Benedetto Antelami e la Deposizione del Duomo di Parma

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(Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2022)

Il primo scultore gotico italiano fu Benedetto Antèlami. Lombardo di nascita, operò nel centro Italia e ci ha lasciato un notevole capolavoro presso il Duomo di Parma: il bassorilievo della Deposizione, datato 1178. Le figure umane rappresentate sono sempre rozze e sproporzionate, ma il progetto concettuale è nuovo ed ammirevole.

La Deposizione del Duomo di Parma

Innanzitutto una raffinatissima cornice, con inserti floreali, conferisce importanza e misticismo all’azione, nonchè un vago movimento nell’apparente staticità della rappresentazione. L’immagine di Gesù al centro è il fulcro intorno al quale ruota tutta la scena: le sue superfici muscolari ampie ed uniformi mettono in evidenza la luce divina che si irradia soprattutto sugli astanti di destra, i dissoluti soldati romani, incapaci di capire la grandezza del momento, anzi dediti alla spartizione della veste di Cristo per poterla giocare ai dadi. Il corpo di Cristo, sorretto da Giuseppe d’Arimatèa, si congiunge armonicamente con gli astanti del gruppo di sinistra, attoniti ed affranti di fronte all’inevitabile, mentre il caldo gesto materno della Vergine aumenta il pathos.

Benedetto Antelami, Deposizione del Duomo di Parma, 1178, particolare.

In alto a sinistra, sulle teste dei personaggi raffigurati, splende il sole, simbolo del calore e della certezza della fede; sulla destra, invece, la luna, padrona dell’oscurità e complice delle nefandezze notturne.

Quello che più colpisce di questa scena è, oltre alla ricchezza di particolari, la perfetta geometria. Tutta comincia dalla croce il cui asse verticale divide perfettamente in due il bassorilievo, accentuando la divisione fra due diversi “mondi”, il terreno (sulla destra) costruito sulla cupidigia (la veste divisa, il gioco dei dadi), sull’arroganza (il soldato costretto dall’arcangelo Raffaele a piegare la testa) e lo spirituale fatto di affetti, di fede, di gesti amorevoli (la Madonna, l’arcangelo Gabriele). Il braccio verticale della croce sfonda addirittura la cornice, esce dalla descrizione, invade perfino la sfera della fede dell’artista e punta verso il cielo infinito: è l’albero della conoscenza che indica il cammino della fede. In linea orizzontale, l’altro braccio della croce delimita il cielo dalla terra e, sulla stessa linea, i due arcangeli partecipano alla scena terrena. A spezzare l’apparente staticità e il verticalismo dell’insieme è l’inserimento delle due figure oblique, Giuseppe e Nicodemo, metaforici “sostegni” del Cristianesimo ed altrettanto metaforicamente “trasversali” rispetto alla società in cui vivevano.

Benedetto Antelami, Deposizione del Duomo di Parma, 1178, particolare.

Sin da quando il Cristianesimo divenne una religione ufficiale, il tema religioso popolò il mondo della storia dell’arte, specie italiana. In particolare è il tema della croce che si ripete molto spesso: essa è il simbolo della natura e quindi il mezzo che ricongiunge l’uomo a Dio, la chiave di lettura della grandezza divina.

Non si può prescindere la conoscenza della storia dell’arte dalla conoscenza della religione cristiana. È per questo che vi rimando al mistero della croce.

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