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Personaggi illustri messinesi / Storia di Messina

L’Aquila e i Corvi: Michelangelo Bottari e la stampa d’inchiesta nella Messina di fine Ottocento

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La storia d’Italia non è fatta solo di grandi trattati, di re e di plebisciti. Spesso si decide nei vicoli stretti di una città di provincia, dove il potere locale stringe patti invisibili e la stampa coraggiosa rappresenta l’ultimo argine contro l’impunità. È esattamente questa la trincea in cui si muove, nella Messina post-unitaria, un ex rivoluzionario convertito alla penna: Michelangelo Bottari, fondatore del giornale antigovernativo L’Aquila Latina.

Due bande e un’unica città

C’è un passaggio feroce e lucidissimo in cui Bottari denuncia lo stato della sua città, stretta nella morsa di una doppia piovra:

«Due bande di malfattori pubblici, da lunga pezza, infestavano e funestavano questa Città esemplare sempre. L’una copriva la mano, armata di pugnale o di rivoltella col manto della politica, e si giovava della vigliaccheria e della insipienza delle autorità».

Da un lato la violenza esplicita della strada; dall’altro, ben più pericolosa, quella protetta dai colletti bianchi, capace di neutralizzare la questura e la magistratura, di depistare le indagini e di trasformare i colpevoli in testimoni a discolpa.

In questo scenario di omertà diffusa, in cui nessuno osava alzare la voce, Bottari sceglie la via della radicalità intransigente. Attraverso le pagine della sua Aquila Latina, “tuona e fulmina” contro la mafia locale — divisa da vecchi odii e lotte di potere — attirandosi l’odio viscerale dei clan e la condanna a morte emessa nei suoi agguati quotidiani. Non si ferma, non indietreggia, non accetta compromessi.

Dal caso particolare alla lezione universale: ieri, oggi, domani

La battaglia di Michelangelo Bottari ci interroga direttamente sul nostro presente, ponendoci davanti a una domanda che attraversa i decenni: che cos’è l’informazione libera e quanto costa il coraggio civile?

La storia di Messina alla fine dell’Ottocento riflette in miniatura il grande dramma del Mezzogiorno (e del Paese intero) dopo l’Unità. Quando le istituzioni vacillano, quando la politica flirta con i poteri sommersi e la giustizia rallenta, a tenere accesa la luce della democrazia resta quasi sempre l’iniziativa isolata del singolo cittadino, del giornalista scomodo, di chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte.

Bottari non cercava la gloria facile; sapeva che ogni riga scritta poteva essere l’ultima. Eppure, la sua “temeraria e stoica perseveranza” ci ricorda che la libertà non è mai un dato acquisito, ma una conquista quotidiana che esige, ieri come oggi, sentinelle disposte a pagare il prezzo della verità.


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