L’uso delle fonti storiche nella didattica

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(Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2019)

L’utilizzo delle fonti quale chiave di lettura diretta della storia


La storia, prima che fatto realmente accaduto, è interpretazione delle fonti, lettura verosimile, racconto personalizzato. Al fine di evitare un’eccessiva personalizzazione del racconto storico, la storiografia ufficiale vuole consegnare agli “interpreti del passato”, gli storici, alcuni strumenti per una lettura oggettiva e imparziale, in una parola “scientifica” della storia.


Fra questi parametri rientrano:

  • la ricerca delle fonti, sulla base delle ipotesi di ricerca stilate, 
  • la raccolta delle stesse in maniera ordinata (cronologica e per soggetto), 
  • la lettura delle stesse per l’individuazione delle tracce utili al raggiungimento dell’obiettivo di ricerca,
  • un’elaborazione scritta delle tracce riscontrate, evitando rischiose ipotesi laddove non esiste il conforto delle fonti.

È opportuno, principalmente, conoscere la diversa natura delle fonti: scritte e non scritte.

Bisogna far intendere agli alunni che l’uso della parola scritta è stata conseguente alla comunicazione per immagini e che appartiene a un’epoca culturalmente più avanzata e raffinata. 

Fra le fonti scritte, le più importanti sono gli atti ufficiali e le leggi, perché realizzate nell’esercizio di pubbliche funzioni e perciò non “viziate” da interpretazioni personali di pensatori, cronisti o storici dell’epoca trattata. Secondariamente, vengono gli elaborati storici, la letteratura e tutta la produzione letteraria tradizionale.

Fra le fonti non scritte ravvisiamo le espressioni architettoniche ed artistiche quali edifici pubblici e religiosi, opere pubbliche in generale, monumenti, dipinti, opere scultoree, numismatica ecc. 

L’utilizzo contemporaneo, ove possibile, dei due tipi di fonti contribuisce a migliorare la conoscenza e la lettura delle tracce storiche, agevolando l’apprendimento.

In un percorso didattico, risulta sempre utile il ricorso diretto alle fonti, perché l’allievo riesca meglio a comprendere lo spirito dei tempi, ad afferrare l’energia contenuta in un documento storico che, proprio per la sua originalità, continua a  produrre i suoi effetti emotivi ancora oggi.

Così potremmo parlare di un trattato regio medievale e far vedere la tipologia dello stile adottato, la lingua o le varie lingue perché sia comprensibile da più parti, stabilendo i confini geografici e politici dell’efficacia giuridica del trattato stesso. Inoltre, potremmo osservare il tipo di carta o di pergamena utilizzato, il carattere, i segni di riconoscimento, le sottoscrizioni, le autenticazioni, i sigilli; interpretare i rapporti con le altre autorità esistenti, per esempio la Chiesa.

Oppure potremmo percorrere la carriera di un’artista e interpretarne l’ispirazione attraverso la sua produzione artistica, e, ove esistano, i suoi stessi scritti, le pubblicazioni coeve su di lui, le vicende storiche che facevano da sfondo alle sue opere e alla sua vita. Capire perché un’opera d’arte continua a parlarci, ancora oggi, con un linguaggio conosciuto.

 Il manuale di riferimento dovrà essere semplice nella spiegazione, ma al tempo stesso riportare la giusta quantità di fonti scritte e non scritte per le opportune operazioni di approfondimento e confronto con le tesi avanzate nel testo. Man mano che s’avanzerà di classe e di grado, si dovranno affrontare tematiche e modalità di lettura delle fonti sempre più articolate, in modo da sollecitare e stimolare l’interesse e la creatività degli allievi, sia nelle fasi di ricerca che di elaborazione dei dati a disposizione.

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