Educare alla positività

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(Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2021)

Nell’ambito delle relazioni disfunzionali fra alunni e fra alunni e docenti, è frequente la richiesta d’aiuto al docente per cercare di eliminare o di limitare atteggiamenti o frasi poco gradite rivolte ad uno o più soggetti.


INTERVENTI EDUCATIVI NELLE RELAZIONI DISFUNZIONALI

Bisogna innanzitutto che il docente sia in grado di distinguere l’inganno dalla realtà, la richiesta d’aiuto a scopo punitivo e senza fondamenta da un comportamento scorretto realmente accaduto. Non è sempre facile, specie se fatti di questo genere si ripetono giornalmente. 

Partiamo da un presupposto iniziale: la richiesta d’aiuto, vera o falsa che sia, crea uno stato d’allarme e una conseguente tensione psicologica all’interno della classe. Su questa bisognerebbe primariamente agire, accantonando il potenziale problema più che cercando di dipanare la matassa che si è venuta a creare. Se tale matassa è un tranello, potrebbe avere come vittima uno o più componenti del gruppo, persino il docente, sfociare in gioco e, conseguentemente, suscitare l’ilarità della classe, mettendo in cattiva luce l’insegnante oggetto della beffa. 

Il senso di giustizia e d’imparzialità del docente, solitamente, spinge lo stesso a prendere le difese di chi ritiene più debole o, al contrario, a trascurare l’eventuale difesa/punizione/rimprovero contro il potenziale colpevole, soprattutto nel caso in cui ravvisi un atteggiamento scherzoso da parte del richiedente. Sia nel bene che nel male, gli alunni potrebbero accusare l’insegnante di essere stato poco incisivo nell’intervento o di trascurare le loro problematiche, ponendo le basi per una futura difesa personale dei loro diritti (reali o presunti) e la ricerca di una soluzione attraverso metodi violenti o scorretti. Il rischio, come si può vedere, è alto, e tali atteggiamenti possono mettere in seria discussione il regolare andamento delle attività curricolari.

Garantire l’ordine e la serenità didattica e relazionale

La finalità primaria da raggiungere è garantire l’ordine e la serenità didattica e relazionale.

Gli strumenti per raggiungere tale finalità, di fronte ad una richiesta d’aiuto, possono essere diversi e prevedere diverse fasi d’intervento:

  1. bisogna far capire agli alunni, già all’inizio dell’anno scolastico, che in classe, come in ogni comunità civile, si rispettano delle precise regole e che la trasgressione delle stesse comporta delle sanzioni disciplinari;
  2. al verificarsi della vicenda e alla conseguente richiesta, prestare un’attenzione serena e controllata, rimandando, se possibile, la soluzione del problema e le lamentele a fine ora/lezione;
  3. richiamare gli elementi coinvolti in disparte, per sentire le loro versioni sull’accaduto, cercando di non coinvolgere tutta la classe, onde evitare schieramenti e giudizi trasversali, che, solitamente, si concretizzano in perdite di tempo e in dispersione di energie; tale intervento comporta tre vantaggi: – minimizza il problema ma non lo trascura; –  esalta la figura dell’insegnante quale giudice serio ed imparziale fra le parti; – sposta l’attenzione dall’evento in se stesso e lo confina in un ambito ristretto e confidenziale, quasi da confessionale;
  4. l’eventuale provvedimento disciplinare, da comminare a seconda della gravità del fatto, deve ricadere non tanto sul presunto colpevole ma su coloro che, con il loro atteggiamento insistente e/o tracotante, hanno sconvolto l’ordine della classe e il naturale svolgimento della lezione; in linea di massima bisognerebbe evitare di comminare pene per fatti dalla matrice confusa, si rischia di infliggere punizioni arbitrarie, e perciò ingiuste, agli occhi della classe. Tuttavia, nel caso si scoprisse di aver ammonito un alunno senza colpa, sarà cura del docente chiarire l’equivoco;
  5. nel caso le azioni cosiddette di “disturbo” dovessero nuovamente verificarsi, intervenire con le stesse modalità di cui sopra fino a scoraggiarle del tutto.  

Nella fattispecie trattata nelle esercitazioni, invece, di alunni incapaci di difendersi e che sopportano passivamente, a parte che limitare come sopraindicato gli atteggiamenti sgradevoli perché non sfocino in veri e propri soprusi, bisognerebbe permettere loro di parlarne apertamente, di giudicare tali iniziative, far capire il disagio che ne consegue; mentre toccherà al docente esaltare le doti di sincerità mostrate da questa categoria di allievi, sottolineando la forza delle idee, la loro sensibilità, l’acutezza delle osservazioni e la saggezza di un atteggiamento riflessivo, tutte azioni produttive di pensiero positivo, contro i comportamenti plateali e agitati che creano confusione e che sono indici, viceversa, di fragilità interiore.


 

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