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(Ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2017)

L’ispanizzazione del Parlamento siciliano

I re di Sicilia aragonesi, succeduti alla stirpe normanno-sveva e alla breve parentesi angioina, capirono in breve tempo che non potevano governare senza la cooperazione e il sostegno dei grandi potentati locali. A tale scopo, fra il 1283 e il 1289 convocarono in varie città del meridione alcuni colloquia o parlamenti.

– Con Federico III, la convocazione di un parlamento per ascoltare le ragioni e la volontà del popolo diventava una prassi consueta: il primo novembre di ogni anno, infatti, si svolgeva un’assemblea a tal fine.

Dopo Federico III, nei parlamenti giungeva raramente e flebilmente la voce della gran parte della popolazione. Gli stessi rappresentanti delle città, quando erano presenti nei parlamenti sembravano sperdersi in una massa indistinta di comparse. I membri del Parlamentum ascoltavano la parola del re, acquisendo notizia delle leggi che egli stesso promulgava, apprendendo direttamente le sue decisioni.

– Successivamente, i personaggi che affollano il Parlamentum parlano e trattano, chiedono l’appoggio regio in affari personali, ragionano con argomentazioni logiche e giuridiche.

– Alla fine del Trecento, quando Martino il Giovane assunse il governo della Sicilia, venne convocato a Catania un  Parlamentum generale per promulgare alcune constitutiones e per discutere con i prelati, i conti e i baroni di alcuni capitula. Martino dava incarico a una commissione di compilare due liste per elencare i nomi delle città regie o demaniali e delle città soggette a signoria feudale. Nel 1398 a Siracusa si riuniva un altro Parlamento in cui le rissose famiglie  e parentele di nobile discendenza si pacificavano. Martino ufficializzò e certificò  gli elenchi, dando ai signori feudali la certezza dei loro domini.

– Martino divise il Parlamento in tre bracci (baronale, ecclesiastico, demaniale), seguendo le esperienze castigliana e aragonese, e destinò a ciascun braccio i rappresentanti delle città demaniali, del clero e delle signorie feudali. A ciascun braccio venne assegnato il potere di iniziativa legislativa e a due bracci congiunti il potere deliberativo (ISPANIZZAZIONE DEL PARLAMENTO SICILIANO).

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