Il mio primo appartamento in affitto a Firenze si trovava in Borgo Ognissanti. Vivendo gli Uffizi, ho scoperto che al n. 14 di quelle mura di fronte alle mie avevano ospitato un uomo straordinario, una figura poliedrica che ha attraversato la Firenze a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: Demetrio Tolosani (1863-1944). Ma nessuna targa lo ricorda.

Borgo Ognissanti, n. 14 oggi. Un tempo abitazione di Demetrio Tolosani, enigmista.
I cultori dell’enigmistica lo ricordano con il leggendario pseudonimo di Bajardo, ma Tolosani fu molto di più. Animo irrequieto, si trasformò in uno dei più colti e noti antiquari fiorentini, capace di stringere amicizie profonde con le più eminenti personalità del mondo aristocratico e artistico dell’epoca. Fondò l’Antiquario, rivista indipendente pubblicata a Firenze tra il 1908 e il 1932. Soppesava le novità nate in merito alla tutela e all’ esportazione delle opere d’arte, per dare sostegno alla categoria degli antiquari.
Tra le mie carte d’archivio custodisco una lettera a lui indirizzata da Giovanni Poggi, lo storico direttore degli Uffizi che salvò i capolavori fiorentini durante la guerra: la prova tangibile del livello delle sue frequentazioni e della sua autorevolezza nel mercato dell’arte.
Eppure, dietro il successo e un’apparenza spavalda, la sua vita fu segnata da sventure di una ferocia inaudita. Il figlio primogenito morì in un incidente d’auto; la moglie, devota, impazzì per il dolore lacerante; la figlia prediletta fu distrutta da una vita impossibile. Gli ultimi anni di quest’uomo, un tempo irruente e fiero, si trascinarono in una solitudine pietosamente triste.
Chi era davvero Tolosani? Forse la definizione più bella e commovente la dobbiamo a Cameo (il grande enigmista Gianfrancesco Calderoni), che ne descrisse così i contrasti:
“Di animo mitissimo, si commoveva alla lettura di una lirica romantica, ma quando impugnava la penna se ne serviva come di una spada e menava fendenti a destra e a sinistra, che però a chi lo conosceva non scalfivano nemmeno la prima pelle. Male non poteva farne a nessuno, perché nel suo grande cuore non albergava che amore”.

Spartaco, caricatura di Demetrio Tolosani, 1919.
Oggi, quando passo davanti a quel portone in Borgo Ognissanti, non vedo solo un palazzo. Vedo le tracce di un uomo che ha impugnato la vita come una spada, soccombendo sotto il peso del destino, ma lasciando dietro di sé il profumo di un grande, immenso cuore.
Ho fra le mani un documento che testimonia la sua veemenza e che rivela una disputa commerciale e culturale di inizio secolo, in cui volle coinvolgere due direttori degli Uffizi, Corrado Ricci e Giovanni Poggi. Il documento è una lettera di Giovanni Poggi indirizzata a Tolosani.

Lettera (28 giugno 1912) a firma di Giovanni Poggi, direttore delle Regie Gallerie di Firenze, a Demetrio Tolosani in arte “Bajardo”, padre della enigmistica dell’Italia unita.
La grafia di Giovanni Poggi è elegante ma complessa, tipica dei colti buocrati e storici dell’arte dell’epoca. Per valorizzarla al massimo l’ho trascritta integralmente:
Trascrizione della Lettera

Lettera di Giovanni Poggi, direttore delle Regie Gallerie di Firenze a Demetrio Tolosani (28 giugno 1912), p. 1.
[Pagina 1 – LETTERA A TOLOSANI]
28 Giug 1912
Pregio. Sig.re,
Non ho mai ricevuto una sua precedente lettera, relativamente alla questione su cui mi interpellò il cav. Ferri: Ma posso risponderle ora quel che le avrei risposto prima: la concessione alla Associazione degli Artisti Italiani di distribuire

Lettera di Giovanni Poggi, direttore delle Regie Gallerie di Firenze a Demetrio Tolosani (28 giugno 1912), p. 2.
[Pagina 2 – LETTERA A TOLOSANI]
foglietti reclame all’ingresso delle RR. Gallerie, risale a molti anni fa e fu fatta, se ben ricordo, dal Comm. Ricci; per intercessione dei componenti il Consiglio della Associazione, fra i quali erano i maggiori artisti della città. Del resto, l’Associazione degli artisti non ha nulla che vedere con la vendita Jesurum e comp. e, nei foglietti reclame, di essa vendita non si fa parola, come Ella può facilmente verificare.
Con ossequioSuo G. Poggi
Il valore storico e il “dietro le quinte” del documento
Involontariamente, il documento ci svela un “dietro le quinte” del mercato antiquario e della gestione dei musei fiorentini nel 1912:
I PERSONAGGI COINVOLTI – Poggi menziona il “Comm. Ricci” (Corrado Ricci, noto storico dell’arte e suo predecessore alla direzione delle gallerie fiorentine prima di diventare Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti a Roma). Cita anche il “cav. Ferri” (con ogni probabilità Pasquale Nerino Ferri, il primo storico direttore del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi).
IL “CASUS BELLI”: Tolosani, da antiquario agguerrito e “irruente”, aveva evidentemente protestato (tramite il cav. Ferri) perché all’ingresso degli Uffizi/Gallerie venivano distribuiti foglietti pubblicitari che favorivano la ditta Jesurum (famosissima azienda veneziana di merletti e tessuti d’arte, che all’epoca dominava il mercato del lusso e dell’artigianato storico). Tolosani sentiva l’odore di una concorrenza sleale o di un favoritismo commerciale proprio all’ingresso del museo più importante della città!
LA RISPOSTA DIPLOMATICA: Poggi, con la sua proverbiale fermezza istituzionale, “smorza” i fendenti di Tolosani: difende la concessione all’Associazione degli Artisti (fatta anni prima da Ricci), ma rassicura l’antiquario che l’Associazione non c’entra nulla con la ditta Jesurum e che nei volantini non si fa pubblicità a quella specifica vendita.
- EQUIVOCO RISOLTO?: Chissà se dopo la rassicurazione di Poggi, Tolosani abbia sepolto l’ascia di guerra. Intanto, la lettera ci riporta anche un’altra storia: secondo Tolosani, la ditta Jesurum di Venezia, avrebbe distribuito volantini pubblicitari nel Piazzale degli Uffizi, a scopo pubblicitario. Tuttavia, la notizia veniva smorzata dal direttore Poggi, il quale non scriveva che quella distribuzione non fosse mai esistita o mai autorizzata, ma riportava un caso analogo in cui, al contrario, la distribuzione di volantini pubblicitari (i “foglietti reclame”) era stata concessa dal direttore Ricci all’Associazione degli Artisti, ma senza alcun riferimento alla ditta veneziana.

Pubblicità della ditta Jesurum e C. di Michelangelo Jesurum, Venezia, anni ’20.








