Storie dell'altro blog

Cultura e Societa / Luoghi della Memoria

Archivio di Stato di Messina, un servizio in crescita azzerato: casualità o esito di inerzia gestionale?

Condividi:

Da un punto di vista professionale e della tutela del patrimonio, la situazione che attualmente investe l’Archivio di Stato di Messina può reputarsi una casualità oppure la triste conseguenza di un’inerzia gestionale?

Vediamo di rilevarne i Punti Critici:

Impatto istituzionale (lo sfratto): Lo sfratto di un Archivio di Stato – istituzione fondamentale per la memoria storica di un territorio – dimostra una grave e prolungata inerzia istituzionale e gestionale. Tale inazione, protrattasi nel tempo, ha impedito di garantire la continuità operativa essenziale dell’istituto, ponendosi in contrasto con i principi di buona amministrazione (art. 97 Cost.).

Rischio conservativo (il trasporto a Riposto): Affidare l’intero patrimonio documentario (proveniente da 1600 mq di scaffalature) a un ente privato in una località esterna (Riposto, in provincia di Catania) solleva enormi interrogativi sulla sicurezza, integrità e accessibilità del patrimonio.

Giudizio sulla soluzione: la soluzione di emergenza estrema adottata sacrifica la missione pubblica dell’archivio in nome della conservazione fisica, ma espone i documenti ai rischi logistici del trasporto e all’interruzione del servizio (e resterà tale, anche se il servizio riprenderà a singhiozzo, con tutte le difficoltà prevedibili).

Il nuovo regolamento dell’Archivio di Stato di Messina (datato 29/12/2025), infatti, prevede:

  • postazioni max numero 4,
  • documenti su prenotazione (max 5 pezzi) e consegna la settimana successiva,
  • documenti in sede trattenuti max 15 gg.

Compromissione della fruizione (Chiusura del servizio/Apertura a singhiozzo): L’assenza di un Archivio di Stato a Messina rappresenta una grave lesione del diritto alla conoscenza e alla fruizione del patrimonio culturale (art. 9 e 33 Cost.) per cittadini, studiosi e amministrazioni locali. Un Archivio senza i suoi documenti cessa di esistere come istituzione viva.

Inefficienza Logistica (240 mq): La soluzione trovata (240 mq per i dipendenti) è una misura tampone che evidenzia la disconnessione tra le esigenze amministrative e quelle conservative/logistiche. È impossibile gestire un patrimonio di quelle dimensioni in spazi così ridotti, confermando l’assenza di una pianificazione adeguata all’istituto.

Di seguito, mi sia consentita un’analisi costruttiva per un progetto di ripresa:


Trend generale in Sicilia (dati Istat 2001-2023)

Nel 2001, gli Archivi di Stato in Sicilia registravano circa 15.000 presenze annue di utenti. Questo dato si mantenne stabile fino al 2010, con 14.000 presenze, raggiungendo il picco nel 2011 con oltre 18.000 utenti. Successivamente, è iniziato un trend negativo che ha portato a 12.000 presenze nel 2019.

Il periodo della pandemia da COVID-19 ha determinato una drastica riduzione: in Sicilia si è passati a sole 5.900 presenze (un calo di oltre il 50%). Questa situazione di forte contrazione non si è rigenerata pienamente, raggiungendo appena 6.900 presenze nel 2023, l’ultimo dato disponibile.

Certamente, la digitalizzazione dei documenti ha contribuito alla diminuzione delle presenze fisiche in sala studio, ma non in misura tale da giustificare una riduzione di oltre il 50% rispetto al periodo pre-crisi.

 

Il caso Messina e analisi dei dati

Concentrandoci sull’Archivio di Stato di Messina, nel 2019 si registravano 831 presenze, calate a 632 nell’anno del COVID (una perdita di poco più del 20%). Solo nel 2023 il numero di presenze (884) ha superato leggermente il livello pre-pandemico, segnalando una certa resilienza. Tuttavia, il personale siciliano complessivamente ha subito una diminuzione del 30% tra il 2020 e il 2023.

Analizzando il dettaglio di Messina, emerge un dato interessante (e potenzialmente preoccupante): mentre il numero degli utenti è tornato ai livelli prima del COVID, si è drasticamente abbassato quello dei pezzi consultati:

Anno Presenze Totali Ricerche Effettuate Pezzi Consultati Note
2023 884 (876 It. / 8 Str.) 780 1.788 Supera presenze pre-COVID
2022 676 682 2.901
2021 513 539 2.827
2020 633 89 5.427 (Anomalia: poche ricerche, molti pezzi consultati)

Questa forte oscillazione nel rapporto tra utenti e pezzi consultati – con un calo drammatico da oltre 5.400 pezzi del 2020 ai 1.788 del 2023 – pone diversi interrogativi: è il risultato di ricerche più mirate? Di nuove misure restrittive per la consultazione? O è un sintomo della crescente carenza di personale che limita l’evasione delle richieste?

Da qui si potrebbero ricavare delle risposte.

Il contesto attuale

A fronte di questi numeri, l’attuale situazione dell’Archivio di Messina – con tutta la documentazione trasferita in un deposito inaccessibile al pubblico e lontano dalla città – determina, di fatto, l’azzeramento totale delle presenze.

Si rischia che l’importanza di queste 800-900 presenze annue venga sottovalutata nel processo decisionale. 

A fronte di questi numeri, è possibile contestualizzare la reale portata delle presenze a Messina. Sebbene l’intera rete archivistica meridionale abbia subito un calo delle utenze negli ultimi anni, emerge un dato di straordinaria importanza:

L’utenza di Messina è cresciuta del 56,7% tra il 2017 (564 presenze) e il 2023 (884 presenze).

Questo trend positivo si pone in netta controtendenza rispetto al calo significativo registrato da Archivi di Stato meridionali comparabili per contesto, come Benevento (-32.8%) e Salerno (-39.3%).

Ancor più rilevante è il dato di costanza: il numero di utenti messinesi (pur con alti e bassi) è rimasto sostanzialmente inalterato, attestandosi intorno alle 800-900 presenze annue (erano 999 nel 2011). Nonostante questa domanda quasi costante e fedele nel tempo, l’Archivio di Stato di Messina si trova sistematicamente con un numero di accessi inferiore a realtà molto più piccole come Benevento (1.211 presenze su 55 mila abitanti) e quasi doppiato da Salerno (1.858 presenze su 125 mila abitanti).

In sintesi: Messina vanta una comunità di studiosi costante nel tempo e in netta espansione fino al 2023, ma i numeri assoluti di fruizione sono bassi a causa delle persistenti criticità strutturali e logistiche.

In questo contesto, il trasferimento della documentazione in un deposito inaccessibile alla città ha determinato l’azzeramento di un servizio che, pur con tutti i suoi limiti, aveva dimostrato una certa vitalità.

Le nuove regole – che impongono un massimo di quattro postazioni, la prenotazione di un massimo di cinque pezzi con consegna differita di una settimana (a causa della dispersione dei documenti a Riposto) – non rappresentano affatto una riapertura, ma la formalizzazione dell’interruzione del servizio

Queste misure, volte a simulare la continuità in una situazione insostenibile (documenti inaccessibili e sede inadatta), di fatto neutralizzano il diritto alla ricerca della comunità messinese, che già faticava con le criticità preesistenti. L’introduzione di un regolamento così restrittivo in piena crisi logistica non fa altro che rafforzare la tesi dell’inerzia gestionale, poiché rende impraticabile la fruizione per gli 884 utenti che frequentavano l’Archivio e per la comunità di studiosi in crescita.

L’apertura parziale dell’Archivio di Stato di Messina, dunque, è una condizione del tutto inaccettabile e continua a costituire la negazione di un diritto fondamentale alla ricerca e alla conoscenza per una città intera.

Dario De Pasquale

  • Funzionario Storico dell’Arte presso le Gallerie degli Uffizi

  • Archivista Paleografo (diplomato nel 2010)

  • Già Docente di Archivistica presso l’Archivio di Stato di Messina

  • Ha curato l’informatizzazione dell’inventario e la digitalizzazione degli Atti Civili dell’Archivio di Stato di Messina.

  • Ha supportato il miglioramento logistico della Sala Convegni dell’Archivio di Stato di Messina.
Don`t copy text!