Giuseppe Natoli, barone di Scaliti

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(Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020)

Giuseppe Natoli, barone di Scaliti (Messina, 9 giugno 1815 – Messina, 25 settembre 1867), patriota, giurista, uomo di stato e filantropo.

Figlio di Giacomo Natoli Gongora di Scaliti, colonnello di cavalleria appartenente al reggimento cacciatori delle Furie di Messina del Reale Esercito delle Due Sicilie, e di Emanuela Cianciolo. Discendente di una famiglia di senatori cittadini (il nonno Bartolomeo fu senatore e proconsole di Messina).

Studiò Filosofia a Messina e Giurisprudenza a Palermo. Formatosi nell’ambito delle cerchie universitarie antiborboniche, rifiutò la carica di giudice poiché propostagli dal Re Ferdinando di Borbone.

Esercitò da avvocato a Messina e partecipò alla rivoluzione siciliana del ’47-48, finanziando molte iniziative di tasca propria, fra le quali anche la costruzione di imbarcazioni utili per i trasporti via mare (Fratelli Orlando di Livorno).

Luigi, Salvatore, Paolo e Giuseppe Orlando erano quattro fratelli di Palermo, operai meccanici navali emigrati a Genova, dove avevano aperto un cantiere navale. Luigi rilevò una fabbrica di navi a Livorno e sfruttò l’utilizzo del ferro, sviluppando una nuova categoria di artigiani navali (non più maestri d’ascia). Da quei cantieri uscirono le corazzate della Regia Marina. Giuseppe Natoli aiutò i fratelli Orlando nella loro fase di avvio genovese.

All’età di trent’anni, sposò Maria Cardile, ed ebbero un figlio, Giacomo, più volte poi sindaco di Messina.

  • Deputato di Messina al Parlamento Siciliano nel 1848-49,
  • Deputato per lo stesso collegio al Parlamento Italiano,
  • Prefetto di Messina e poi di Brescia,
  • Ministro della Pubblica Istruzione nel Ministero Cavour,
  • Ministro dell’Interno nel Ministero La Marmora,
  • Senatore del Regno.

Morì a Messina il 25 settembre 1867, vittima dell’epidemia di colera. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Mare Grosso (Messina, zona marittima), insieme a quelli del poeta Felice Bisazza e dell’avv. Giovanni La Spada. Il 12 aprile 1880, un comitato di cittadini volle che le loro spoglie fossero recuperate per godere di una sepoltura più onorevole presso il Gran Camposanto di Messina. Cosicché fu dato allo scultore Letterio Gangeri l’incarico di realizzare un monumento che fu collocato presso la Galleria Monumentale del Cimitero centrale di Messina, proprio accanto a quello dedicato all’amico La Farina, opera di Gregorio Zappalà.


Bibliografia:

G. Attard, Messinesi insigni del secolo XIX sepolti al Gran Camposanto, Messina 1926.


(1) Tratto dal libro di Dario De Pasquale “LE MANI SU MESSINA prima e dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Giochi di potere, politica, malaffare, potentati locali, rapporti con il governo italiano e resoconto a 100 anni di distanza.”, [2006].


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