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(Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2021)

I monaci basiliani s’ispirano alla regola di San Basilio Magno (330-379), cenobita dell’ordine di San Pacomio d’Egitto, il cui intento era creare piccole comunità di monaci  di dimensione familiare. A parte la frugale vita cenobitica, il Santo volle che i monaci restassero a contatto con la società civile e praticassero l’esercizio del ministero pastorale (sacerdozio). Per attuare questo disegno, San Basilio impiantò i propri monasteri in prossimità di città e villaggi, fiumi e corsi d’acqua, in modo che alla meditazione ascetica s’accompagnassero gli atti caritatevoli nei confronti dei poveri, dei malati e degli orfani.

Storia del monachesimo basiliano: dall’eremita al cenobita

A partire dal 726, a seguito dell’editto dell’imperatore bizantino Leone III Isaurico, che ordinava la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le province dell’Impero, i Basiliani vennero perseguitati e uccisi. Questa lotta, detta iconoclasta, mise in fuga migliaia di monaci dall’Oriente verso la vicina Italia meridionale e in Sicilia in particolare.

I Basiliani siciliani furono costretti a nascondersi in luoghi solitari come grotte, foreste, pendici di colline, catacombe paleocristiane, che divennero luoghi d’alloggio e di preghiera. A volte, quando non potevano adattare rifugi naturali, scavavano nella roccia più friabile, ricavandone degli anfratti abbastanza accoglienti, chiamati laure. All’ingresso delle laure veniva collocata un’immagine della Madonna, detta “Vergine Portinaia” destinata, secondo i monaci, a custodire il rifugio.

L’origine delle “laure”, comunque, è precedente: esse erano considerate le celle dove i monaci di rito greco normalmente vivevano, concedendosi un’occasione di vita sociale una volta a settimana per la celebrazione dell’Eucarestia. Per questo, le laure sono considerate il passaggio dalla vita eremitica alla vita cenobitica, amministrata da un superiore.

Le regole di San Basilio Magno furono approfondite da S. Teodoro Studita e, così rinnovate, arrivarono sul monte Athos e poi in Russia dove costituirono la base del monachesimo orientale.

Il monachesimo orientale in Sicilia

Il monachesimo orientale attecchì molto bene in Sicilia, a giudicare dall’attività culturale che si diffuse nel territorio e dal peso politico raggiunto dalle comunità religiose a tal punto da poter mandare ben quattro papi a Roma tra il 678 e il 701, tutti di origine orientale. Per non parlare di Stefano III, il papa siciliano, e i patriarchi di Antiochia e di Costantinopoli, nonché la vasta scia di teologi, innografici e santi che la Sicilia consegnò al mondo allora esistente.

La presenza araba mortificò gli sforzi fatti dai bizantini in tanti anni di presenza in Sicilia, ma con l’arrivo dei Normanni il monachesimo bizantino trovò nuova linfa e potere di azione, grazie all’appoggio fornitogli dalla famiglia reale degli Altavilla. 

La Vergine “portinaia”, S. Maria della Grotta, Marsala.

Nel XIII secolo nell’Isola arrivarono i monaci Cistercensi e, agli inizi del XIV secolo, anche i Francescani e i Domenicani, che ridussero il peso politico dei monaci Basiliani.


Origine dell’ordine di San Basilio, tipo occidentale e tipo orientale

Secondo i monaci orientali, S. Basilio non costituisce il principale ed esclusivo padre o fondatore del monachesimo basiliano. San Basilio, infatti, rappresenta uno dei punti di riferimento della vita ascetica e i monaci seguono la “Regola di S. Basilio” senza considerarsi parte di un tutto, ma semplici seguaci e praticanti dediti al proprio monastero.

Il presunto ordine basiliano nasce per associazione di idee con gli altri ordini monastici di tipo occidentale, probabilmente a cominciare dall’arrivo dei Normanni in Sicilia.

Un tentativo di riconduzione a un ordine o, meglio, a una federazione di monasteri bizantini dell’Italia meridionale, si deve all’intervento di papa Eugenio IV nel 1446, volto a dare un ordine disciplinare ai monasteri greci del Mezzogiorno, in stato di grave decadenza. 

Ma il vero e proprio ordine basiliano nasce in Spagna, grazia un breve di Pio IV del 18 gennaio 1561. Un gruppo di cristiani della diocesi di Jaén, nella Spagna meridionale, esprimendo la volontà di dedicarsi a una vita monastica, ritenne opportuno, anche dietro consiglio del vescovo Diego Tavera, di adottare la regola di S. Basilio.

Padre Bernardo de La Cruz, il futuro primo rettore dell’ordine basiliano spagnolo, si recò presso l’archimandrita di Grottaferrata (Roma) per avere il riconoscimento ufficiale. Da allora quest’ordine basiliano di tipo occidentale si ritenne sempre indipendente dal monachesimo orientale.

Mancava ancora la consacrazione dell’ordine basiliano di tipo orientale, che avvenne il 1° novembre 1579, quando Gregorio XIII decise di riunire in una sola congregazione tutti i monasteri bizantini dell’Italia meridionale.

La frequenza di scambi sia culturali sia di sede di molti monaci Basiliani (di tipo occidentale e orientale) fece sì che gli ordini si alterassero nella composizione, fino al cosiddetto “rito misto” (uniatismo).

Dopo la soppressione delle corporazioni religiose, avvenuta in Italia in seguito all’Unità (dal 1861 in poi), le realtà monacali italiane si ridussero al monastero di Grottaferrata (Roma), e al monastero siciliano di Mezzojuso.


 

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