annotazione a penna, “S.O.” (Scuola Olandese), testimonia quanto a lungo l’opera sia stata classificata sotto un’attribuzione errata, prima di essere restituita alla mano di Antonello.
Una parte della stessa composizione, le cinque figure del gruppo di sinistra e la donna vista di fronte al centro, senza alcuna indicazione di cornice architettonica, si ritrova in un secondo disegno, conservato nella collezione Robert Lehman al Metropolitan Museum di New York. Anche questo foglio aveva conosciuto un’attribuzione errata: assegnato a Petrus Christus negli anni ’20, fu restituito ad Antonello da Roberto Longhi nel 1953, che lo lesse come studio per una Sante donne ai piedi della croce. Il foglio del Louvre complica quella lettura: non si tratta di figure per una crocifissione, ma di una scena di vita quotidiana in ambientazione urbana. L’alta qualità di esecuzione di entrambi i pezzi lascia aperta l’ipotesi — segnalata da Roseline Bacou nel 1984 — che il foglio Lehman sia uno studio di dettaglio o una replica autografa del disegno parigino, non una copia di mano diversa.

Antonello, Gruppi di donne, 1475 circa, pennello, penna e inchiostro su carta, cm 12.1 × 15.2, The Metropolitan Museum, New York. Il disegno newyorchese, giudicato di qualità inferiore (Thiebaut 1993, Bayer e Lucco 2006), custodito al Metropolitan Museum di New York, provenie dalla collezione Lehman (1975).
Nell’insieme, fra panneggio e architettura, mi sembra collocabile a metà degli anni ’70, riconoscendo pieghe simili nella Crocifissione di Anversa.

Antonello da Messina, Crocifissione, particolare, 1475, olio su tavola, 59,7×42,5 cm, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten, Anversa.
Guardare questi due fogli significa spiare nel laboratorio mentale di Antonello. Non sono semplici studi preparatori, ma un’indagine spaziale e architettonica in cui le figure femminili e le quinte urbane geometriche tradiscono quell’imprinting tridimensionale ereditato dalla bottega paterna e dalla cultura della pietra. Le architetture svettano con una precisione quasi matematica, anticipando la spazialità rigorosa che farà scuola a Venezia — e nell’insieme, fra panneggio e resa architettonica, mi sembra collocabile a metà degli anni ’70, per affinità di pieghe con la Crocifissione di Anversa.
Il passaggio di questo foglio nella celebre collezione patrizia veneziana non è un dettaglio da archivio: è la prova tangibile di come la genialità di Antonello — radicata nella Sicilia di frontiera ma capace di intrattenere serrati rapporti con le Fiandre e la laguna — fosse già considerata, dai grandi collezionisti veneziani dei secoli successivi, un tesoro prezioso da custodire gelosamente. Un filo rosso che unisce la mano del pittore, i palazzi dei patrizi e i grandi musei d’Europa.
Fonti:
R. Longhi, “Frammento siciliano”, in Paragone, IV, 1953, pp. 27-30;
R. Bacou, Acquisizioni del Gabinetto dei disegni 1973-1983, Parigi, Musée du Louvre, 1984, n° 1;
M. Lucco, in cat. mostra Antonello da Messina. L’opera completa, Roma, Scuderie del Quirinale, 2006, n° 47;
F. Bologna, in cat. mostra Antonello da Messina, Rovereto, MART, 2013-2014, n° 30;
S. Ramond, A. Schnapp (dir.), Forme della rovina, cat. mostra, Lione, Musée des Beaux-Arts, 1 dicembre 2023 – 3 marzo 2024, Lienart, 2024, fig. 55, pp. 398-399.








